Domenico Di Fatta

 

Presentazione dell’autore

 

Nato a Campofelice di Roccella il 01/05/1960, nel 1962  mi sono trasferito a Palermo dove

attualmente risiedo.

Nel 1983 mi sono laureato in Filosofia con la votazione di 110/110 e lode.

Nel 1984 ho assolto agli obblighi di leva a Napoli (ne rimane un’eco nella poesia “Garitta” inserita nella raccolta (“ Tra il sogno e la memoria ”).

Nel 1988 mi sono sposato con Francesca ed ho due figli :Davide e Chiara.

Attualmente insegno Italiano e Storia in un liceo psicopedagogico di Palermo .

Ho pubblicato due raccolte di poesie:”Tra il sogno e la memoria”, edito nel 1986 da Firenze Libri,

un’opera che assume spesso i toni di un profondo colloquio con me stesso; e nel 1988 ho pubblicato

“ I sentieri del dubbio”, edito da Cultura Duemila ( dalla recensione al libro: “Domenico Di Fatta è un poeta i cui versi rompono il silenzio statico e producono la sintesi di un discorso ricco di elementi moderni. I suoi quadri poetici affiorano da una memoria mai dimentica della lotta interiore con la propria coscienza….).

Altre mie liriche sono state inserite in raccolte antologiche :”A mia madre”, antologia dei vincitori del “Premio Mater”, ed. Il Carrarese (1988); “Ascolta”, raccolta antologica del Premio Laurentum 1983/1992 ; “ Sonetti per Psiche”, nell’antologia “Fior da Fiore” 1996, ed. Golden Press; cinque liriche sono inoltre state inserite nell’antologia “ Nuova poesia contemporanea”, a cura di “ Libro Italiano”.

Nel “Dizionario biografico degli autori italiani contemporanei “, edito da Libro Italiano ( 1994 ), a cura di Emanuele Schembari, è inserita una scheda a mio nome.

Mi sono cimentato anche con la narrativa e nel 1997 il mio racconto “ Sognando sognando” si è classificato al quinto posto nel premio di narrativa M. Yourcenar a cura del CLUB DEGLI AUTORI(è possibile leggere il racconto sul sito www.club.it/autori).

 

 

 

 

 

 

 

SU DIO,IL TEMPO ED ALTRE COSE ANCORA

Fresco carnaio di sguardi….

Fresco carnaio di sguardi e volti,

babele di lingue,suoni,pensieri,

caldo che scuote e chiama freddo,

gelo che iberna e sgela Dio,

Dio che non sente o finge di non sentire

o che vorrebbe dire e teme

di deludere e non esser più creduto:

perché,se noi non fossimo,

Dio e il Tempo chi li penserebbe?

 

Questo ed altro mi chiedo

mentre canta l’alba

la sua canzone al gallo

e come sempre risposta non so.

 

Crede di credere….

Crede di credere nel mondo creato

iniziato come gioco dal trastullo della mente,

passatempo innocuo,senza pensieri,

d’un pomeriggio senza tempo e senza scopo.

Disteso sull’universo come tappeto verde

croupier divino lanciò la pallina

ed uno dopo l’altro ma tutti insieme

uscirono i mali insieme al loro bene.

Cominciò forse allora

la storia dell’uomo,

puntata d’un Dio perdente

da sé stesso vinto e avvinto.

 

Accoccolato tra le pieghe del Tempo…

Accoccolato tra le pieghe del tempo

c’è un dio che s’arrovella

e un altro che ride.

Non c’è nel grembo

che li ha partoriti

il franar della mente

d’un padre affannato,

ma c’è il desiderio

la parola ignota

a raccontar di morte

discesa in mezzo a vita;

c’è mente che precipita

in abisso di follia

percuotendo i pensieri

dentro e fuor di sé;

c’è curva di memoria

trasformata in Tempo

a simular lo specchio

riflesso nel dolore.

La verità

 

Non è bella, la verità,

è sonnolenta,addormentata,

abulica e accidiosa,

fors’anche un po’ viziosa;

tace,immagina,delira,

talvolta sbaglia e abbaglia

e se le chiedi,senz’urtarla,

qual è il suo nome

piccina diventa e si chiude in sé.

 

Né crudeltà né incanto…

 

Né crudeltà né incanto

nel rovente incesto del vero,

neppure un ghigno

     a simulare il falso.

 

Sull’orlo di un Dio

               in nuovo paese accolto

raccolgo i frammenti

               che implodono nell’io.

 

Il tempo è un bambino 1

 

Il Tempo è un legame

tra l’uomo e l’universo,

un saggio senza parole

a cui Dio non bisogna;

superamento del divenire

nel divenire stesso,

è un eterno bambino

mai stanco di nascondersi.

 

Seduto in poltrona…( a Silvia Plath)

 

Seduto in poltrona

sguardo fisso lontano

gioca Tempo con gli atomi

e noi non lo sappiamo;

cosa farebbe morte

se non ci fosse vita

e che direbbe Tempo

se non ci fosse tempo?

Scontrandosi l’un con l’altro

s’annichiliscono gli atomi,

nuovi attimi nascono

vani da catturare.

 

 

Accade nello spazio…

 

Accade nello spazio

lasciato libero dal tempo

che i pensieri s’aggreghino

come particelle stanche;

per esse la luce,

finita la sua corsa,

come liquido galleggia

sul piano dell’esistenza.

 

Come possa poi Mente

animarsi di vita

non è dato sapere

finchè non piange il sole.

 

Forse che il tempo…

 

Forse che il tempo

finalmente stanco

sull’orlo dell’ora s’è fermato

e fissando incerto

il volto antico allo specchio

s’interroga sul senso

del suo perenne fluire?

 

Vanità

Così cantava un uomo

andando incontro a notte,

che tutto è reale

ma niente mai lo è.

 

Intervallo n .1

Viaggio e viaggio senza mappa,senza meta,seguendo la luce intermittente di pensieri addossati l’un sull’altro per non disperdersi;l’anima arrotolata sul fondo d’un vecchio zaino a spalla,in attesa del momento che viene sempre quando non è più l’ora,in cui poter finalmente spegnere la luce per vederci meglio.

Allora danzano magicamente le onde dell’universo al ritmo del respiro del Grande Addormentato tace il suo cuore,non sa di essere e lontano,in un altro sogno,il Tempo ignora il suo battito lento. Al risveglio,come sempre,il Gran vecchio cercherà chi l’ha destato dall’invisibile ed immota danza e come sempre,in eterno ripetersi,un’antica nenia lo riaddormirà.

 

E se anche l’io

E se anche l’io

fosse il nucleo d’un atomo,

invisibile ad occhio umano

ma in altro modo si,

si potrebbe a lui applicare

e ad ogni nostra emozione

quel che per la fisica

è  principio d’indeterminazione?

Un dio ci vorrebbe

Un dio ci vorrebbe

per spiegare il caos

che domina sovrano

nei remoti abissi,

per dire il divenire

che fa sembrare immobile

ciò che  in ogni dove

immobile non è.

Tutto scorre in una sola direzione

e negli spazi vuoti diveniamo quel che siamo.

 

Il Tempo è un bambino 2

Lasciati incantare

dal grande mago Tempo,

dai giochi incomprensibili

con cui crea ogni momento,

dagli artifici che il tuo pensiero

incastrato dagli opposti

non riesce a sciogliere

e invano s’impantana.

E’ un bimbo il Tempo,

prima ride e poi piange,

giace ,divora,dorme

e quando dorme s’aggira

tra lunghezze d’onda smarrite.

Rallenta,si piega,si curva

a recider pensieri che gravan sul cuore,

a piantar sogni,ricordi,illusioni

che mai son gli stessi e sempre lo sono.

E’ massa senza corpo

quando corre par fermo,

è uniforme eppur saltella

e mai lo vedrai qual’ è.

 

Peccato originale

 

Batter d’ali

in mezzo alla tempesta

di candida colomba

dai muti occhi azzurri,

peccato originale

d’un dio senza più mondo

in fuga da se stesso

oltre il Tempo e il Vuoto

 

 

 

 

 

 

Intervallo n. 2

Forse  Dio aveva in mente qualcosa quando creò l’uomo e tutto quanto il resto e proprio per questo,per avere uno scopo,venne fuori il caos e non si capì più niente.

Misurò il Tempo e disse :”In questo giorno a quest’ora”. Disse così e non doveva; forse fu fretta,forse fu altro. Avesse atteso il Tempo,invece di forzarlo,tutto sarebbe stato spontaneo e naturale e l’universo,dio e il tempo,insieme,avrebbero respirato dello stesso respiro.

Forse fu l’imperfezione d’esser perfetto o la perfezione d’esser imperfetto,fatto sta che la sua ombra,silenziosa e leggera,sul bordo semiasciutto dell’oceano,mentre lo seguiva ,pensava che le sarebbe piaciuto,sia pure un attimo( d’eternità?) staccarsi da Lui e provare a vivere per sé.

E lui si lamentava che non potava essere tentato da questi suoi desideri e questo,se ne rendeva conto,era un limite :perché mai,se era Dio, non poteva essere tentato ed essere indotto in tentazione?

E se così era,gli chiese l’ombra,al limite cosa c’era?

C’era un Altro,un diverso,comunque non c’era Lui e questo significava che non era il solo?

La domanda esigeva d’esser posta.

Bisognava comandare al Tempo d’invertire il suo corso,su e giù fino al primigenio,a vedere,a cercare se quell’altro fosse per caso dentro in Lui e Lui l’aveva cacciato o se era l’Altro ad essere in sé e per sé ed era Lui ad essere il suo lato oscuro.

 

Ambiguità dell’esistenza

 

Ambiguità dell’esistenza

spazio vuoto e buco nero

dove entrano e non escono

gli architetti del pensiero.

Pura ombra

concetti e forme,

soltanto un tentativo

Poesia ed il suo origliare.

 

Vertigine

 

Sempre più si snoda

il desiderio antico

lungo orbite invisibili

dal demone tracciate;

vano lamentarsi,vano sorridere,

vano provare a vivere

se non si sa la strada.

S’alza un urlo lacerante

dalle vertigini del tempo,

un anelito,una speranza,

una cifra in ombra

oscura da interpretare;

svanisce l’illusione

di luce dilaniata

che invano viaggia e a caso

nel buco nero dei sogni.

 

 

 

 

La parola non detta

 

La parola non detta,

incerata,

creatrice di ciò che è

e di quel che non è,

bisognosa per poter essere

di qualcuno che la dica,

pellegrina va

come forma in divenire;

sua deità si sorseggia asciutta,

risplende  voce nel dolore

dell’indicibile trasmutazione

e pian piano,

all’alba e al tramonto

consuma del mondo l’antico incanto.

 

 

Volano i desideri

 

Dissimulato

tra le pieghe del Tempo

s’arrovella un tarlo

d’eterno splendore,

dimenticanza,piuma vacillante,

petalo appassito

di breve storia del nulla;

non c’è fine ne inizio,

solo l’acqua che scorre,

i desideri volano

in cerca d’un auriga.

 

 

Girotondo

 

Macchie sonore

in albero che infoglia ramo,

Ragion che dubita

di sé incerta e vaga,

Pensiero che tentenna

se prova a cacciar linguaggio:

gira il mondo,

muta i suoi colori,

Dio e il Tempo

non smetton di giocare.

 

 

 

 

 

 

Intervallo n. 3

Mi chiedo se appartenga all’essere il suono della tua voce disperso nella memoria o se sia soltanto,come tutto il resto,una creazione della mente. C’è un taglio, nello scorrere del tempo,un errore,una risposta assurda a domanda mai posta;non c’è vita ne morte in quest’eterno scorrere,ma c’è un taglio,un’uscita e in fondo un camerino dove svestire un abito ed indossarne un altro.

A volte credo che nella coscienza(in quel che ne rimane dopo gli eccidi del senso di colpa) si possa intravedere una qualche verità,l’indicibile del dire,l’invisibile della luce,il contrario d’ogni cosa che così solo la invera. Altre volte,quando sciogli i pensieri sopra coltri di vuoto,mi sembra che sia tutto vano,che il nulla domini su ogni cosa. E’ la lotta quotidiana contro il Tempo ed i suoi incantesimi a tenermi ancora in vita e insieme ad allontanarmene;mentre parlo con Dio che prova a dimostrarmi che non esisto,s’accende e spegne un sogno e non so più che fare.

 

Forse una stella

Forse una stella

sta partorendo il Tempo,

lontano,nell’assenza,

invisibile canto sciolto nel vuoto.

Fiori di luce

in gioco di bimba

e tu, ti sovviene?,

a ferir la memoria

con profumo di ricordi;

il tuo volto in divenire,

le tue mille trasformazioni

dipanate nel buio

nessuno seppe dire,

nessuno vide

nel trasmutarsi delle forme

il dipinto d’oro dei biondi capelli.

 

Domenicando inciampo

Verso nel calice del Tempo

 liquido fluir d’immagini

per ritrovare nell’autunno dei ricordi

il volto paterno in un sorso di vino;

gli amuleti dell’infanzia

proteggono l’anima

rimasta bambina

tra le macerie degli anni;

uccide il Tempo

i suoi figli e li divora,

domenicando inciampo

tra i ghirigori dell’essere.

 

 

 

 

 

 

 

 

Flaneur dell’anima

 

Il marchio del Tempo

sui flaneur dell’anima

e la visione non sa più distrarsi

dal riflesso allo specchio

di memoria ormai svanita;

cerco un filo da srotolare

per dire l’universo con parole nuove

che scrivere non posso

pena l’annullamento.

 

Permane e trascorre

 

Permane e trascorre

in chiarezza di voci

un’ombra leggera

ostaggio del Tempo.

Tenuta in scacco

da storie immaginarie

potrebbe pure

ad ogni istante svanire;

potrebbe pure,

scegliendo un’altra storia,

mantener se stessa

in continua trasmutazione.

 

Riuscire a spettinare

 

Riuscire a spettinare

le chiome del Tempo

impegnate in danza

caduca e transitoria

o scioglierle piano,

con soffio infantile

sopra un tappeto

sfavillante di stelle:

questa è la disfatta,

questo il vano gioco

del disfare e riunire

e disfare ancora.

 

Seguendo le orme

Seguendo le orme

sulla sabbia del Tempo

m’imbatto in un mistico

che prova ad imbrogliarlo.

Sulle vette innevate

dell’anima primigenia

sorride l’Eterno

e furtivo fugge.

Lettera agli spettri

 

Lettera agli spettri

il soliloquio interiore

dell’anima ferma

su rovine in fuga;

dalla danza degli occhi

nasce un nuovo canto,

rispondon gli spettri

parole di vento.

 

Soffia il vento

 

Si spetala la rosa,

arranca l’anima stanca

soffia il vento,

non sai dove finisce

e tutt’intorno ogni cosa va.

 

Vorrei,nel pensiero,

essere vento

soffiar sulla rosa

fino all’ultimo spasimo

e poi infreddolito

come petalo smarrito

straniarmi nel vortice

d’un immenso buco nero.

 

Ombre

 

Indicare senza dire

l’eco di ciò che passa,

la solitudine di chi

da sé nasce e muore,

la caducità delle cose

come essenza del mondo,

lo scorrere del Tempo

riflesso allo specchio.

 

Siamo ombre dimentiche di sé.

 

 

 

Colori

 

Gialla è la verità,come pazzia

Rosa la bellezza,come l’alba

Azzurra la giustizia,che sta tra cielo e mare.