Domenico Di Canosa

Mi chiamo Di Canosa Domenico e sono nato a Bari il nel 1977, ho cominciato a leggere a 3 anni ed a scrivere a 4. La percezione che ho della poesia è che sia una tela non dipinta, sempre nuova ogni volta che la si rilegge, è impalpabile, leggera, per tutti! Ho una formazione scolastica di tipo tecnico, Maturata nell'ITIS M. Panetti di Bari dove, per mia fortuna, ho incontrato delle insegnanti di lettere a dir poco fantastiche. Oggi lavoro per una azienda multinazionale ed ho fatto esperienza in tutta Europa, sedendomi ai tavoli dei più bei caffè letterari...

Il mio invito a chi come me apprezza la letteratura e la poesia è quello di leggere, leggere, leggere ed esercitare il pensiero speculativo... Il dubbio, sorgente di vitalità! Ho un sito internet personale www.domenicodicanosa.it .

 

 

 

 

 

 

Repetita oratio

 

Ordunque è tempo

Di narrar ventura

Di chi senza paura

La vita consumò!

A quelli mi rivolgo

Supplico e chino

Ch’anch’io mi dolgo

Di malessere divino…

 

Rugiada,

Leggera e generosa

Bagnasti, poi brillasti

Natura rigogliosa.

Nutristi il mio fiore

Con gocce d’amore

Silenziosa, impenitente

Mi rapisti dolcemente!

 

Adorno il mio pensiero

Di colori da inventare

Lo sguardo porgo fiero

Al domani da affrontare…

A distanza ti sorveglio

Né concedo mai sbadiglio,

Al tuo cammino distaccato,

Maldestro e spaventato…

 

Curerò te,

Dal vuoto dell’intorno

Attendendomi testè

Amore di ritorno!

E’ piena la mia vita

Di fiducia e di speranza

Perché non sia finita

E si ponga a ripartenza…

 

A voi avi domando

Se giusto è il mio cammino

Che io non mi dia pace

D’arrendermi al destino

Nel petto  mio di brace

Lei spazia e sta cercando

Vaga eppur non vede

Quanto mio calor le cede!

 

 

 

 

 

 

 

Appeso senza rete

Alle trame dell’amore

Non sazio la mia sete

Di cingerla per ore!

Sanguina digiuno

Insofferente batte

Mentre di lei ognuno

Il cuore prende, sbatte!

 

 

Quando la Poesia diventa un sodalizio

Il sole di Giugno riempì di musica i campi,

Dio la raccolse,

la impastò con miele e odorosi sciroppi

e ne fece dono ad una dea che diventasse sposa…

E quando fra spighe e papaveri

Il vento sussurrò parole salmastre,

Ella tese l’orecchio al sopraggiungere della calda stagione…

Balenò un candido sorriso sul suo volto,

Rinverdì in gola mesto il canto dei giorni passati,

Balugginò negli occhi uno scintillio di bramata speme…

Strideva cristallina la voce del cuore

In un battito la calura si accese e forte di passione la pervase

Allora cominciò la dolce melodia…

Le note rimbalzavano nell’aria al cadenzar di ali

Piu’ leggere, in cielo parevan sospese!

 

 

Primavera…

 

 

Macchie di sole sui campi,

Riflessi stanchi dell’inverno passato,

Inquietudini svegliano l’erba,

L’attraversano e piegano…

 

Improvvisi i mandorli esplodono

Invocano primavera dal cielo

Le rondini tagliano l’aree

Sibilan al planar nella sera…

 

L’odore del giallo che spiana

Uniforma l’aperta pianura

Cede e prega anch’egli calura

Giammai vana sia la sua attesa…

 

Volgo ora lo sguardo e levante

Il blu dell’immenso mi squarcia

E’ nel vento la schiuma cantante…

M’imbianca di sale la faccia!

 

Ramingo un papavero in petto

Se ne sia mai visti da soli?

Stride e canta, batte in falsetto

Attende l’ali, che tenero voli!

 

 

 

 

Poesia…

Come respirar

Dal proferente labbro tuo

Un alito di vita…

 

Destinato però

A rimaner

strozzato in gola

Urlo senza fiato

 

Come la primavera l’una

Pronta a deflagrar

Di luci colori e odori

E frutti delicati

 

Come l’estate l’altro

Raccoglie le speranze

Di un anno d’attesa

Regalando calore

 

E come le stagioni

Si sfiorano senza toccarsi

Conseguenza

L’uno dell’altra….

 

 

Poesia

 

A chi mi domanda

Rispondere non so,

Una visione, un lampo

Un abbaglio confuso…

Le bianche mura

Sfocate dal sole

Nella gracilenta

Campagna d’estate…

 

Suona la poesia,

Acceca la prosa.

Attaccata alla retina

Batte in testa,

Mi riporta al grano,

Alla frutta dorata

Irrompe inspiegabile

In fruttati profumi…

 

In mezzo al passaggio

Dal sonno alla luce,

Inebria voluttuosa

L’anima dei sogni,

Il gusto si profonde

Dal palato alla gola

E le mani ti cercano

Fremendo inutilmente.

 

 

Percorso di vita

 

Vino/Carattere

 

Mosti odorosi

Ed invitanti

Spargono ebbri sogni

Di rosee sensazioni…

Come gli uomini

Matureran del tempo

E sapranno

Di ciò che al tralcio

Furono…

 

Contadino/Esperienza

 

Macina solerte

Il tuo raccolto,

respirane le inebrianti

ed erudite essenze…

Fanne la farina migliore

Per chi, affamato,

Siederà al tuo desco!

 

Acqua/Passione

 

Scintillante sorgente di vita

Partorita dalle rocce

O caduta dal cielo

Solca le nostre vite

E le trascina impetuosa

All’immensa  azzurra quiete…

 

Farfalla/Libertà

 

Farfalla!

Aquilone senza corde

Segue leggiadra

Il suo compagno in terra

Profittando della brezza marina

Gli apre la strada del cielo…

 

Tuono/Sorpresa

 

Un pugno infrange

Il ghiaccio nell’anima

E rimane sospeso

Attendendo il maestrale!

 

Si respira già

L’odore della pioggia..

 

 

Immateriale…

 

Trasparenza nell’animo,

 

Saluto interiore alla luce del cuore

M’affaccio e scorgo lacrime di te

Invidie intorno e luci sfocate

Bagliori sgargianti fra assenze di luce…

Strali di vento impetuoso

S’abbattono fragorosi

Su muri di cartone

Vola leggera ogni spicciola certezza.

 

Fiero e fremente l’animo

S’indora d’illusioni e avanza

Lance acuminate sfrangiano

I suoi fianchi e sanguina…

Turbini di divine estasi

Rubano la scena all’odio

E s’apre onnisciente

La natura al fato…

 

Futuro incerto

E passato incalzante

Persegui un obiettivo

Dalle linee sgranate

Ripassi i contorni con la forza

Perché il segno di te rimanga…

Nessuno dietro scordar potrà

Le ferite dell’indole tua!

 

Ci leccheremo i tagli

E l’odore del sangue

Misto a quello della pelle tua

Esploderà in una caduta senza fondo

Un pozzo di rilucenti abbagli…

A giorni senza lode e senza infamia

Freme il pensiero al ricordo

Del primo dei tuoi baci…

 

 

 

Grazia plena!

 

Ancella,

tripudio di giovane beltà

sfuggente onirica figura

fugace a te si volge

il trepidante sguardo…

Interiore traguardo

Musa divina conduci

L’intimo a cercar

Con occhi ancor

Piu’ audaci.

 

Dirompente silenzio

Assorda l’immenso

Azzurro sterminato

Ove il cielo copre

Il mar con il suo velo…

Né io sento appagato

Del suo gentil sapor

La fame mia d’amor

E in turbini di grazia

Ella ancora mi delizia…

 

Leggera, vivace,

senza tempo ella protende

le braccia all’infinito

Piantando sue radici

Nel passato di stilémi

Chè al suo dir si rassereni

Al vespro il mio pensiero…

Piè sicuro move passi

In terra fatta scogli

E di lei frutti raccogli!

 

Ovunque la terra Iddio sovrasta!

E’ questo motivo di gran festa

E carico di fertili aspersioni

Rinnova grato il cuor

Di chi non l’abbandoni…

La fede mia non muor!

Al braccio suo L’attendo

Vò disteso al mio giudizio

E chino al suo servizio

L’amore mio diffondo…

 

 

Est, Sud Est

 

Benvenuto uomo,

Benvenuto nel sole,

Qui la luce sua

Inclemente brucia…

Trasforma in oro

L’alta gramengna

mentre s’accompagna

A biondi cereali.

L’uva che s’accampa

Sulle discoscese rupi

Fra rossi e gialli fichi

Dalle pungenti pelli…

Sullo sfondo, rovesciato

Un cono desolato

Ombrello della gleba

Fortezza del villano.

 

Benvenuto uomo,

Benvenuto nella storia,

Al crocevia del soldo

E della Gran Battaglia,

Dove finisce il mondo

Dal taglio occidentale.

Qui forme ben distinte

Ti portano ad oriente

Sulla via della seta,

Sull’Antica Appia romana,

O nella torre saracena…

Dentro questo solco

Della calcarea terra,

Dove l’orizzonte

In casa non ha spigoli

Dall’alto ci vegliano gli spiriti…

 

 

Di padre a madre.

 

Come aver scoperto

nelle profonde pieghe del cuore

una presenza costante,

un appiglio sicuro

nei momenti di burrasca…

Ti avvicini a me

come una boa ad un naufrago,

Risollevi pietosa

Le stanche membra

Di chi senza risparmio,

Nuotò negli oceani

Dell’amore

Alla vana ricerca

Di spiagge dorate

 

In te si materializzano

I sogni deliranti

Dei momenti in cui

Piu’ viva si faceva

L’idea della fine.

Ebbrezze partorite

Con doglie atroci

Che attanagliavano

Il cuore e la mente

Ora la quiete li consola…

Si ridestan sudati

Di passione scambiata.

 

Mai piu’ incubi

Torneranno a far

Tremare l’anima

In un turbinio

Di luci e scherni

Impietosamente inflitti

Ai momenti di silenzio?

Il cuore parla

Da solo in estasi divina

E ti reclama impaziente

Ostetrica e levatrice.

Stringerai al petto

Il frutto della sofferta

Maturazione interiore.

 

 

 

 

 

 

 

Tutto perde significato

Al tuo cospetto!

Fa di me meta unica

Del tuo piacere

E dei momenti di rifugio.

Ti proteggerò

Come solo una madre

Si protegge…

Madre tenera e dolce

Che non paga

Di veder crescere il tuo frutto,

Investi impegno

E rischi te stessa

Per il suo bene

E per vederlo crescere sano.

 

Pronti si parte!

Per questo viaggio

Difficile, ma ricco di compensi.

Ogni gesto o parola

Tesoro saranno

Dell’anima vicina…

Spingere e tirare

Con amorosa alternanza

Il comune mezzo

A raggiunger

L’agognato obiettivo

Della pace finale

Fra le braccia

Del Signore.

 

A lui ci accoglierà

Discepoli diletti,

Premiati,

Dell’aver concepito e diffuso

L’amore in terra,

Di esser stati uomini e

Di buona volontà,

Dell’aver peccato,

Ma dell’esserci pentiti

Di aver amato

Essendo amati…

Prendimi così e conduciamo

Verso l’Eden

Le nostre misere

Spoglie mortali…

 

 

 

Di padre a figlio

 

Improvviso mutar

Della vita terrena

Incarni ignaro,

L’amor che strenue

Ti concepì.

Racchiuso

In umana fortezza

Attendi al divenir

Del mondo.

Con quanta trepidazione

Alfine aspetteremo,

L’istante in cui

Fiato presterai

Annunciandoti a noi…

 

Nunzio d’amore,

Segreto mistero

Di vita nuova,

Con te porti

Il peccato originale

Di noi poveri mortali

Scacciati dall’Eden

A cercar luce sulla terra.

Ti laverai del tuo peso

Alla divina sorgente

D’amore senza fine.

Siamo davvero degni

Di così glorioso suggello

Di passione terrena?

 

In te riflesso vedrò

Lo sguardo di tua madre

Che lasciò quella notte

Nell’anima mia,

Del suo amore

Senza fine i segni,

Per me compagni

Di un viaggio

Di tre lunghe stagioni

In cui attraversai sgomento,

I tempi fra ogni movimento.

Il pensiero proteso

A cercare,

In mille sogni

Un bimbo d’accudire.

 

 

 

 

Vivrò in te

I miei tempi leggeri,

Seguendo i tuoi passi

Nuovi ed ancora incerti,

Esplorando un mondo

Dai colori forti.

Terre riarse

Da pomeriggi dorati.

L’odore del fieno

Ti riporterà a letto

Sul far della sera.

Un tenero bacio

Scuoterà la tua fronte

Si scioglierà la dolcezza

Sui tuoi occhi…

 

E verrà ancora

Il tempo dei ricordi,

Sentirai questi versi

Suonar nella testa

Quando atterrito proverai

I brividi del cuore.

Due occhi leggiadri

Rapiranno la tua mente,

Camminerai senza peso

Fra i dubbi dell’anima,

Legherai sicuro

La tua vita alla sua

E ricomincerà

Ancora questa prosa…