Fernando Bassoli

 

 

Nato il 27/4/1969; Latina

fernandobassoli@hotmail.com

 

 

Studi:

Maturità classica (1990); 5 esami presso la Facoltà di Sociologia (1991-’92);

Laurea in Giurisprudenza alla “Sapienza” di Roma (1996);

Attestato del 7° corso di giornalismo e scrittura narrativa “Parole in corso”, promosso dalla rivista “Storie” col contributo di Alessandro Bergonzoni, Sandro Ciotti e Roberto Cotroneo (1997).

Attuale occupazione:

giornalista collaboratore fisso delle seguenti Testate giornalistiche:

“RM. Borbona” - Rieti (1997-1999);

“GSA.Master News” - Milano: www.gsamaster.it (1999-2002);

“Tribuna Stampa” – Milano: dal 2000;

“Penna d’autore” - Torino: www.pennadautore.it (dal 1998);

“Stradanove” - Modena: www.stradanove.net (dal 2000);

“Orizzonti” - Roma: www.rivistaorizzonti.net (dal 1997);

“Mediajob” - Roma: www.mediajobnet.it (dal 2000);

“Lamette” - Latina: www.lamette.it (dal 2001);

“Golfo” - Formia – LT: www.golfo.tv (dal 2002);

Curatore, con Andrea Guanci, della rubrica letteraria “Latina racconta” (www.ciaolatina.it/latinaracconta) del Portale Ciaolatina.com - Latina: www.Ciaolatina.com (dal 2002).

Collabora altresì con l’Accademia artistica “Gildart International” di Roma.

Pubblicazioni:

1) il libro di racconti “Bordighera: volti e storie” (www.ruota.it - cliccare su ‘Racconti di Bordighera, 1998);

2) il libro di racconti “Come cammina un uomo senza gambe?” (Aletti Editore, 2000), opera che ha ottenuto il 5° posto al Premio letterario “Lev Tolstoj” 2001, con premiazione all’Hotel Metropole di Roma.

 

 

 

 

 

 

 

 

Una raccolta di poesie molto intese, sincere.

Pubblicata il 5\12\’02

 

Silloge poetica

 

di FERNANDO BASSOLI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Trame

 

 

 

Spasmi senza posa evaporano

 

sfumando tra le cime,

 

nella notte lattescente,

 

tersa dalla Luna insonne dei morti.

 

Risalgo il filo della vita,

 

tessendo la trama di cento giorni

 

e mille labbra.

 

Respiro il mattino di porpora

 

e pesco nel lago del passato,

 

che tremola e vacilla,

 

livido di rimpianto,

 

tra i pioppi stinti

 

da nubi d’ambra.

 

Etereo ed eterno, mi dissolvo.

 

Quante volte morirò ancora?

 

 

 

ALI DI NEBBIA

 

Buio è il vortice

 

delle chiome di neve

 

che abbandona le nubi

 

e percorre quest’inverno stanco.

 

La cantilena del vento

 

ci chiama a sé,

 

oltre la montagna.

 

Orme di passi senza suono

 

scuotono le ali della nebbia.

 

Non ha pace l’occhio che vede.

 

 

 

LAME DI LUNA

 

 

Prigioniera del respiro della notte

 

danzi leggera tra le stelle,

 

Luna amica.

 

Affondando le tue lame

 

tra lo sciabordìo delle onde,

 

danzi leggera

 

sull’orlo dell’abisso.

 

 

 

POLVERE

 

Foglie di rami

 

spogliati da riccioli di vento

 

danzano nell’aria,

 

rotolando come granelli di polvere

 

nello stagno dei pensieri.

 

L’errore è nascere.

 

 

 

LACRIME

 

Cavalco la vergogna dell’errore

 

e dell’orgoglio, mio solo nemico.

 

Perdonate le lacrime

 

figlie di questo misero cuore.

 

 

BISBIGLI

 

 

All’alba, nei campi,

 

fra tremolii di foglie,

 

bisbigli sbocciano,

 

germogliano e, iridescenti,

 

si confondono col cielo.

 

Schiude le sue labbra

 

il respiro della vita.

 

 

L’ORA

 

 

Tra praterie di solitudine

 

avanzi, uomo.

 

Dolce è la notte

 

per chi sa attendere l’ora.

 

 

TREGENDA

 

 

Labile, oscilla

 

il mio talismano

 

nella tregenda.

 

Un giorno in meno da vivere

 

negli anni bui del Kalì Yuga.

 

 

 

CERCANDO

 

 

Ricordo un pensiero

 

rivolto al passato.

 

Triste fantasma,

 

vagando accecato,

 

cercavo me stesso

 

guardando al futuro.

 

 

 

PETROLIO

 

 

Sale, sciamando su cadaveri d’uccelli,

 

la bestemmia del mare invaso.

 

Petrolio stende la sua ombra

 

oltre questo tempo,

 

verso i nostri figli.

 

L’incubo ci sovrasta

 

e brucio,

 

tra abissi di fuoco.

 

 

RABBIA

 

Ricamo la tela

 

e corro alle rive dell’infanzia.

 

In un deserto di baci,

 

accarezzo la fuga.

 

L’intera vita è inutile

 

tranne questi versi.

 

 

 

CENERE

 

 

Riposa nel giaciglio dell’illusione,

 

nobile vento dell’eros,

 

e sciala i tuoi sogni

 

nel ciarpame che tramonta

 

sulla palude compresa tra la cenere.

 

 

TENEBRE

 

 

Scaccia l’ombra

 

e traccia l’orma

 

del destino che si ostina a fluire

 

tra lacrime e beffe,

 

sorrisi e sberleffi,

 

ribelle virtù.

 

 

LIBIDO

 

 

Palpita il lampo

 

ardente ed ebbro.

 

Io stesso muto, scemando nel buio,

 

cantando l’oblio furtivo del piacere.

 

 

 

FUMO

 

 

Perfido miraggio

 

evapori ed esali

 

nel diletto declivio fatale,

 

sostando al varco,

 

trasalendo ignaro.

 

 

VISIONE

 

 

Invadi il silenzio cavo

 

dei miei occhi spogli, ora quieti.

 

Pallido e bugiardo sanguino,

 

nel sudario che scolora,

 

come un foulard di ghirlande tra le rondini.

 

 

IMPLOSIONI

 

 

Piumaggi di lascivia

 

olezzando sfarfallo, tra filande di boschi.

 

Implodi il tuo vagare, donna,

 

vola oltre l’oblio della realtà,

 

spoglia la quiete

 

ed inebria il silenzio,

 

tra melodia e sentimento.

 

 

ESTASI

 

 

Supino sull’erba madida

 

abito il silenzio

 

coronato di luce.

 

Tutto torna all’oblio.

 

 

SILENZIO

 

 

T’odo e godo del ristoro

 

che nutre lo spirito

 

dei corpi sottili.

 

L’aura del silenzio

 

svela il mio essere.

 

 

FUOCO

 

 

Battiti vibrano nell’ombra.

 

Stordito, sogno.

 

Brucia la mia essenza.

 

Rido. Ardono abissi di fuoco.

 

 

 

SESSO

 

 

Seni selvaggi assaporo.

 

Sulla sabbia complice

 

cozzano, nudi, i corpi.

 

Vergine ai venti, la baia

 

nutre d’estasi la gioia del sesso.

 

 

DI NOI

 

 

Nel tuo sguardo, tracce di me.

 

Sulla mia pelle, il tuo respiro.

 

Divisi, sempre accanto noi due.

 

 

SOGNO

 

 

Sorrisi respirati nell’attesa

 

d’un bacio mai dato, mai avuto

 

sognato soltanto.

 

 

PIETRE

 

Pietre parlano di passi consumati

 

lungo il sentiero della vita.

 

Uomini silenti volgono lo sguardo

 

all’oscurità che li attende.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LAMBENDO LEMBI DI LIMBO

 

 

Indumenti flosci.

 

Un sogghigno nel risucchio

 

della malora.

 

Un picchettìo bisbigliante,

 

quasi un rullìo

 

lambendo lembi di limbo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ALTROVE

 

 

Vivo altrove,

 

nel rabesco granuloso delle stelle,

 

stordito dal tepore

 

di una bambola di carne.

 

Tu ed io altrove sospirando,

 

chiusi in una stanza d’albergo

 

sospesa nel cosmo.

 

Voglio sentirti vibrare,

 

voglio portarti altrove:

 

al centro del mio cuore.

 

 

Delirando sognandoti

 

 

 

Forse un giorno faremo l’amore

 

sopra un prato di stelle,

 

sotto una luna di brace.

 

Sarà bello ascoltare

 

i tuoi occhi rilucere

 

mentre il cielo esploderà.

 

Il sogno si farà delirio, la realtà poesia,

 

e la notte farà da cornice all’estasi.

 

 

Anime amanti

(Alla mia donna)

 

 

L’idillio delirante

 

di due anime ribelli

 

rapite dalla poesia

 

di sospiri consumati

 

nella luce del buio.

 

Il destino sublime

 

dell’amante adorazione

 

che ci rende divini

 

ma pur sempre

 

umani e mortali.

 

Vorrei specchiarmi nei tuoi silenzi

 

e non posso nemmeno baciarti,

 

vorrei tuffarmi nei tuoi occhi

 

e non riesco neppure a vederti,

 

ma quando ti morirò dentro,

 

la Luna sarà più alta nel cielo,

 

e la sua luce più tersa.

 

Solo allora sarai veramente mia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DESIDERANDO VOLO

 

 

Scie brumose lascio volando

 

lacrimando senza scampo su di te.

 

Volteggio ingolosìto

 

penando per trattenere

 

succo d’eros e desiderio.

 

Modulano parole d’aurora

 

le tue labbra rilucenti

 

mormorando fremendo

 

l’estasi che brucia i nostri corpi.

 

Volo con te. Sei forse le mie ali?

 

 

NENIA

 

 

Sliricata adrenalinica

 

genuflessione allusiva,

 

ambigua, ambivalente,

 

nenia riverberandosi

 

spumosa spirando sospesa,

 

vita immemore rimeditata

 

disgregandoti evapori,

 

brulicando labirintica.

 

Barlumi, visioni smaltate

 

di verità svelando.