Carmelo Parrinelli

 

 

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email: djpar81@hotmail.com

 

 

A Roberta:

 

Ricordo dei nostri passi

mentre il sole spariva dietro alle nuvole

e la pioggia bagnava i nostri corpi

e s’asciugava colpita da caldi abbracci.

 

Ricordo la fuga di noi bambini

presi dallo stupore e dal pianto celeste

quando ritorno fu per me ricompensa

e m’allietasti di giorni e di caparbie strette.

 

Ricordo le note di una canzone triste

e di quel ultimo addio tanto umiliato

mentre danzando bagnavi le mie membra

versando lacrime d’amaro sospiro.

 

Ricordo mia cara Roberta…

…e mai scorderò.

 

 

Pioggia sul finir di luglio:

 

 

Pioggia;

sei tu che gridi sul finir di luglio

presa da spasimo e così piena d’orgoglio

fai breccia per le strade a digiuno

e bagni campi, prati e boccioli di giglio.

 

…Adesso  vedo chiaro e scuro

dentro ai tuoi versi

da queste tenebre assolto e libero

da queste ronde notturne e odori di gelsi

e tortuoso sentiero, illustro effimero.

 

Incendio dell’anima e nei campi assolati

ecco l’ olezzo di sabbia e pioggia

l’unione di due innamorati

che in questo finir di luglio è parola saggia.

 

Intenerisci di sorrisi e agguati

con rumori di tuoni e scrosci improvvisi;

tu pioggia in estate, di monti affamati

e tutto rinfresca il senso, l’aria

per noi indecisi.

 

 

 

 

 

Serena sei tu:

 

Sul mare e sulla terra,

mai così simili ad angeli decaduti

e i miei occhi annebbiati e chiusi

rovinati dalla luce del giorno.

 

Serena sei tu dentro ai miei giochi

e come il colore più vivo, acceso

riempi il grigiore di giorni annoiati…

 

E quando s’è fatta sera

nessuno di me si consola

avendo te come giusta preghiera

mentre vien meno bramata parola.

 

Sei come l’oceano calmo, cheto

e mi tuoni dentro come tempesta,

io delle tuo onde affogo, annego

tanto che poi dinanzi a me s’è festa

e urlar non saprei se d’amor s’appresta.

 

L’ordinata follia or festeggia

e andrà di spazi nel mio essere assorto

canterà di un ciel che poi troneggia

innominato lustro e di me accorto

mai dubitando amor mio celeste

anche dell’uomo innamorato, avvolto.

 

 

La dea essenza:

 

E quella terra baciò il cielo in fronte

con il bisbiglio di stelle intorno

ed io invidioso di quell’amore folle

mai più rivolsi lo sguardo al mondo.

 

La memoria di cui tanto favelli

è si la via tarda del cuore

ma la grazia di cui mi nutristi

fece largo al nostro piccolo amore.

 

Forse l'essenza ha origine immensa

così come l'anima mia s'accoccola

nutrito di latte divino dalla dea coscienza

ci rende immortale alla sua prole

e con noi s'accorse di non poterne fare senza.

 

 

 

 

Telemaco chiuse la porta:

 

Telemaco alla porta aspetti il padre

colui che mancò da remoti anni,

le sue braccia son ricordo di piccoli vagiti

e la madre racconta di tanti inganni

ch’ebbero i Proci d’ambiziosi sogni, armi.

 

Tu principe sei di Itaca immensa

mancando il verso della corona innata

Argo ti guarda, indiscreto pensa

a quant’è dolce la mente assonnata.

 

Troia non è la tomba del caro tuo maestro

colui che finge la pazzia improvvisa

e aduna le frecce e il dardo col destro

vecchiaia divenuta forza che avvisa.

 

Telemaco tu, che alla vita tieni

chiudi le porte ai malefici inganni

così che ai Proci, il capriccio toglievi

con il pensiero dolce di quei vetusti panni.