Anna Surico

 

Crepuscolo3@inwind.it

 

BREVE PROFILO BIO-BIBLIOGRAFICO

 

Il mio nome è Anna Surico. Ho 25 anni, sono nata e vivo a Gioia del Colle (Ba).
Da molti anni coltivo una passione smisurata per l'arte ed in particolar modo per la letteratura e la musica.
Ho trovato la mia ispirazione in autori come Baudelaire, Nietzsche, Poe, Gothe, Milton,
ma anche in scrittori più o meno contemporanei come P. V. Tondelli, S. Benni, A. Baricco, L. Pirandello, I. Calvino, J. Saramago, C. Bukowsky, A. Merini, P. P. Pasolini.
Scrivo soprattutto poesie. Ho all'attivo una raccolta completa dal titolo -Inedia-,
ed un'altra breve raccolta con un tema comune (la perdita dell'amore) dal titolo -Inferno-.
Ma la mia passione per la scrittura si estende fino ai saggi. Ho all'attivo, infatti, un saggio completo dal titolo "Zolfo", nonché un diario intitolato "Giorni".
Il mio secondo breve romanzo s'intitola "Destini in silenzio". Potenzialmente differente, sotto diversi punti di vista,
dal mio primo, "giovanile" romanzo dal titolo "Proverò a volare".
Nell'aprile 2002 con il racconto "La terra delle ombre (nel sogno del mio sonno)",
mi classifico dodicesima al concorso "I Cantastorie del 2002".
Nel novembre 2002 la mia poesia "Ed io non sapevo" entra a far parte dei cento finalisti al Concorso letterario
K "Una lettera contro il razzismo",
bandito dalla Prospettiva Editrice.
Nell'ottobre 2002 le mie poesie migliori ed il mio romanzo "Destini in silenzio" vengono pubblicati sul sito www.nuoviautori.org .
Sempre nell'ottobre 2002 la mia poesia "L'apnea" si classifica dodicesima al concorso on line "L'Amore", bandito da "Il foglio Letterario".
Nel dicembre 2002 alla pagina http://www.rcs.it/rcslibri/speakerscorner/poesiasurico.spm  della rubrica "L'angolo della poesia", a cura di Carlo Trotta, viene segnalata come opera della settimana la mia poesia "La coscienza del mare".
Nel dicembre 2002 esce l'antologia "L'Amore" Edizioni Il Foglio; tra le settanta poesie presenti nella raccolta,
è presente la mia poesia "L'apnea".
È il fase di realizzazione il mio terzo romanzo dal titolo "Non siamo stati noi",
da cui prende il nome anche il periodico di controinformazione, critica sociale e arte, che ho fondato insieme ad un gruppo di amici.
Il primo numero è fuori nel gennaio '03 ed oltre alla versione cartacea è disponibile anche una versione on line,
scaricabile sul sito nuoviautori.org (nella voce news).
Nel marzo '03 la mia poesia "La coscienza del mare" si classifica al primo posto della prima edizione del concorso "Poesia in rete", bandito dal sito www.ungarorocco.com e sempre nel marzo ’03 sullo stesso sito è  a disposizione una pagina a me dedicata.
Anche il profondo amore che nutro per la musica trova la sua applicazione. Scrivo, infatti, canzoni e suono la chitarra.
Da febbraio '02 inizia la mia collaborazione con il gruppo dark wave C.F.F. e il Nomade Venerabile (http://www.cffeilnomadevenerabile.com ).

 

 

 

 

 

tre nuove poesie pubblicate il 29\1\'03

 

 

LE MIE MILLE PICCOLE MORTI

 

Svegliati mia amata!

La verità incombe sul tuo amore che par felice di non esserlo.

Svegliati e portami nelle stanze che furono veglie

e uniche testimoni dell’insano crimine,

il solo che abbia mai commesso.

Oblio regalando alle infamie,

alle urla, alle arbitrarie accuse,

alle steppe bugiarde che ho percorso.

Oblio regalando ai tradimenti che anche

un pensiero serpeggiante non guarderebbe di buon occhio.

Che stingano pure i colori plumbei del mio viso,

gli sguardi sbilenchi,

le parole fuori pensiero.

Che stingano pure e che si confondano col novello carminio amore.

Solo quando i colori saranno vivaci e la musica allegra tu potrai,

fresco amante,

legarmi i polsi all’astio, ma neanche allora saprò dirti

delle mie mille piccole morti.


D'ONIRICO INEBRIANTE

L'odore tuo. D'onirico inebriante l'ho avvertito
come per la prima volta su spiagge fiorite, nuotando entro fiumi pacati.
Fiumi che ho raggiunto attraverso un insano mare, attraversando onde lontane
figlie di un uragano.
La terra era povere,
digerita più dall'indifferenza che dal tempo,
le dune governavano il panorama,
il loro numero pari a quello degli amanti che su di essa
si sono distesi,
ingoiando passione, scemando pudore.
Ancora li osservo,
il loro corpo è una coltre di sabbia
e se, di loro, riesci a cogliere un sol attimo di immobilità,
ai tuoi occhi, a quelli del mare
simili a statue appariranno.
Vegliano.
Perfezione, meraviglia, stupore.
Di un erotico salmastro è il lor profilo e le onde,
con il loro elidersi,
il suono ligio dell'eternità.
Io e te l'ascolteremo.
Morendo e rinascendo.
Rinascendo e morendo.
Istante dopo istante.


LABBRA

 

Sulle labbra tue tutto è dimenticanza.

Oblio che fiorisce e s’incunea tra i dirupi della memoria,

strapiombi dell’incoscienza che mettono alla berlina i bisogni.

Ti estirpano nelle emozioni, vezzi quotidiano sin troppo familiari.

 

Delle labbra laverei via le parole.

Vi lascerei solo baci,

spesso sorrisi,

a volte respiri o solo sospiri.

Sol sfiorandole mi prenderei cura di loro.

 

Se le vedrai richiudersi in sé stesse, come in un breve letargo,

sarà solo per scacciar l’aria, questo vento dell’anima.

Servisse solo a far vibrare un ciuffo di capelli quando

le labbra mie trovano ristoro in quella nicchia senza nome

che vi è tra il lobo e il collo.

Servisse solo a concedere sonno ad una candela stanca per aver vegliato

notte intera al capezzale degli amanti.

E che sol restasse il movimento. Quello del tuo petto, quello che amo

in silenzio osservare mentre dormi.

Leggo poemi in quel sinuoso vibrar d’onde che è il tuo respiro.

 

 

Poesie pubblicate il 14\10’02

Poesie molto intense, che rivelano uno stile personale.

 

LA COSCIENZA DEL MARE

 

Illustrami con pazienza la coscienza del mare.

Le sue onde giammai discrete,

il suo fluire così poco consueto.

È una traccia involontariamente lasciata e poco comprendo

con quale amore dona carezze alla sabbia che estasiata

a tal punto mi pare da formar sculture e nicchie di un’imprecisione siderale.

Apparente.

Vorrei che mai nessuno la studiasse o la imparasse a memoria.

Vorrei che fosse un punto illimitato.

 

Che non è terra.

Che non è mare.

Che non è aria da respirare.

Ma che solo bruciasse.

 

Io potrei partire seguendo queste tracce che

il mar confonde ma che mai cancella.

 

Son come dolori lasciati in sospeso.

Son come tradimenti in cui resa e consenso non si trova.

 

 

 

 

CHE LIBERI DAL MALE

 

Come ogni notte leggermente s’inclina e viene a trovarmi.

Posa il suo sguardo altrove.

Altrove ci sono io, come in disparte ad accumular sciocchezze

per poi renderle incertezze.

Solo più lievemente rispetto al giorno.

Come ogni notte paragonata ad ogni giorno.

 

Io mi rendo assenza e come tale,

incontro nell’inconsueta veste della non-presenza,

tutti coloro che ho perso o che da troppo tempo non incontro.

 

Poesia che sogno accanto ai desideri

e che liberi dal male.

Dallo stesso male che inflitto torna a ricordarmi che sono assenza.

Giammai effimera presenza.

 

 

 

 

 

UN ALTRO VOLO SPEZZATO

 

A formare cerchi impensabili,

in viaggio verso destinazioni improbabili.

Da una stagione imperfetta verso un’altra inesistente.

E se non tornassi?!?

Mai più alla casa che non è mia!

E se non trovassi mai più la casa che non conosco?!?

Verso improbabili destinazioni.

Ho tra il becco cibo rubato che pagherò con la vita.

Eppure non sai cosa vuol dire morire in un volo sinuoso.

Come in una danza mai scritta, o studiata.

Io dipingo il cielo offrendogli le sfumature di un volo.

Altrimenti non sarebbe cielo.

 

 

 

 

MALE CANE

 

Dove nasce la paura…

e lì che incontro la vergogna e mi ritiro indiscreta.

Prima che chiunque possa vedermi.

Ma nessuno può vedermi  se non un cane stremato per la strada

che prova il suo male cane.

Quel male che tanto noi pronunciamo

ma che non si può mai provare.

E mi chiedo se è quello il male, se cane sta per il massimo male

o se il male sfugge al limite del dolore che chiunque può provare.

E fa un male cane questo inconsueto pensare,

eppure non sono un cane.

No.

Faccio parte io delle gesta umane

di cui tanto ci si può vantare,

ma su cui dio continua a vomitare.

 

 

 

 

TI DIREI

 

Idiozie sparse e poco credibili.

Indisturbate.

Molestano coprendo con sipari di carnoso velluto

tutto quel che mi rimane o meglio tutto quel che rimane.

Accanto.

Senza dover partire.

Vorrei essere io a dover partire.

Solo per una volta.

Ma senza dover abbandonare o dimenticare nessuno.

 

Ti direi di accudire i miei passi.

Giuro, non mi vedrai andar via di spalle, né sparirò dietro il primo angolo.

La strada sarà retta ed io sarò solo più piccola ai tuoi occhi,

solo più piccola, poco visibile

ma mai assente.

 

Ti direi di assopirti nel mio letto e di far le fusa al mio guanciale.

I miei sogni son tutti nel ventre suo tenero

e potrebbe commuoversi davanti al tuo amore.

Solo allora egli potrebbe far traspirare i sogni miei

lentamente,

ad uno ad uno.

Dalle sue trame fino ai pori della pelle tua ormai poco vigile.

Solo allora capiresti,

solo allora ti direi sogna nei miei sogni e mutali se vuoi.

 

Al tuo risveglio quel capezzale sarà la ragione del mio ritorno

e la tua attesa l'unica strada che dovrò seguire.

 

 

 

 

SCORGESI

 

Basterebbe scorgersi in mezzo agli alberi o tra le mura, se vuoi.

Se ti è più facile.

Scorgersi senza mai incontrarsi o doversi salutare.

Senza mai amare o doversi ferire. Sfuggire ai lunghi sguardi

nella confortante consapevolezza di essere osservati e magari ricordati.

Nello sguardo di un attimo intenso più di una costante presenza

che col tempo diviene più che un’assenza.

Correre da un arbusto all’altro o da un angolo di cemento ad un altro,

che forse mi è più facile.

Scorgersi e un attimo dopo perdersi nell’insana, timida certezza di

scorgersi e ritrovarsi nel successivo attimo.

Solo così si avrebbe la costante ebbrezza di trovarsi e ritrovarsi senza

doversi mai davvero perdersi.

 

 

 

 

L’ATTESA E LA MANCANZA

 

Oblio che rende impassibili gli sguardi,

ascolto solo la mia voce e rendo tutto

innocuo,

silenzioso

e carezzevole.

Come qualcosa da leggere che rende

fievole l’attesa

e lieve la mancanza.

E rincorro pensieri che sfuggivano alla mente,

accarezzavano il ricordo

ma amavano l’oblio…

raggiungevano i traditori

e vincevano le paure.

 

 

 

 

POESIA

 

Tutto ha inizio proprio così.

Si diffonde in silenzio come a placar la diffidenza.

Il suo volto tende all’estraneità.

È una distanza immobile in cui perdo i miei passi

in un cammino posticcio fatto di monosillabi,

una costante decrescenza di espressione che poi si annulla

e diviene poesia.

È a quel punto che la resa si fa evidente e tutto ciò che ho perduto

torna tra le braccia mie.

Né io, né loro.

No. Loro non ricordano tutto il resto.

Neanche io ricordo.

In quel momento neanche io ricordo.

Non ricordo l’astio.

Non ricordo la rabbia.

Non ricordo l’odio.

La beatitudine né i sorrisi.

In quell’abbraccio. Che è la poesia.

Si dimentica ogni cosa ma si scrive pensando ad ognuna di esse.