INTERVISTA
A ELISELLE
1. Ciao
Eliselle che ne dici di iniziare con una breve presentazione? Chi sei, cosa
fai…
Sono una
copywriter (in cerca di lavoro stabile) al momento, sono laureata in Storia
Medievale e specializzata in Diritto della Comunicazione. Mi dedico alla
scrittura e all’informazione. Il mio tempo libero lo investo in letture,
cinema, fumetti e con le persone che amo. Molto semplice ed essenziale come
presentazione, ma mi rispecchia.
2. In che modo ti sei avvicinata alla scrittura, come,
quando e perché?
La scrittura
per me è stato un viatico verso la salute mentale! Sai quando da adolescente ti
lasci prendere da tutte quelle paranoie isteriche e dal pessimismo cosmico, ti
vesti sempre di nero e sei perennemente depressa? Ecco, questa ero io. Ho
iniziato a riempire diari su diari di parole, a dire il vero non mi veniva
difficile. Scrivevo e riflettevo su me stessa e su quello che mi succedeva, in
qualche modo mi sono auto-psicanalizzata per cinque anni, poi ho detto basta
con l’autocommiserazione sterile e ho cominciato a scrivere storie e racconti
che non avessero nulla a che vedere con me. Dopo qualche anno mi sono decisa a
uscire allo scoperto e ho approfittato di alcuni siti di scrittura in rete. Il
resto è nato da sé.
3. ‘Ecstasy Love’, lo definirei un romanzo generazionale,
forse per i temi affrontati, sei d’accordo?
Lo è certamente, in parte,
perché parla di un periodo ben preciso, alla fine degli anni Novanta, di un
gruppo di ragazzi tra i diciassette e i ventun’anni, di una crescita interiore
attuata dalla protagonista a contatto con questo ambiente e questo particolare
momento della sua vita. E’ stato un attimo, perché il fuoco si è esaurito nel
giro di cinque, sei anni e poi tutto è cambiato. Ma credo che chi abbia vissuto
quel periodo se lo ricordi ancora molto bene.
4. Da quali autori ti senti maggiormente influenzata?
Leggo
talmente tanto (e di tutto) che non saprei dirti chi mi ha influenzato e mi
influenza di più. Certo ho un’ammirazione spasmodica per i romanzieri storici,
ma anche per autori contemporanei soprattutto americani, italiani e inglesi.
L’elenco è lunghissimo, ma mi rendo conto di avere ancora tante lacune, ogni
giorno cerco e mi faccio consigliare autori validi, amo scoprirne sempre di
nuovi.
5. Da cosa pensi di aver tratto ispirazione per il tuo
libro?
Sono sempre stata una grande
osservatrice: mi piace guardare, studiare le persone nell’ambiente che le
circonda. Ascoltarle. I loro gesti, le loro espressioni, le loro parole. Per
scrivere Ecstasy Love non ho fatto
altro che pescare nella mia memoria ricordi di anni passati, miscelandoli con
nuove esperienze e fantasia. Una sorta di “come eravamo” attraverso la lente di
adesso, che di anni ne ho dieci in più e tanti più problemi alle spalle. Si
cresce, si cambia, fare un tuffo nel passato mi è servito sicuramente per
trovare materiale da cui partire.
6. “L’autore è Dio, il lettore è un Dio diverso: il libro è un tempio.
Levatemi dal cazzo quei codici a barre, e tutto quel ciarlare di codici a barre
e libri da vetrina o da copertina. Levatemeli di dosso. Io non sono un codice a
barre. Io non sono una scheda promozionale. Io non sono un impaginatore. Io
sono un creatore. E non intendo più ingrassare nessuno con le mie creazioni:
così sarà per chi rimarrà con me. Questo sistema deve morire”.
Gianfranco Franchi, Lankelot.com, ha scritto queste parole
in un suo editoriale, cosa ne pensi?
Di primo acchito, direi che è
parecchio incazzato! Concordo sicuramente sulla parte in cui dice “non sono un
codice a barre”: per un autore che vive la scrittura nel profondo, scrivere un
libro è un’esperienza assoluta, emozionante, totalizzante, molto personale. Io
scrivo soprattutto per me, la vivo ancora in modo molto romantico. Certo però
che con questa logica, quella che fa del libro un tempio (giustissimo) ma
denigra la promozione dello stesso, il libro rimane circoscritto. Se un autore
non vuole trasformare la scrittura nel lavoro che gli dà anche da vivere (cosa
comunque molto difficile e rara), allora va benissimo anche così.
7. Perché pubblicare, quanto è importante per te? Come hai
promosso questo libro?
Ho realizzato un sogno di bimba.
Io sono già contenta. Due romanzi e uno in uscita, scritto a quattro mani,
presenza in numerose raccolte di racconti, persone che apprezzano la mia
scrittura: è stato un avvenimento molto importante per me, una soddisfazione.
Ecstasy Love l’ho
promosso e lo sto promuovendo attraverso web, radio, giornali, presentazioni
letterarie. Nel mio piccolo faccio quel che posso e che riesco, le possibilità
sono limitate, ma sono propositiva e questo mi aiuta.
8. Le discoteche, le droghe, l’ingenuità di chi si
avvicina a questo mondo, entrare a far parte di un gruppo e sentirsi al passo
con gli altri, per quanto siamo una società individualista alla fine l’influenza
di gruppo spesso sembra avere la meglio…
In momenti delicati come l’adolescenza il gruppo ha
un’enorme importanza. E’ una costante, bene o male tutti hanno fatto parte di
un gruppo, anche se sentirsene parte è una cosa diversa e secondo me è piuttosto
rara. Nel romanzo la protagonista non si sente totalmente accettata, non solo
per idee contrastanti coi membri della compagnia, ma anche per le piccole
grandi bugie con cui deve convivere costantemente. Lasciarsi schiacciare da una
filosofia solo per il timore di rimanere soli a volte però può portare a
conseguenze poco prevedibili. Il gruppo è importante, ma è fondamentale tenere
a mente cosa conta.
9. una cosa che mi ha colpito del tuo libro è il fatto che
alla fine vivere in un paese, fra le colline, o in città non allontana comunque
dai pericoli e dalla voglia di trasgredire, cosa che molti ancora non credono…
Il pericolo si annida ovunque. Per fare
un esempio, se ascoltiamo le notizie di cui i telegiornali ci bombardano ogni
giorno, la violenza all’interno della famiglia è costante se non in aumento, e
nonostante il nucleo sia così minimo, la serenità tra le mura domestiche sembra
essere diventata quasi un privilegio o una chimera. Non ci sono luoghi più
sicuri di altri. La città non è la sola ad essere a rischio, ci sono ragazzi di
provincia che si ammazzano di noia e per reagire cercano facili emozioni.
Spesso affidandosi ai mezzi più pericolosi.
10. Come ti senti dopo aver scritto?
A volte leggerissima, a volte pesante
come un macigno. Dipende da quello che scrivo. Dipende dal risultato. Comunque
è una dimensione piuttosto strana.
11. Altre passioni, oltre allo scrivere, vuoi parlarci di come è nata l’idea di
Delirio.net e di tutte le tue attività?
Delirio.NET è nato come un gioco e si è
poi trasformato in qualcosa di più “professionale”. Era partito come portale
web in cui raccogliere notizie deliranti e strane, poi si è strutturato in
maniera diversa e ora dedica spazio a cultura pop generale e libri, con
contributi in esclusiva. Per non dimenticare e abbandonare totalmente la linea
iniziale, adesso cerchiamo di alternare notizie che possano essere interpretate
in chiave ironica e gallery tipiche da “fuorismo mentale” con numerosi spazi
per interventi seri e interviste importanti.
12. Credi in Dio?
Risposta impossibile da dare in due
righe. Semplificando molto, credo in un’Entità Superiore.
13. Un film, un colore, un libro…
Il film: difficile dirne uno solamente,
ho iniziato a seguirlo da bambina, mi sono sempre nutrita di cinema. Di getto
direi Matrix, per la filosofia
sottesa e la sua spinta innovativa. Il colore: il viola o il lilla,
quest’ultimo è il colore della mia stanza. Il libro: I pilastri della terra di Ken Follet, straordinario (e per me
particolarmente illuminante).
14. Ti piace viaggiare? Pensi che dai viaggi si possa
trarre ispirazione per scrivere?
Mi piace parecchio e vorrei poter
viaggiare molto di più. Vedere genti e posti nuovi, incontrare culture diverse
ti apre la mente ed è sicuramente un punto di forza, un bacino dove trarre
sempre ispirazione.
15. Se dovessi dare un consiglio ad un esordiente che si
affaccia per la prima volta nel panorama dell’editoria, cosa gli diresti?
Gli direi di scrivere “secondo coscienza”, rispettando se
stesso e non le mode del momento. Di leggere tanto e mantenersi sempre in
allenamento. Di avere pazienza e tenere duro. Poche cose, ma valide.
16. Cosa ne pensi di piccoli editori a pagamento, agenzie
letterarie e corsi di scrittura? Pensi che siano dei mezzi giusti, che possono
servire? Tu in che modo ti sei affacciata nel mondo dell’editoria prima di
trovare la tua casa editrice?
I piccoli editori a pagamento non mi hanno mai lusingato. Se un’opera è valida non trovo affatto giusto che sia l’autore a pagare per la sua pubblicazione, ma ci dev’essere qualcuno che investe sul suo talento: l’equazione “se vuoi pubblicare sganci tu” non mi è mai piaciuta. Io fortunatamente sono capitata in mani serie e per la mia prima pubblicazione non ho dovuto pagare (anche perché avrei preferito tenere le Laureande nel cassetto). Sulle agenzie letterarie non ti so dire, non mi sono mai informata in modo approfondito a riguardo. I corsi di scrittura possono essere divertenti e utili, se fatti con buoni docenti, l’importante (io credo) è che siano ben strutturati e non siano troppo costosi. Devono saper dare degli strumenti validi per correggersi e migliorare, non fare perdere tempo e soldi.
Io sono stata una piccola kamikaze, perché ho visitato fiere del libro per portare di persona curriculum e opere, ho utilizzato un mezzo come internet per permettere di leggere i miei primi racconti, ho collaborato con alcune case editrici e mi sono creata contatti soprattutto attraverso il mio portale Delirio.NET. Non ho mai avuto una guida ferrata o un mentore inserito nel mondo editoriale, mi sono dovuta arrangiare da sola.
17. C’è chi sostiene che i libri sono solo marketing,
quindi non conta il talento di uno scrittore, come è scritto un libro, se è
valido o no… ma solo saperlo promuovere e vendere. Sei d’accordo?
Com’è scritto un libro conta eccome! Il talento dello
scrittore è fondamentale. Saper promuovere un libro è importante, ma il valore
di un’opera non te lo regala il marketing. Vero è che ci sono stati miracoli di
promozione diventati veri best seller senza essere libri eccelsi, per non dire
pessimi, ma questo fa parte del gioco. Io preferisco comunque leggere libri
scritti bene e da autori validi.
18. La cosa che più ami e più odi del tuo paese?
Amo ciò che mi lega alla mia
terra, la bellezza dei luoghi, la forza della Storia e dell’Arte. Amo la buona
cucina italiana. Odio la logica delle marchette e la cultura delle
raccomandazioni.
19. Stai scrivendo qualcosa di nuovo? qualche
anticipazione?
Al momento sto facendo ricerca
storica e lavorando a progetti collaterali alla scrittura e legati al mondo
dell’editoria. Nei prossimi mesi usciranno antologie con nuovi contributi
inediti. Non so i tempi tecnici esatti. Sono al solito antologie e racconti
molto differenti tra loro.
20. è giunta la fine… fatti tutta la pubblicità che vuoi…
Sarò breve e concisa, come uno spot: visitate www.eliselle.com e www.delirio.net, non ve ne pentirete! :)
Lisa Massei –
Mielenero
12/09/06