Antonella Pizzo



Breve nota biografica:
Antonella Pizzo nata a Palazzolo Acreide (SR) nel 1954, vive a Ragusa
. Ha pubblicato una silloge di poesie siciliane con prefazione di Giuseppe Risica nel marzo del 2004, dal titolo 'Strati' - edizione privata in 50 esemplari da regalare a parenti e amici, "perchè tanto la poesia non la legge nessuno e men che meno quella siciliana". La silloge è stata pubblicata interamente sul sito:

http://xoomer.virgilio.it/antonellapizzo/index.htm

 

antoniapizzo@libero.it

 

 

 

Trascinammo alla vecchia stazione le nostre giornate.

 

Trascinammo alla vecchia stazione le nostre giornate.
e su ponteggi di luce, spossati, ci arrampicammo
Lungo fili tesi la teoria di pennuti dispose la rappresentazione.
Smettemmo le nostre ali e indossammo le loro,
copiammo movenze e gesti, tracciammo
nuovi segni e linee rette tratteggiammo,

a memoria, recitammo i loro cip.
(Non ricordavamo i nostri)
Fu allora che i files si rifiutarono di reggerne il peso
fischiarono anche le tortore e i pastori zufolarono

disappunti.
Fu quello il nostro tonfo, il nostro più grande cedimento,
e sì, che c'eravamo abituati. Ci allontanammo.
Pure il treno ci disapprovò.

 

 

Ho visto passare


Ho visto passare
in nero e grigio
il mio corpo su uno schermo piatto
e non l'ho riconosciuto.
Dolce amore mio,
cosa sarà l'oggi
se non una ennesima partenza
per un ennesimo punto d'arrivo,
vicolo cieco muro del pianto voragine buio.
Ho visto rubare limoni
nell'angolo
all'angolo della strada
e il vecchio con la sedia a rotelle
malato
di malinconia
che ci pisciava accanto.

 

 

 

 

Nevrotic love


Schiacciami a muro zanzara estiva fammi schizzare il sangue dalle orecchie spolpami tutta   coscia di pollo strappami i capelli a ciuff a ciuff, passami una lettorina sotto e una sopra fammi attraversare da un ago senza cruna e cucimi con gli aghi di pino e strizzami e schizzami e spruzzami con olio fetente appallottolami nel pugno palletta da biliardo acciuffami per la colletta e pinzami con la cucitrice collazionami per bene che non si perda niente di me e retropuntami a destra e poi sinistra e poi in lungo e in largo, passami per il forno a legna e per un comignolo stretto fammi riposare nella tua sedia a dondolo elettrica e arrostiscimi piano come triglia alla griglia e cuocimi a vapore e a fuoco lento distilla i miei umori malvagi, fai grappa di me, fai pizzoccheri, e pinzimoniami lentamente con aceto di mele e fai polpette di me e condiscimi con l'aglio che tiene lontano i cattivi pensieri, inseriscimi nel bancomat ma schiacciami prima con il bulldozer affinché non si debba dire che non ero abbastanza sottile per te, e pressami poi nella morsa e mettimi nella valigia tua di ventiquattrore fa facendo in modo di incastrarmi per bene le dita nella chiusura a scatto, e lavami e nell'oblò salutami con la mano, e centrifugami e frullami e rullami e poi scaraventami il portone in faccia e rompimi il setto nasale, abbatti un muro in mio onore dirupalo tutto sulla mia testa e fai barricate di me e salici sopra e spara alla folla e non permettere che mi liberi da te e calpestami pestami appestami infettami contagiami calciami scalciami come un pallone scoppiato con le tue scarpe chiodate e scoppiami con un chiodo fisso ma che sia arrugginito al punto giusto piantami un palo appuntito negli occhi e temperalo bene prima e mettimene uno anche nei piedi così che non mi possa allontanare da te e legami le mani dietro la schiena con fine filo spinato e spinami come pescepalla e chiedimi palla pallina dove sei stata che ti risponderò e gioca con me un gioco con acciarino piccolo e ustionami tutta per sbaglio e pentiti e addosso buttami acqua e terra e poi balla balla con me in questo fango (e dammi un'aspirina che, con tutto quello che mi hai fatto, ho mal di testa) e fammi fare l'ultima giravolta e subito dopo annegami annegami nell'acqua del tuo bidet amore mio e pietoso raccoglili i miei gesti e dalli in pasto al barboncino della tua vicina di casa, quella che è tanto gentile con te, e fatti beffe di me e ridimi in faccia, in quella che mi è restata, e ridimi pure ridimi pure ridimi pure e pure scuoiami se vuoi e con la mia pelle fabbrica un tamburo e suonaci una musica tribale e se la musica ti parla tu zittiscila che non è proprio il caso.

 

 

I gamberi

 

 

 

I gamberi mi piacciono molto

perché sono uguali me.

Camminano all'indietro e

sembra che non facciano mai

un passo avanti.

I gamberi sono come me

camminano all'indietro.

Però andare indietro

è come andare avanti

e andare avanti è andare

dove non si è mai stati.

Che poi basta girarsi

e camminare così come si sa

guardando bene in faccia

quello che si è lasciato.