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è nata a Napoli e la sua
città è impressa in lei, come un tatuaggio indelebile! Ha visto la luce nel 1968,
sotto il segno della Vergine e le caratteristiche di questo segno – onestà, concretezza, rigidità, dolcezza, acutezza,
realismo, tranquillità, spirito di osservazione, pignoleria, perfezionismo,
freddezza (spesso solo apparente), altruismo, fedeltà, sarcasmo e durezza (se
offesa, ferita o tradita) - tratteggiano alla perfezione il suo carattere… che
definire complesso è forse poco!
E’ Giornalista
Pubblicista ed è diplomata in Ragioneria.
Tutto ciò
che è creativo ed artistico è per lei motivo di interesse
e passione, ma il suo più grande amore è… SCRIVERE! Ha
iniziato da ragazzina e non ha smesso più…
Ha scritto
vari testi per canzoni, una decina di racconti,
circa 400 poesie e un romanzo,
intitolato “Di realtà e fantasia”.
Il suo scritto parla d’amore (in senso lato) – l’argomento che preferisce perché è ciò che è più importante nella vita -, di affetti familiari, di amicizia, di problematiche sociali, della sua città, di vita...
Infilo il coltello
nella nostalgia
e la divido a piccoli
pezzi.
Ne assaggio
poca alla volta
così da non finirla
mai.
Non riesco a mangiarla tutta
e a rimanerne senza.
(13/5/2004)
Le ragazze
che
a grandi passi
camminano
nelle fredde ore del
mattino…
Le ragazze
che
occhi stanchi e
piedi affossati in
scarpe informi,
corrono
nella nebbia
verso il dovere
quotidiano…
Le ragazze
che
cantano
e si stringono le mani
per la paura del
domani…
Le ragazze
che
alle 13
dividono
un panino
e i sogni per domani…
Le ragazze
che
al sabato sera
diventano
donne
e poi, domani,
forse mamme…
Le ragazze
domani
canteranno
dei figli.
(23/1/2004)
Mondo in bianco e nero.
Polvere tra i denti.
Aria fritta.
Soffitti ingrigiti.
Fame d’amore.
Realtà scomposta.
Pagine di vita
annotate
su stampa di ieri.
Pochi passi,
guardato
a vista,
in un quadrato
d’asfalto.
E solo
un giorno ogni
sette
vedi un volto amato,
ascolti
una parola
di speranza.
La tua libertà
è oltre,
è domani,
se domani ci sarà.
Non sei una scheggia,
non puoi volare,
sei carcerato.
(3/10/1995)
All’alba
d’un mattino
d’estate,
quando un vento forte
porta via
l’unico pilastro
del tuo essere viva
e tutto diventa
impalpabile…
tutto irreale…
Ti chiedi
ma non ti rispondi,
copiose
lacrime
ti riempiono le
labbra.
E tu, sola…
Ti fai male,
ti prendi a
schiaffi.
Sei viva,
ma sola…
Che fare, che ne
sarà…
Non puoi risponderti,
non puoi pensare.
Ora il tuo domani
è un punto indefinito.
Non più speranza,
non più sogni…
Sai solo quel che non avrai.
Il resto è relativo…
Lui non è più qui.
Una storia diversa,
un amore diverso.
Per Gianna provava affetto,
per Sonia simpatia,
per Marianna una
vera amicizia.
Per nessuna provava amore.
Non aveva mai assaporato
la dolcezza
dell’amore.
Roberto amava Cristo,
Cristo era con lui
ma era troppo
lontano.
Roberto amava Luca
ma Luca faceva
parte
di un altro
pianeta.
Roberto si risvegliò di colpo
da un sogno
accarezzato
troppo a lungo.
Vide il suo futuro
in tanti piccoli flashes in bianco e nero,
tanta solidarietà,
tanto amore di mamma,
tante buone parole,
tanto compatimento.
Troppo poco per costruire
una vita.
Solo con Cristo
avrebbe
potuto dare un senso
alla sua esistenza
sbagliata.
A Cristo si donò,
in un freddo attimo
di lucidità.
(8/6/1994)
Sveva guardava il mare
Sveva guardava oltre,
guardava
la linea indefinita
ove il cristallo del
cielo
e il corallo del mare
si sposano
e danno vita
a quella perla di luce
infinita.
E sognava,
sognava
figure impossibili…
Seduta sulla gelida
sabbia invernale,
bagnata
da poche gocce ghiacciate
che le spaccavano
l’anima,
Sveva
fissava
il suo pensiero
in quel che fu,
nel non più
possibile;
rivedeva
le sue pagine rosa
tra gocce di lacrime
e pioggia
che la riportavano
sulla sabbia.
Destò il suo sguardo
d’improvviso,
una briciola di cane
faceva feste nel suo
grembo!
Spostò il suo sguardo
nella placida distesa
azzurra,
un piccolo
pescatore
tornava
a riva
col suo carico di
fatica.
Si voltò di scatto sul lato,
il palloncino d’un
cucciolo d’uomo
la colpì.
Sveva sorrise.
Non era più sola,
la perla di luce
era lì,
la vita era con
lei.
Sveva non guardava più
il mare,
non guardava più
oltre…
(23/1/2004)
Vecchi tempi…
Vecchi tempi andati…
Vecchi tempi miei…
Sepolti tra pagine rosa,
vivi in fondo al mio
cuore.
Vecchia gente…
Vecchia gente tra tracce
di ricordi…
Vecchie facce ingiallite…
Cancellate dal presente
quanto presenti in me.
Un momento
ed è vita di ieri.
Un salto
ed è il vuoto di
oggi.
Rimpianto…
Sofferenza…
No…
Tenerezza…
Commozione.
Vecchi tempi miei,
dove siete?
Vecchia gente mia,
come stai?
(23/06/1996)
E’ da troppo tempo
che una voce
manca all’appello.
Si è unita
al gruppo degli
assenti,
che riempiono
la mia vita.
(18/5/2004)
La sfogliata calda
di “Scaturchio”;
la prima copia
del “Mattino”;
tu che, al
rischiarare,
raggiungi
il mare
per il pesce
quotidiano;
tu che, all’angolo
di via Roma,
posizioni
il tuo banchetto
e, clandestinamente,
ti guadagni il
pane;
tu che, cartella in
spalla,
raggiungi
i tuoi compagni
e, insieme,
andate in quella scuola
che vi formerà alla
vita;
tu, piccolo uomo,
che raggiungi il tuo
boss
per imparare
la via più rapida
alla carriera di
camorrista;
le strade del
centro
che diventano
un pullulare di
auto e suoni;
il cielo
che non dimentica
di colorarsi
d’azzurro.
Napoli si sveglia
e inizia una nuova
giornata.
(12/4/1995)
Miraggi di felicità…
Sogni rincorsi a cruda pelle.
Attimi di stelle lontane.
Stagioni di forte maestrale.
Fame di carne su carne.
Corpo sfibrato d’emozione.
Follìe assenti.
Pazzìe inesistenti.
Orizzonte chiuso ad albori di letizia.
Notte che rincorre notte.
Il giorno non arriva mai…
(17/10/1995)
Sogno
Ragazzo
Infatuazione
Uomo
Amore
Estasi
Grande Incubo
(25/03/1996)
Due lacrime
a sbavarmi
il trucco appena
fatto.
Due lacrime
per un film già
vissuto…
due lacrime
lunghe un anno…
due lacrime
per un momento
desiderato…
oh’
quanto!
Due lacrime
che m’annebbiano la
vista,
m’offuscano la
mente,
mi stringono il
cuore.
Due lacrime
che sono pianto
…è lui qui.
(3/8/1996)
Mi ha rubato la bocca,
mi ha posseduta,
ha voluto tutto di
me
ma i sospiri, no…
l’anima non mi ha
chiesto.
Voleva una donna
per far risorgere
l’uomo che era in
lui,
sepolto
insieme alla sua compagna
in un remoto
passato.
Umiliata io, tanto,
ma felice sì, come
mai.
La bestia che amavo
mi aveva fatta sua.
(24/6/1994)
Guardo il suo viso
e vedo il tempo andato...
Tracce di polvere
sul suo lento andare
Macchie di penna
sul suo viso spento
Squarci di sole
nei suoi occhi vivi,
nei suoi occhi in
cerca
di mille perchè,
di mille speranze.
Vita di mamma,
di mamma mia
adorata
Vita riflessa
nei miei occhi
tristi.
Troppo poco
per una vita,
una vita
che non vuol
fermarsi
al nostro bivio,
regalarci
un sentimento.
E il tempo va...
Il tempo,
un soffio di poesia
che si posa
sull'argento.
Se lui non dovrà mai
essere mio,
fa', Signore,
che possa arrivare
ad odiarlo.
Solo così, forse,
potrò più non amarlo.
Ma per odiarlo...
Signore...
devi farmi impazzire!
(30/6/1995)