PROGETTO CULTURA

Intervista a Marco Limiti

 

1. Progetto Cultura, come è nata l’idea di fondare questa casa editrice? se non sbaglio, all’inizio pubblicavate testi in formato tascabile, poi è uscita la raccolta di Giallowave in co-edizione…

 

2. Cosa può rendere secondo te un saggio estremamente noioso o particolarmente interessante?

L’idea di base.

 

3. Il libro più bello che hai letto e quello meno interessante…

Difficile da dire. Penso “La noia” di Moravia; tutti i libri che ho letto sono stati interessanti

 

4. Perché pubblicare a pagamento…

Perché no? Un autore deve avere la certezza di avere un servizio onesto, il nostro valore cardine è la trasparenza contrattuale.

Noi siamo editori per passione e non per mero profitto.

In generale credo che sia una delle strade più semplici per entrare nel mondo degli “scrittori”, bisogna anche dire che ai piccoli editori è affidato il gravoso compito di sperimentare, le grandi Case stanno all’erta.

Una piccola casa editrice ti segue passo passo in tutte le fasi della pubblicazione. Noi cerchiamo di non lasciare mai solo l’autore. Lavoriamo assieme per uno scopo comune.

 

5. Cos’è che può rendere la letteratura geniale?

Il cambiamento, il modificare le regole

 

6. Se adesso dovessi partire per un lungo viaggio, quali libri ti porteresti dietro?

Le poesie di Majakovskij; le poesie di Pavese; “La noia”.

 

7. Qual è stata la più grande soddisfazione di Progetto Cultura fino ad adesso? E la più grande delusione? Ci sono mai stati momenti in cui ti sei sentito stufo di questo progetto e avresti voluto smettere di esercitarlo?

Il successo della collana “Il filo della fiducia” e di qualche altro libro. Una grande soddisfazione, mista a tristezza, la proviamo anche quando un nostro autore trova un editore più grande di noi.

Pensavo che i distributori fossero più ricettivi e, soprattutto, che le riviste letterarie avessero un’anima. Finché mandavo libri per recensioni non ne ho mai visto una. Appena ho parlato di soldi si sono fatte avanti tutte. Se paghi non vogliono nemmeno leggere il libro, gli basta la scheda editoriale.

 

8. Che significa essere editori oggi, in Italia, secondo te?

Purtroppo non più fare cultura, o meglio questa funzione è affidata alle piccole case editrici che però annaspano per farsi vedere dai media.

Non esiste più un editore di progetto capace di orientare i lettori e di fare mercato.

Noi nel nostro piccolo cerchiamo con i nostri libri di creare una nostra biblioteca ideale, quella che già citava Calvino, nella quale i libri si spostano da soli per avvicinarsi od allontanarsi.

 

9. Che consiglio ti sentiresti di dare a chi si affaccia per la prima volta nel mondo dell’editoria?

Tenete gli occhi aperti.

 

10. Da cosa pensi sia data la buona riuscita di un libro?

Lo sapessi! Da troppe cose…

 

11. Fra i vostri obiettivi c’è anche quello di saltare il metodo tradizionale di diffusione e distribuzione, perché? quali generi di ostacoli avete incontrato per diffondere le vostre produzioni?

I distributori che troppo spesso sono ottusi.

 

12. La letteratura straniera ha molto più spazio di quella italiana, come spieghi questo fatto, e vuoi dirci perché voi invece puntate molto su quella nostrana?

In generale noi italiani abbiamo la credenza che nel nostro paese non si produca nulla di buono. Basta guardare lo scarso numero di Fiat vendute rispetto a quante Citroen sono vendute in Francia.

Noi siamo contro i luoghi comuni.

 

13. Volete diffondere “cultura”… cosa è per te la cultura, in cosa la vedi rappresentata e attraverso quali canali pensi possa effettivamente diffondersi ed avere spazio?

Cultura è uno spazio nel quale dovrebbe trovarsi tutta la popolazione. Cultura è l’amore per le cose belle, un consiglio senza alcun secondo fine. Cultura è condividere ciò che è piaciuto a noi.

Noi stiamo puntando sulle Onlus e su Internet.

Stiamo inoltre reclutando personale per la distribuzione diretta in libreria.

Abbiamo poi la collana “Il filo della fiducia” che viene distribuita gratuitamente o spedita per posta. Questi libri, in formato 10x7, vengono pagati, acquistando altre nostre pubblicazioni, per le emozioni che il lettore ha provato leggendoli.

Per ultimo abbiamo creato l’abbonamento alla casa editrice che con 60 euro annui permette di ricevere per posta almeno un libro al mese.

 

 

14. “Chi pubblica lo fa per vanità”. Cosa pensi di questa affermazione?

Spesso è vero, ma penso sia normale, peggio è chi scrive per vanità, senza avere un filo conduttore da seguire, un concetto da portare avanti.

 

15. “L’identikit di colui che sottopone i suoi testi a EDIZIONI PROGETTO CULTURA 2003 S.r.l. è quello di uno scrittore NUOVO, cioè ancora sconosciuto al grande pubblico ma con una cerchia di amici e conoscenti che già apprezza il suo lavoro, perché noi lo aiuteremo a diffondere le sue opere anche con il passa parola”. Perché scrittori nuovi? Pensi che ProgettoCultura sia una casa editrice controcorrente?

Sì, quando ci siamo rivolti ai distributori loro ci hanno snobbato perché puntiamo su letteratura di esordienti. Dopo anni, questo è ancora il nostro credo. Noi crediamo nel lavoro di ricerca dei giovani, crediamo nelle capacità di piacere al pubblico. Del resto il nostro motto è Un libro di una piccola casa editrice può regalare anche grandi emozioni. In più anche io sono giovane.

 

 

16. Vuoi parlarci della Miniantologiapoetica? Come è nata l’idea di questo progetto? Perché una antologia poetica e non di narrativa? La poesia interessa a pochi, è per questo che avete deciso di farla, per andare controcorrente, per dire la vostra?

La M.a.p. è una sorta di rivista mensile che raccoglie i contributi di 6-7 giovani poeti; è nata per cercare di diffondere la poesia dei giovani. La collana è diretta da Giuseppe Martella ed è diffusa dalla libreria Ti con zero di Roma.

 

17. Come vi siete fatti strada in questi anni per pubblicizzare e far crescere la vostra casa editrice?

Siamo attivi da un anno e con molta fatica ed investendo anche siamo presenti su alcune riviste anche importanti.

Anche le fiere del libro ci hanno dato l’opportunità di farci conoscere.

Ma come scritto anche prima gli spazi di visibilità sono tutti a pagamento.

 

18. Organizzate eventi e reading per promuovere le vostre pubblicazioni… trovate riscontro, partecipazione? Come è organizzato di solito un vostro reading?

In realtà di reading non ne abbiamo mai fatto uno. Abbiamo però fatto molte presentazioni che hanno avuto il loro pubblico.

 

19. Che cosa pensate di offrire ad un autore che pubblica per voi?

Serietà, trasparenza contrattuale, innovazione e tanto lavoro di promozione che spesso l’autore non riesce a vedere. Tutti i comunicati stampa, gli inviti che vengono mandati a giornalisti o simili non hanno risposta né riscontro e quindi per un autore non sono mai esistiti.

 

20. Non pensi che ci siano autori meritevoli, che però non sono affini al mercato e che per questo vengono scartati? Oppure credi che chi merita prima o poi riesce a pubblicare?

Secondo me chi la dura la vince.

 

21. “Perché ci sono più personaggi che autori? Perché è così, o forse mi sto sbagliando? E conta davvero uscire per una casa editrice grande, se poi questa non punta su di noi ed il nostro libro vende solo poche centinaia di copie?

I libri non sono forse soltanto marketing? Perché i libri sono spettacolo, gossip… perché i libri sono sempre più rapidi, vuoti. Perché è questo che troviamo in libreria, perché mangiamo quello che ci danno, perché vediamo quello che ci fanno vedere e pensiamo come ci fanno pensare”. Cosa ne pensi di queste affermazioni?

Sono tutte vere… verissime.

Sarebbe bello che i buoni libri diventino gossip.

 

22. Quali novità, incontri, nuove uscite e nuove idee pensate di realizzare prossimamente?

Creare un club dei nostri lettori scrittori.

 

23. vi ringraziamo per la disponibilità…

 

Lisa Massei – Mielenero

26/03/05