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A Roberta:
Ricordo dei nostri passi
mentre il sole spariva dietro alle nuvole
e la pioggia bagnava i nostri corpi
e s’asciugava colpita da caldi abbracci.
Ricordo la fuga di noi bambini
presi dallo stupore e dal pianto celeste
quando ritorno fu per me ricompensa
e m’allietasti di giorni e di caparbie strette.
Ricordo le note di una canzone triste
e di quel ultimo addio tanto umiliato
mentre danzando bagnavi le mie membra
versando lacrime d’amaro sospiro.
Ricordo mia cara Roberta…
…e mai scorderò.
Pioggia sul finir di luglio:
Pioggia;
sei tu che gridi sul finir di luglio
presa da spasimo e così piena d’orgoglio
fai breccia per le strade a digiuno
e bagni campi, prati e boccioli di giglio.
…Adesso vedo chiaro e scuro
dentro ai tuoi versi
da queste tenebre assolto e libero
da queste ronde notturne e odori di gelsi
e tortuoso sentiero, illustro effimero.
Incendio dell’anima e nei campi assolati
ecco l’ olezzo di sabbia e pioggia
l’unione di due innamorati
che in questo finir di luglio è parola saggia.
Intenerisci di sorrisi e agguati
con rumori di tuoni e scrosci improvvisi;
tu pioggia in estate, di monti affamati
e tutto rinfresca il senso, l’aria
per noi indecisi.
Serena sei tu:
Sul mare e sulla terra,
mai così simili ad angeli decaduti
e i miei occhi annebbiati e chiusi
rovinati dalla luce del giorno.
Serena sei tu dentro ai miei giochi
e come il colore più vivo, acceso
riempi il grigiore di giorni annoiati…
E quando s’è fatta sera
nessuno di me si consola
avendo te come giusta preghiera
mentre vien meno bramata parola.
Sei come l’oceano calmo, cheto
e mi tuoni dentro come tempesta,
io delle tuo onde affogo, annego
tanto che poi dinanzi a me s’è festa
e urlar non saprei se d’amor s’appresta.
L’ordinata follia or festeggia
e andrà di spazi nel mio essere assorto
canterà di un ciel che poi troneggia
innominato lustro e di me accorto
mai dubitando amor mio celeste
anche dell’uomo innamorato, avvolto.
La dea essenza:
E quella terra baciò il cielo in fronte
con il bisbiglio di stelle intorno
ed io invidioso di quell’amore folle
mai più rivolsi lo sguardo al mondo.
La memoria di cui tanto favelli
è si la via tarda del cuore
ma la grazia di cui mi nutristi
fece largo al nostro piccolo amore.
Forse l'essenza ha origine immensa
così come l'anima mia s'accoccola
nutrito di latte divino dalla dea coscienza
ci rende immortale alla sua prole
e con noi s'accorse di non poterne fare senza.
Telemaco chiuse la porta:
Telemaco alla porta aspetti il padre
colui che mancò da remoti anni,
le sue braccia son ricordo di piccoli vagiti
e la madre racconta di tanti inganni
ch’ebbero i Proci d’ambiziosi sogni, armi.
Tu principe sei di Itaca immensa
mancando il verso della corona innata
Argo ti guarda, indiscreto pensa
a quant’è dolce la mente assonnata.
Troia non è la tomba del caro tuo maestro
colui che finge la pazzia improvvisa
e aduna le frecce e il dardo col destro
vecchiaia divenuta forza che avvisa.
Telemaco tu, che alla vita tieni
chiudi le porte ai malefici inganni
così che ai Proci, il capriccio toglievi
con il pensiero dolce di quei vetusti panni.