“10 domande a…”
-Gianluca Morozzi-
Oggi vorrei presentarvi un giovane dalle enormi speranze e
potenzialità: Gianluca Morozzi, che possiamo di certo già annoverare tra “gli
autori famosi” dei nostri giorni come hanno appunto fatto su “Il rifugio
dell’esordiente”, dove Gianluca è passato appunto dalla vetrina d’esordio, di
qualche anno fa, “agli Amici famosi”. Gianluca Morozzi è nato a Bologna nel
1971, dove vive. Di se stesso ci racconta, un po’ a casaccio: ”Ho studiato
giurisprudenza senza nessunissimo motivo al mondo, sono fermo alla tesi da tre
anni. Sono il più grande tifoso del Bologna mai esistito. Prima di perdere
tragicamente i capelli, assomigliavo a Kabir Bedi interprete di Sandokan.
Adesso, tristemente, assomiglio a Pancaro il terzino. Vivo circondato di
fumetti Marvel e Dc, i fumetti continuano ad aumentare, a crescere, occupano
tutti gli spazi, s'infilano dappertutto. La mia serie a fumetti preferita di
tutti i tempi è The incredible Hulk,
nei dodici anni in cui è stata scritta da Peter David. Sono alto un metro e
ottantatrè, ma sulla carta d'identità mi attribuiscono un centimetro in meno.
Ho un occhio bicolore, nel senso che nell'iride sinistra (marrone) c'è un
visibilissimo spicchio azzurro. Cose che succedono. Il mio gruppo preferito di
sempre sono gli Who. Il mio cantante preferito è Bruce Springsteen. Il mio
gruppo italiano preferito sono gli Afterhours.” Ha pubblicato per l'editore
Fernandel (www.fernandel.it) i
romanzi: "Despero" (2001), "Luglio, agosto, settembre
nero" (2002) di questo Libro hanno parlato su “DISPENSER distributore
automatico di pensieri quotidiani”, spiegandoci: “Il libro si chiama come una
canzone degli AREA, che si riferiva all’organizzazione SETTEMBRE NERO, che nel
1972 sequestrò undici membri della delegazione olimpica israeliana alle
olimpiadi di Monaco. I fatti, che si conclusero con la prosecuzione dei giochi
olimpici come se nulla fosse, la morte di tutti gli Israeliani e la fuga dei
tre attentatori superstiti, hanno lasciato un segno indelebile nella storia dei
nostri tempi. Trent’anni dopo un altro avvenimento terroristico si è guadagnato
un posto nella memoria collettiva e nei libri di storia per i secoli a venire.
Si tratta di quello che tutti abbiamo vissuto come la cosa più spaventosa che
avessimo mai visto, cioè gli attentati dell’undici settembre. Tutto questo però non è l’oggetto dei racconti di LUGLIO
AGOSTO SETTEMBRE NERO, di Gianluca Morozzi, ma solo lo sfondo dei suoi
racconti. Racconti realistici ma assurdi, in cui un gruppo di volontari della
Croce Rossa può emulare le gesta di Robin Hood sui colli bolognesi.”
Poi ha pubblicato "Dieci cose che ho fatto ma che non posso credere di
aver fatto, però le ho fatte" (2003) dove appunto racconta i 10 episodi
più assurdi della sua vita. Letteralmente 10 cose che non può credere di aver
fatto, però le ha fatte! Quest’ultimo è stato definito da Teca Libri “il
romanzo più dichiaratamente giovanilista di Gianluca Morozzi.” Si parla del
libro anche su “Rai libro-settimanale di letture e scritture-“ dove il
giornalista Giancarlo Susanna titola l’articolo: ”Da
Kabir Bedi a Pancaro” e prosegue “In
dieci episodi "vergognosi e inqualificabili" si racconta la storia
surreale e divertente di un trentenne bolognese... che è anche un po' la
nostra. Ognuno ha nella sua storia delle cose che fatica a credere di aver
fatto. Partendo da questo semplice assunto, Gianluca Morozzi ha costruito il
suo terzo romanzo, Dieci cose che ho fatto ma che non posso credere di aver
fatto, però le ho fatte, pubblicato la scorsa primavera da Fernandel. Nei
cosiddetti "romanzi di formazione" dei giovani scrittori italiani ci
sembra di poter individuare fondamentalmente due "scuole di
pensiero": quella "realistica/drammatica" e quella
"surreale/ironica". Morozzi appartiene senza dubbio alla seconda, anche
se il taglio divertente dei suoi libri non gli impedisce, alla fine, di
tracciare un (auto)ritratto tagliente e molto poco accondiscendente della sua
generazione.” Ed infine sempre per Fernandel
"Accecati dalla luce" (2004) di cui Gianluca stesso ci dice: ”La storia ruota intorno al concerto di Bruce Springsteen
dell'ottobre scorso a Bologna, e disvela il folle sottouniverso degli
springsteeniani. Universo che conosco molto bene, facendone parte. Finora, da
qualche lettura-pilota, sembra che il romanzo piaccia molto anche a chi,
Springsteen, neanche sa che faccia abbia. Ma piacerà di sicuro anche a chi,
come me, di concerti di Springsteen ne ha visti diciannove.” Mentre per l'editore Guanda
ha pubblicato quest’anno "Blackout", libro che è già in lizza tra i
Best Sellers sulla maggiore libreria on line che è Bol.com, al 17° posto ha
appena superato “Io uccido” di Giorgio Faletti. Del suo “Blackout” ha
parlato 29 giugno 2004 Franco Donatelli su “I.H.MAGAZINE” settimanale di cultura e
spettacolo raccontandoci: “Bologna, ferragosto. Il caldo è insopportabile, i negozi
tutti chiusi. Nella desolazione di una città ormai vuota, tre inquilini di uno
stabile popolare dall'aspetto agghiacciante (venti piani di cemento armato
ingentiliti solo da una tinta bianca), restano bloccati sull’ascensore tra
l’undicesimo e il dodicesimo piano. Ore 17.03. La cabina è stretta, l’aria è
soffocante. I tre inquilini Tomas, Claudia e Ferro hanno tutti molta fretta.
Ognuno di loro ha urgenza di uscire da quel maledetto ascensore il più presto
possibile. Tre persone diverse unite da un unico destino. Claudia è una
studentessa omosessuale che per pagarsi gli studi è costretta a lavorare in un
bar gestito da un essere spregevole e laido, che ha soprannominato "il
Porco". Uno di quelli che per attirare la clientela obbliga le proprie
lavoranti a indossare uniformi succinte, al limite della decenza. Per quanto
disgustoso però, le ha offerto un lavoro e per Claudia tanto basta. Grande
collezionista di fumetti, ha solo un grande amore: la sua Bea, purtroppo
lontana per lavoro. Ora ha un unico grande desiderio: tornare a casa, farsi una
doccia e cercare di lenire la sua gola arsa dal caldo con sorsate di acqua
fresca. Tomas è un ragazzo di sedici anni che vive con i suoi genitori, grande
appassionato di musica e fan di Bruce Springsteen. Con lo pseudonimo di
Leatherface ha iniziato a frequentare un forum di discussione su Internet su un
sito non ufficiale dedicato a un complesso musicale: i Pearl Jam. Qui ha
conosciuto Francesca, un’internauta come lui con i suoi stessi gusti musicali e
le stesse problematiche adolescenziali. Un colpo di fulmine per Tomas, che come
molti suoi coetanei stanchi di vivere una vita squallida e senza prospettive,
progetta una fuga con Francesca, lontano dalla sua città, dall’Italia:
destinazione Amsterdam. Appuntamento alla stazione di Parma per ferragosto.
Ferro è un quarantenne sposato, con un figlio e grande appassionato di Elvis
Presley. Proprietario di tre locali molto in voga conduce una vita
all’apparenza normale: gentile con i dipendenti, alla mano con i clienti
abituali, sbruffone quanto basta con le bariste di turno. Il suo alter-ego
invece si rivela essere un serial killer efferato, calcolatore, disumano. Un
mostro, che rapisce le sue vittime e le sevizia, riprendendo quei terribili
momenti con una videocamera per produrre snuff movies domestici. Anche Ferro ha
molta fretta di uscire da quel dannato ascensore. Una delle sue ultime vittime,
incatenata e martoriata, in bilico tra la vita e la morte è rinchiusa in un
luogo nascosto. Potrebbe morire da un momento all’altro e questo Ferro non può
permetterselo: è il suo prossimo protagonista. Ambientato in una cornice ai
margini di una Bologna estiva e desolata per l’esodo vacanziero, Blackout di
Gianluca Morozzi, edito da Guanda, riesce a proiettare il lettore in realtà
sociali e umane variegate, descrivendo il quotidiano vissuto con estrema
lucidità e realismo. La spasmodica corsa contro il tempo è ben cadenzata da
fatti e personaggi e supportata dalla nevrosi narrativa che si concretizza, in
alcuni momenti chiave, nella scelta di una rigida interpunzione per costruire
una sintassi a blocchi separati. La scelta dell’autore di uno schema narrativo
che attinge ai moduli dell’oralità conferisce alla scrittura un forte tenore
visivo che coinvolge il lettore nella situazione letteraria. Il microcosmo che
riesce a creare Morozzi all’interno di un ascensore bloccato in cui le barriere
morali e sociali tra i protagonisti potrebbero crollare da un momento
all’altro, con conseguenze inaspettate, offre al lettore un’inevitabile
suspense oltre a una forte dose di adrenalina e claustrofobia. L’onirico e il
surreale sono ben miscelati dall’autore in alcuni momenti tra i più
interessanti del romanzo. La passione di Gianluca Morozzi per la musica
contribuisce inoltre a dare un’ulteriore sfaccettatura ai suoi personaggi che
va ben oltre la semplice passione.” Ma, sempre a proposito del suo ultimo Libro “Blackout” Gianluca
Morozzi è anche stato intervistato da Marco Marangon per il sito Infinite
Storie (http://www.infinitestorie.it/frames.speciali/speciali.asp?ID=298).
Il libro invece lo trovate qui: sul sito di Ugo Guanda Editore http://www.guanda.it/scheda.asp?idlibro=1186&titolo=BLACKOUT
Gianluca ha inoltre pubblicato numerosi racconti sulle Riviste “Fernandel”,
“Linus”, “La luna di traverso”, “L'ostile”, “'tina”, “Inchiostro”, “Storie”; e
sulle Antologie “Il tuffatore” (No reply 2004), “Scontrini” (Baldini e
castoldi, di prossima uscita), “Questa è l'Africa” (Edizioni dell'Arco, di prossima
uscita); ed anche su alcuni quotidiani locali come: “Il domani di Bologna” ed
“Il corriere di Romagna”. Oltre che scrittore come musicista suona nei “Lookout
Mama” e nei “Mesomero” e come
lui stesso ci racconta: “Suono
(schifosamente) in un gruppo chiamato Lookout Mama, gruppo che a ogni concerto,
per qualche motivo, cambia batterista. E in un altro chiamato Mesmero, che in
due anni di vita ha suonato dal vivo solo un quarto d'ora ma ha cambiato cinque
bassisti.” Mentre per il teatro ha scritto un atto unico che
sta per essere messo in scena allo Uai Festival di Reggio Emilia.
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1- Com'è nata la tua
passione per la lettura? I tuoi scrittori preferiti? Qual è l'ultimo libro che
hai letto?
La passione della lettura ce l'ho praticamente
da sempre, dai primi libri di fantascienza letti intorno ai sei-sette anni, gli
Urania, la serie Oro dell'editrice Nord. Su quali siano i miei scrittori
preferiti, beh, la risposta cambia tutti i giorni... in questo momento ti
parlerei di Foster Wallace, del classico Bukowski, di Paolo Nori, di Dave
Eggers... Ultimi libri letti, Infinite Jest di Foster Wallace (appunto),
Antichrista di Amélie Nothomb, La casa del quarto comandamento di Marco
Salvador, Il suicidio di Angela B. di Umberto Casadei, L'arcobaleno della
gravità di Pynchon, La fortezza dela solitudine di Lethem.
2- E da
dove nasce la tua passione per la musica, tanto da iniziare a suonare tu
stesso? E non schifosamente come dici tu, non ci credo…. Forse da Springsteen come ci racconti in
“Accecati dalla luce”? Mentre in "Dieci cose che ho fatto ma che non posso
credere di aver fatto, però le ho fatte" c'è un capitolo intitolato “Dieci
concerti che ho visto ma che non posso credere di aver visto”, in cui confessi
le tue più grandi vergogne musicali, quei concerti orrendi a cui ti trascinava
la tua fidanzatina dei vent'anni... Quali sono questi concerti, quelli che
hanno segnato i tuoi vent’anni e forse il tuo modo di suonare futuro,
probabilmente migliorandolo o forse danneggiandolo irreversibilmente?
I dieci concerti che per vari motivi non posso
credere di aver visto, in realtà sono nove, visto che il decimo è un concerto
dei Rem (che mi piacciono) inserito per un motivo che viene precisato nel
libro. I nove concerti sono Madonna, gli Spandau Ballet, Umberto Tozzi,
Zucchero, Ramazzotti, Venditti, Baglioni, Drupi, Annalisa Minetti. Anzi, la
band di Annalisa Minetti.
La passione per la musica, penso che mi sia
nata intorno ai quindici anni ascoltando Vasco Rossi, i Pink Floyd e il
metal...
3- La
prima volta che hai pensato di scrivere qualcosa e poi lo hai fatto? Quando
l’incontro con il tuo Editore Fernandel al quale devi essere molto legato
perché con lui hai pubblicato ben 4 libri, tranne l’ultimissimo?
A parte qualche racconto breve, la prima volta
è stata nell'autunno del duemila, quando in due mesi ho scritto Despero con
autentico spirito punk, senza avere idea di come si scrivesse un romanzo, cioè.
Ho spedito Despero (che all'epoca s'intitolava Kabra, in realtà) all'editore
Fernandel il 20 novembre 2000, senza avere la minima idea di che faccia avesse,
Giorgio Pozzi editore di Fernandel, che tipo fosse, niente... il 30 dicembre 2000 mi ha telefonato Giorgio
Pozzi per dire che il romanzo era bellissimo, a parte il titolo e il finale. Il
titolo è diventato Despero in cinque secondi, il finale è stato più sofferto,
ma ce l'abbiamo fatta... e il 15 settembre 2001 il libro è uscito. Il giorno
del crollo dellle torri gemelle, uno dei miei pensieri più cinici è stato
Cavolo, questo evento potrebbe vagamente oscurare la prossima uscita del mio
libro.
4-
Domanda classica, ma non sempre presente delle mie interviste: vista la tua
familiarità con l’Editoria e con la carta stampate come ti confronti
quotidianamente o quasi, (vista la tua crescente produzione di anno in anno)
con questo settore della cultura e della società italiana?
Bene, grazie. Finora mi sono trovato molto
bene con i due editori che mi hanno pubblicato (Fernandel e Guanda), ho avuto
recensioni generalmente buone, vado volentieri alle fiere dell'editoria... in
generale mi sento molto a mio agio, nell'ambiente editoriale.
5- E
sempre in linea con la precedente domanda cosa pensi della situazione che vive
attualmente la letteratura nel nostro paese? Ma soprattutto cosa pensi quando,
in questo panorama letterario non si fa altro che dire “di un giovane, che
scrive per i giovani, o comunque in maniera giovanile” fa parte della corrente
Muccino? Se non erro a te lo hanno detto.
In una recensione di Luglio, agosto, settembre
nero, si diceva Se volete conoscere dei trentenni un po' diversi da quelli di
muccino, leggete questo libro. E sul forum dell' (amatissimo!) Maltese,
nell'ambito di una polemica sul mio presunto giovanilismo, ero stato definito
la sciagura della cultura italiana insieme a Rocco Fortunato, a Ligabue e a
Muccino, se non sbaglio.
A un certo punto, divertiti da una polemica
che aveva preso un po' un tono del tipo “i giovanilisti hanno governato
quarant'anni”, “i giovanilisti mangiano i bambini”, “i giudici giovanilisti”, io
e Giorgio Pozzi abbiamo presentato “Dieci cose che ho fatto ma che non posso
credere di aver fatto, però le ho fatte” come “il romanzo più dichiaratamente
giovanilista di Gianluca Morozzi”. E lo scorso anno l'associazione culturale
Librintesta ha processato per giovanilismo me e Marco Rossari, alla libreria
Croce di Roma. Siamo stati brillantemente assolti.
6-
Mentre come dici tu stesso "Dieci cose che ho fatto ma che non posso
credere di aver fatto, però le ho fatte" è praticamente “tutto autobiografico”
da cosa hai tratto ispirazione per scrivere “Blackout”, se ispirazione di sorta
c’è stata? Come e quando ti è venuta in mente questa idea dell’ascensore
bloccato?
Mi è venuta in mente dieci anni fa, di ritorno da una
vacanza in Irlanda, in una domenica di ferragosto. Avevo camminato un po' per
una Bologna totalmente deserta, ma davvero, davvero deserta, e poi ero
ritornato nel mio palazzo, un palazzo di periferia, e mi ero ritrovato ad
aspettare l'ascensore con due vicini di casa. Cioè statisticamente era
incredibile trovare zero persone in centro a Bologna e trovarne due
nell'androne del mio palazzo. E poi avevo pensato: se adesso restiamo chiusi in
ascensore, io e questi due anziani, dopo quanto tempo vengono a tirarci fuori
la domenica di ferrragosto?
Così, nei polverosi archivi sindacali in cui svolgevo
all'epoca il servizio civile, avevo scritto un raccontino dal titolo Blackout.
L'avevo mandato a un paio di concorsi, senza successo, come tutte le cose che
mandavo in giro in quel periodo. Dieci anni dopo ho ripreso quel raccontino, e
mi è andata decisamente meglio.
7- Su un’intervista
on line, per www.sgimola.it curata da Àlen
Loreti e
pubblicata a Luglio 2004, a proposito dell’uscita del tuo nuovo libro
“Blackout” hai affermato “L’onestà nei confronti del lettore è tutto.” E’
questo che cerchi di fare ogni qual volta inizi a scrivere? E’ per questo che
nei tuoi primi 4 libri, molto
autobiografici, hai praticamente raccontato tutto di te?
Beh, in realtà i miei libri più autobiografici
sono “Dieci cose...” e “Accecati dalla luce”, nei due precedenti c'era molta
invenzione mescolata solo in parte a esperienze personali... Despero, per esempio, che molti hanno
reputato un romanzo autobiografico, era in grandissima parte frutto
d'invenzione.
8- Hai
scritto per il teatro un atto unico che
sta per essere messo in scena allo Uai Festival di Reggio Emilia. Di cosa
parla? Puoi svelarcelo in anteprima assoluta?
Si chiama “Nove minuti alla fine del mondo”, è ispirato a
uno degli episodi di “Luglio, agosto, settembre nero”. Allo scoppio della
guerra in Afghanistan, alle cinque del mattino, due ragazze pacifiste discutono
sullo slogan migliore da scrivere sulla parete di una casa, mentre due ragazzi
abbastanza ubriachi le seguono come cagnolini. Solo, dentro la casa, una
ragazza giovanissima sta cercando di partorire in bagno il bambino che sta
aspettando senza che i suoi genitori se ne accorgano, di farlo prima che suoni
la sveglia di sua madre, e in tempo per andare a scuola. Con un gioco di
situazioni alternate tra il dramma che si svolge dietro la parete della casa e
i toni farseschi tra i quattro ragazzi davanti alla parete stessa.
9- Progetti futuri?
Stai già preparando un nuovo romanzo?
Ne ho pronti tre, in verità. Se tutto va bene,
usciranno entro il 2006.
10- Ultima,
classica, immancabile domanda di ogni mi intervista, che vuole tracciare un
filo conduttore tra le vedute dei vari intervistati a proposito di un consigli
sincero e spassionato da dare ad un esordiente: Tu Gianluca Cosa ti senti di
suggerire ad un giovane che vuole cominciare scrivere e poi magari pubblicare?
Premesso che di ricette non ne ho, chiaramente,
premesso che è fondamentale leggere più possibile e scrivere più possibile,
suggerirei di seguire con attenzione le riviste letterarie italiane e le
piccole case editrici, per avere un'idea di quello che si sta scrivendo in
Italia adesso, e poi di far leggere le proprie cose a un editore medio-piccolo,
che probabilmente non ti liquiderà con un prestampato del tipo Non rientra nei
nostri programmi editoriali...(ma cercate di capire qual è la linea editoriale
dell'editore a cui mandate le vostre cose. Un romanzo in tre volumi su draghi e
stregoni o un romanzo erotico non saranno accolti trionfalmente in Fernandel,
per fare un esempio).
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Grazie a Gianluca
Morozzi,
per la sua cortese e
graditissima partecipazione.
Caramente,
Monia Di Biagio
per
“nuoviautori.org”