INTERVISTA A GIACOMO GARDUMI
Lisa Massei – Mielenero
Un’amica via e-mail mi aveva consigliato di prendermi il libro di
Giacomo…mi aveva detto che era molto bello, e che aveva anche scritto
all’autore per fargli i complimenti.
Prima di fidarmi…visto che i gusti sono gusti, come si dice
sempre, mi sono un po’ documentata ed ho letto anche qualche intervista di
questo autore.
La cosa che più mi ha
impressionata è stato il fatto che dicesse chiaro e tondo come aveva fatto a
pubblicare, ha una parente che ha fatto leggere all’editore il suo manoscritto.
Sembra una stupidata, ma è la prima volta in assoluto che qualcuno
sinceramente dice come stanno le cose…anche se non c’è niente di male, nessuno
si azzarda mai a dire che conosceva la persona giusta che poteva far leggere il
suo manoscritto, farlo leggere, almeno quello, essere sicuri che non venisse
cestinato.
Non c’è niente di male, funziona così, tutti lo sanno, ma nessuno
lo dice. Quando chiedi Come hai fatto a trovare il contratto con la tua casa
editrice? NESSUNO dice la verità, o quasi nessuno, Giacomo l’ha detta, forse
per ingenuità, o perché semplicemente è sincero…
1. Forse questo è un modo insolito di dare il benvenuto su
Mielenero… Ti reputi una persona sincera? Cosa pensi di questa cosa, che
appunto nessuno dice le cose come stanno, nessuno ha il coraggio di ammettere
che conoscere qualcuno che faccia leggere il tuo manoscritto, spesso è l’unico
modo per trovare un contratto con un buon editore?
Si, mi reputo una persona sincera per questo non ho difficoltà a
dire che ho trovato il mio contatto con la Marsilio tramite il parente di un
caro amico (quindi non un mio parente diretto).
Comunque a rischio di apparire antipatico, dato che sono un autore
pubblicato, non condivido fino in fondo il tuo scetticismo sull’impossibilità
di far leggere il tuo manoscritto senza una raccomandazione.
È vero che i grossi editori cestinano probabilmente i manoscritti
non sollecitati senza neanche uno sguardo (Feltrinelli è esplicita su questo
punto) ma gli editori medi e piccoli, inclusa per esempio la Marsilio, danno
davvero un’ occhiata a tutto quello che ricevono, anche se naturalmente lo
fanno in fretta e può capitare che un libro pubblicabile venga bocciato purché
le prime pagine non sono convincenti (o perché il lettore quel giorno ha le
palle girate).
(infatti non intendevo dire che i manoscritti non vengono mai
letti, ci sono piccoli editori che li leggono, certo, ma come dici tu stesso,
magari in modo sommario, senza prestare troppa attenzione. I tempi stringono e
i manoscritti in arrivo ogni mese sono tanti, per cui spesso si passa
inosservati se non si è notati per un valido motivo: non è nuovo, per esempio,
il fenomeno degli scrittori che propongono altri scrittori. Fatto sta che chi
non conosce nessuno o rinuncia o cerca vie traverse. N.d.r)
2. “La Notte Eterna Del Coniglio”, è un romanzo che hai tenuto nel
cassetto per qualche anno… hai mai pensato di distruggerlo? Ti senti cioè mai
mal disposto nei confronti delle cose che scrivi? Potrà sembrarti una domanda
strana, ma io, per esempio, vivo una sorta di amore-odio per la mia scrittura.
So di non poterne fare a meno, ma certe volte mi sento molto insicura nei
confronti delle cose che ho scritto, ci vedo un sacco di difetti. Come si sente
Giacomo Gardumi come scrittore, insomma?
No, non ho mai pensato di distruggere il mio Coniglio, anzi mi
piace molto rileggermi a distanza di qualche tempo, mi trovo sempre molto
convincente anche se poi quando do il manoscritto in lettura a qualcuno mi
aspetto sempre che gli faccia schifo. Quando poi mi sono trovato nelle mani
l’edizione stampata del Coniglio, della serie rien ne va plus, allora sono entrato in paranoia e mi sembrava che
ogni singola frase fosse goffa e mal scritta.
3. Per te quanto è importante pubblicare? Ci sono persone che
scrivono per se stesse e si accontentano di far leggere le proprie cose a
qualche amico. Cosa ti ha spinto a pubblicare? Perché pubblicare?
Per me pubblicare è essenziale, l’ho sempre visto come il naturale
completamento dell’atto di scrivere, forse perché non ho come referenti una
cerchia di amici o uno specifico e limitato ambiente culturale e quindi
automaticamente mi rivolgo a un “lettore universale” che solo pubblicando
riesco a raggiungere, almeno in via ipotetica.
4. Tu, come detto in precedenza, non hai avuto in pratica un iter
di gavetta nel mondo dell’editoria, e per questo immagino tu possa ritenerti
soddisfatto, non credi però che ti manchi come esperienza, seppur negativa?
Guarda che il Coniglio è stato del tutto snobbato dalla quasi
totalità della comunità noir italiana, e se non è sprofondato nell’oblio è
grazie a una fortunata edizione Mondolibri-Club degli editori.
Non ho mai provato il rifiuto di un editore ma mi sono sentito
ostracizzato, isolato e inutile e la cosa ancora mi pesa. Tra l’altro al
momento sto cercando di far tornare il Coniglio in libreria in edizione
tascabile per qualche grossa collana e stai sicura che qualche porta in faccia
me la prendo senz’altro, anzi dubito assai che l’operazione riesca. Pubblicare
per un editore nazionale, se pur piccolo, è una cosa esaltante solo sulla
carta, quando vedi il tuo libro sepolto tra centinaia di nuove uscite ti rendi
conto che la strada è lunghissima e la gavetta è appena cominciata. (sì,
indubbiamente… anche se non si tratta di vendere 50 copie, direi, che forse è
ben diverso e più deprimente… non intendevo dire “ormai sei arrivato”, ma che
comunque ti sei saltato tutto l’iter dei piccoli editori a pagamento che
promettono mari e monti, che sono più tipografie che editori, che in libreria
non ti ci fanno neanche finire per sbaglio… poi anche se ci finisci, naturale
che vieni sepolto dagli altri milioni di libri prodotti… N.d.r.)
5. Com’è nato il tuo amore per la scrittura? Quando e per quale
motivo pensi di esserti avvicinato alla scrittura?
Ho sempre letto, fin da molto piccolo, e ho sempre pensato che un
giorno avrei scritto qualcosa, anche se non è mai stata una mia ossessione.
Direi che passare dall’intenzione all’atto è stato un processo molto naturale,
spontaneo, caso raro nella mia vita in cui ogni rito di passaggio è sempre
stato faticoso e tormentato.
6. Quali sono gli autori che pensi ti abbiano influenzato
maggiormente?
Nello stile di scrittura senz’altro gli scrittori di genere
americani nostri contemporanei, Stephen King, Michael Connelly, Denis
Lehane, e poi Grisham, Crichton e molti altri. Scrivono in modo insieme
semplice ed estremamente espressivo, con registri narrativi duttili e un grande
rispetto per la struttura e la “tenuta “ della storia, il plot. Cio’ denota, a
mio avviso, anche un grande rispetto per il lettore, una benedetta mancanza di
spocchia elitaria ed intellettualistica.
7. Sei stato per dieci anni in Cina…adesso vivi a Parigi…ma le tue
origini sono italiane, cosa ti manca di più dell’italia? Ti piacerebbe tornare
a vivere qui?
Mi mancano tanti piccoli piaceri quotidiani, dal cappuccino la
mattina alle visite in libreria. Sembrano cazzate ma tutte insieme fanno la
qualità di vita. Comunque è anche vero che, quando torno in Italia, forse
perché ci torno in vacanza, quindi senza niente da fare, dopo un po’ mi annoio.
Vivere all’estero è stressante ma è anche una perenne fonte di stimolo e
curiosità. In Italia ci tornerei, anzi forse ci tornerò, ma solo con un lavoro
interessante e la prospettiva di ripartire dopo alcuni anni.
8. Tu non lo sai, ma io amo molto la letteratura orientale, cinese
e giapponese. Trovo che gli orientali abbiano un modo di scrivere rilassante,
che sa di purezza, fragilità e delicatezza… sei d’accordo?
Mica tanto, o perlomeno solo in parte. Le donne orientali, che
costituiscono virtualmente la totalità della mia biografia sentimentale (che
bel termine^_^ N.d.r.), sono terribilmente maliziose, ostentano purezza e
fragilità, e hanno in effetti una certa delicatezza e un certo stile,
abbastanza inconfondibili. Gli uomini sono l’esatto contrario, ragion per cui
ci sono tante coppie miste. Peraltro rileggendo la domanda mi accorgo che tu
parlavi di scrittura, non di persone. Qui però non posso giudicare perché ho
letto pochissima letteratura orientale, l’unico consiglio è che chi vuole farsi
un idea della vera Cina, popolare e sanguigna, deve leggere “Sorgo rosso“, non
“Il sogno della camera rossa “.
9. Cosa ricordi con maggior piacere della Cina? E cosa invece non
ti è piaciuto di questo paese?
M piace lo spirito pragmatico, disincantato, ironico, in poche
parole “saggio“ di cui tutti i cinesi sono imbevuti, che non ha niente a che
vedere, sia chiaro, con lo stereotipo della saggezza orientale, distaccata e
ascetica (qui al contrario si tratta di un equilibrio di vita alquanto
terreno).
Negativa è l’avidità, la grettezza, la spietatezza che
inevitabilmente stanno contagiando un po’ tutti gli strati sociali nella nuova
corsa al benessere, corsa peraltro sacrosanta dato che si partiva dalla
povertà, la peggiore delle schiavitù.
10. Leggendo il tuo libro sono rimasto molto colpito per come è
scritto, non so perché ma non me lo aspettavo… scorre molto bene, e non ci sono
leggerezze… l’unica cosa che mi ha fatto un po’ storcere la bocca è forse il
finale, che poteva essere un po’ più contenuto…
Sono d’accordo. Purtroppo, come dicevo sopra, rien ne va plus.
11. La Notte Eterna Del Coniglio è un romanzo piuttosto
consistente, che ti avrà richiesto un bel po’ di tempo per scriverlo e per
renderlo scorrevole, per limare tutte quelle cose che certe volte mentre si
scrive si tralasciano… Quale pensi sia stata la difficoltà maggiore che hai
incontrato nello scrivere questo romanzo? Ci sono state pause nelle quali hai
dovuto riflettere per un po’ su come continuare la trama, oppure era già ben
delineata nella tua mente?
La difficoltà maggiore era che non avevo mai scritto una mazza,
neanche un raccontino, quindi procedevo un po’ a tentoni, temendo sempre di
trovarmi davanti a qualche ostacolo espressivo insormontabile. Peraltro la
trama era già chiarissima nella mia testa, dall’inizio alla fine anche se
naturalmente durante la stesura l’ ho arricchita di molti dettagli.
12. Immagino tu non abbia fatto nessuna presentazione per il tuo
romanzo, visto che stai a Parigi… ti piacerebbe farne alcune qui in italia?
No, qualche presentazione in Italia per l’edizione Marsilio l’ho
fatta, al festival del giallo di Brescia, alla libreria sherlockiana di Milano,
ma tutto nella prima metà del 2003, non dimenticare che il Coniglio è uscito
nel Gennaio di quell’anno.
Comunque non sono un fan delle presentazioni, specie di quelle
ufficiali organizzate dalla casa editrice e che di solito servono a poco che
più che a soddisfare la vanità dell’autore (ma spesso ottengono l’effetto
opposto perché non ci va nessuno). (Condividoooo! N.d.r.)
Diverso è essere invitato in un circolo culturale o in qualche
piccola biblioteca di provincia, li ci sono pubblico, calore e simpatia, la
presentazione più carina che ho fatto è stata alla biblioteca di Lonigo, in
provincia di Vicenza.
13. Come sono andate le vendite del tuo libro? Sei soddisfatto del
lavoro svolto dalla Marsilio? Oppure ti aspettavi qualcosa di diverso?
Naturalmente mi aspettavo di vendere un milione di copie, e questo
tu lo dovresti sapere perché nessuno scrittore esordiente è esente da questi
folli sogni (io si, seriamente, non ho mai pensato che pubblicando sarei
diventata famosa o cosa, o che avrei venduto milioni di copie, sapevo, perché
mi sono informata, ho scrutato l’ambiente, ho contattato altri scrittori, in
verità, certi sogni dipendono anche dall’ingenuità di sognare cose che si ignorano,
che non si conoscono… sob… N.d.r.).
In libreria ho venduto più o meno tremila copie, facendo due
edizioni ma sparendo ben presto dagli scaffali. Poi però la Mondolibri-Club
degli editori ha fatto uscire una sua edizione che ha venduto quasi ottomila copie.
Alla luce di ciò non posso dire di essere soddisfattissimo del lavoro fatto
dalla Marsilio, anche se mi rendo conto che non è facile lanciare uno
sconosciuto.
14. Al contrario di tanti scrittori, so che ti piace, e ti fa
piacere, corrispondere con i tuoi lettori… perché?
E perché no, scusa ? (forse dovremmo chiederlo a chi manco ti
risponde perché non ha tempo da perdere N.d.r) Di solito chi scrive a uno
scrittore lo fa per complimentarsi, quindi ricevere queste mail è
piacevolissimo. Grazie al Coniglio sono entrato in corrispondenza con diverse
persone molto interessanti con cui mi sono poi incontrato durante qualche
passaggio in Italia e sono divenuto amico.
15. Stai lavorando al nuovo romanzo che uscirà ancora per la
Marsilio Editore… ci puoi dare qualche anticipazione?
Si intitola “L’eredità di Bric” e uscirà a metà Gennaio.
All’inizio c’è questo Nicola Pagani, giovane e brillante scettico militante in
lotta contro il paranormale, che viene invitato all’apertura del testamento di
un vecchio avversario, lo stravagante conte Bric, fanatico spiritista. Il
testamento è in realtà una cassetta videoregistrata prima di morire dallo
stesso conte, che annuncia gongolante a Nicola di averlo appena avvelenato
grazie a un congegno a tempo e lo informa che se non assume un antidoto entro
ventiquattr’ore la sua sorte è segnata.
Il nascondiglio dell’antidoto è noto solo al conte e l’unico modo
che Nicola ha per salvarsi è di riuscire a contattare nell’aldilà lo spirito
del vecchio e farsi dare l’informazione.
Comincia una corsa contro il tempo in cui Nicola deve combattere
tutto quello in cui ha creduto fino a quel giorno e trovare un passaggio verso
una dimensione trascendente che ha sempre negato con forza.
Il libro ha l’andamento e (spero) la suspence di un thriller ma è
anche una riflessione abbastanza disperata sulla morte e sull’impossibilità di
credere ancora nella natura spirituale dell’uomo alla luce delle attuali
conoscenze scientifiche.
16. Sei un appassionato di cinema e di musica italiana…
Si, di entrambi. Per la musica italiana sono abbastanza
old-fashion, cioè Battisti, De Andrè, De Gregori e via dicendo. Sul cinema i
miei gusti sono ad ampio spettro, fuggo solo i film commoventi.
17. Perché hai pensato di ambientare il tuo libro in america? Perché
non in un posto che magari ti era più vicino, che forse conoscevi meglio?
Per una elementare questione di verosimiglianza. Il romanzo
comincia con quattro famiglie che si sono fatte scavare nel giardino di casa un
mini-rifugio antiatomico. Io degli italiani a prendere una simile iniziativa
proprio non ce li vedo, sorvolando sulle difficoltà di trovare quattro case con
giardino in una città italiana.
Subito dopo si scatena una guerra nucleare tra Cina e Stati Uniti
, che crea sulla testa dei sopravvissuti uno scenario di distruzione totale. In
una simile eventualità l’Italia sarebbe senz’altro un bersaglio secondario,
probabilmente colpito solo “indirettamente “ dagli effetti dell’olocausto
nucleare, quindi senza quella distruzione totale di cui io avevo assoluto
bisogno.
18. La figura del Coniglio assassino, nel tuo romanzo dà un tocco
di irrealtà… perché hai scelto questo animale e non un altro?
Così, per istinto, avevo bisogno per l’appunto di un personaggio
che accrescesse l’irrealtà dell’intera situazione e che allo stesso tempo fosse
facile da visualizzare per i lettori. Francamente non mi ricordo perché a suo
tempo (cioè sei anni fa, quando ho cominciato a scrivere il romanzo) ho scelto
proprio un coniglio rosa, e certo non me ne sono pentito.
19. L’America che dipingi è un misto di controsensi…
Beh, dai, non è che si veda poi tanto, l’America, nel libro, anche
perché a pagina cinquanta è già ridotta in polvere.
E comunque l’America è si la regina dell’immaginario collettivo ma
ne è anche la puttana, ognuna la può usare come vuole .
20. Bukowski, in una sua poesia ha scritto: “La gente è strana: si
infastidisce sempre per/ cose banali,/ e poi dei problemi gravi/ come/ il
totale spreco della propria esistenza,/ sembra accorgersene a/ stento…”. Come
ti senti dopo aver scritto?
Sono dei versi splendidi e assolutamente veri. Direi che è di
questo che parla il mio prossimo libro, l’incommensurabile, irreale orrore
della morte rispetto alla nostra minuscola capacità di sopportazione e
sofferenza, tarata sui piccoli e meschini ostacoli della vita.
21. Se dovessi dare un consiglio ad un esordiente che si affaccia
per la prima volta nel panorama dell’editoria, cosa gli diresti?
Scrivere non più di 200 pagine e con un inizio molto coinvolgente,
fin dalle primissime pagine. Al momento sono le due caratteristiche più
apprezzate di un libro in un’ottica strettamente commerciale.
22. Cosa ne pensi di piccoli editori a pagamento, agenzie
letterarie e corsi di scrittura? Pensi che siano dei mezzi giusti, che possono
servire?
Francamente non conosco l’argomento.
23. C’è chi sostiene che i libri sono solo marketing, quindi non
conta il talento di uno scrittore, come è scritto un libro, se è valido o no…
ma solo saperlo promuovere e vendere. Sei d’accordo?
No, non sono d’accordo. Detta così è un insulto ai milioni di veri
lettori che ci sono in Italia. (non per dire, ma i milioni di veri lettori
sono indubbiamente strumentalizzati dalla pubblicità, da quello che trovano, da
quello che i media vogliono vendere… anche se fra questi lettori ci sarebbero
persone interessate a cose più valide, alla fine vengono soggiogate da questo
circolo di interessi, altrimenti come si spiegherebbero tutti i soldi spesi in
campagne pubblicitarie? N.d.r.) Le barzellette di Totti non provano nulla
perché si rivolgono a un pubblico diverso, che di solito in libreria non entra (ho
forti dubbi… io in libreria l’ho visto vendere come il pane… ed ero di
passaggio. N.d.r). Chi invece le
frequenta regolarmente non è scemo e se magari gli rifilano una volta una
patacca dubito che ci ricaschi. E non sono scemi neanche gli uffici marketing
delle case editrici quando decidono su che titolo puntare. Se alla base non c’è
un libro vero qualunque campagna di marketing ha le gambe corte, può tenere a
galla il prodotto per qualche settimana (spendendo più di quanto ricava) ma poi
arriva il passaparola a fare giustizia (anche su questo non sono d’accordo,
ci sono libri di schifo promossi, come Melissa P., che non hanno niente di
valido alla base ma che continuano a vendere, perché devono vendere,
vanno di moda, sono discussi, poi magari il tempo farà giustizia, ma dopo anni,
per come la vedo io... N.d.r.). Piuttosto c’è in effetti un problema di
visibilità, sia nelle libreria che sui media, per cui capita che titoli
altrettanto validi di quelli in cima alla classifica (fra quelli in cima
alla classifica temo di non aver mai trovato niente di valido N.d.r.)
passino inosservati. Io però continuo a credere, ingenuamente forse, che un
buono scrittore prima o poi venga riconosciuto, si tratta di insistere, e
soprattutto di non farsi divorare dal rancore e dall’impazienza. (o dalla
morte? Non per essere macabra… ma tanti grandi scrittori hanno avuto vite
miserabili e sono stati riconosciuti dopo morti. N.d.r.)
24. Adesso lavori nel marketing, ti piace il tuo lavoro? Oppure lo
trovi massacrante... vorresti vivere di scrittura se ti fosse possibile? Ti
capita mai di sentirti a disagio, di pensare che stai trascurando la scrittura,
che vorresti dedicarci molto più tempo di quello che hai?
Lavoro nel merchandising, che è un po’ il parente povero del
marketing. Il mio lavoro non mi dispiace e fino a poco tempo fa pensavo che
vivere di scrittura, al di là del discorso economico, fosse orribile, mi
immaginavo staccato dal mondo, perennemente ripiegato su me stesso alla ricerca
di ispirazione, una specie di vampiro della mia stessa creatività sempre alla
ricerca di nuovo sangue da succhiare.
Recentemente ho sempre meno tempo per scrivere (ho due bambini
piccoli) e parecchie nuove idee, quindi mi prenderei con piacere almeno un anno
sabbatico da dedicare alla scrittura ma naturalmente non posso permettermelo.
25. grazie per la disponibilità...
Ci mancherebbe..
Lisa Massei – Mielenero
(intervista comparsa su www.mielenero.altervista.org
)