Elena P.

 

 

 

Chopin

 

Sssscccc,eccolo.Senti.

Chopin.

Mi toglie il fiato.

Lentamente

mi avanza in corpo.

Brividi.Braccia.

Sssssccc,ascoltalo,

apri la tua bocca

rossa,

succhia la musica,

succhiala tutta

come un frutto maturo,

goccia a goccia,

come api d’estate.

Le nostre.

Labbra roventi.

Non parlare,

queste risa lontane

sono il mondo,

che non mi appartiene.

Guarda,

guarda in alto

il mare,

è un soffitto a macchie

di neon.

Leggere.In movimento.

Prendile,alzami.

Prendile.

Fammele toccare con la

punta delle dita,

con i miei fianchi alzati

dal tuo corpo immobile.

E anch’io taccio.

E anch’io sogno.

Desiderio.

 

 

“Candeliere a stella forata sospesa.”

 

Ho fatto l'amore

con le stelle,

quelle appese sopra

il soffitto

della nostra stanza,

la nostra stanza buia

quando tappiamo

gli occhi alla

finestra,

la nostra stanza ora

profumata

di qualcosa di nuovo.

 

Costellazioni

concentriche

ci guardano

dall'alto i corpi

nudi,

distesi affianco

come su una corda

lunga,

di pelle.

 

Cerco di prenderti

un sogno

dalle palpebre con

le mani

quel tuo strano

chiudere gli occhi

dopo il piacere,

 

piacere mio di luce

che penetra

in un punta di piedi

come fanno i ladri

in qualche notte

che fuori piove,

le pareti

tutte strette in un abbraccio,

e resta immobile il

letto

sotto pesanti coperte

di ombra.

 

Mi chiedo se

non siamo

noi

come in un'enorme

scatola

di olfatto

che ha il nostro

nome,

di tepore notturno,

di silenzio,

e di caldo.

 

 

 

 

 

“Pioggia e ortica”

 

Piove acqua sui

davanzali,

si sciacquano i giorni

e poi cadono dalla

finestra,

e intanto i vetri piangono

di vertigini veloci.

 

E mi si appanna il viso.

 

Piovono i pollini

dai salici,

giallo profumo

di umido errante,

che si appoggia alle panchine,

sospira,

di freddo

cade.

 

Piovono gli specchi

degli armadi lasciati aperti,

e si specchiano le case,

e si specchiano gli

specchi.

 

Piovono bianco

come mongolfiere bucate

le mie nuvole,

burattine del cielo,

e liscia ovatta

fatta di pelle.

 

Piovono ancora

le spalle

ricurve

sotto gli ombrelli,

e poi le mani,

e poi i capelli

nascosti dentro

cappelli

 

di colore e plastica.

 

Oggi piove la

pioggia che non lava

e sola

asciuga brandelli

di tempo

 

stesi d'infinito

sopra l'ortica.

 

 

 

 

 

 

 

“Mandorle e cioccolata”

 

Mandorle e cioccolata

è ciò che

voglio,

profumo di amaro

che striscia

 

lungo

 

come le lenzuola bianche stese

in queste lunghe

mattine di autunno

odore di capelli colore

castagna,

carne morbida

 

dolce

 

da mordere piano

sotto denti di lussuria.

E intanto urla il cielo,

e le nuvole si sfaldano

veloci

sotto i sospiri,

 

caldi,

di mandorle e cioccolata.

 

 

 

 

 

 

“Io sono la luna”

 

Si è distesa la luna

sopra i fumi invisibili

e freddocaldi di una

città

bella di sera.

 

Fianchi bianchi di

donna

emettono luce da pori

di pelle

irregolari,

ora rotondi

ora appena appena aguzzi.

 

Lascio entrare il

buio dalla finestra,

la voglio toccare

questa Sera che è mia,

 

questa mia sera che parla.

 

A farmi compagnia c'è

solo il corpo,

nudo

come l'hai lasciato,

seduto

incantato,

immobile che si specchia

di sorpresa

su quelle ante

colore castagna

del nostro armadio

 

dimenticato aperto.

Accanto mi sospira

un lenzuolo,

di musica,

piano piano si

addormenta tra una

caviglia e un piede

bisbiglia,

cede.

E sono la luna.

 

La luna che si straia

morbida

sopra nuvole di profumo

e rimane a guardare

con la testa di musica e appena

confusione

 

nient'altro che la Sera.

La mia sera.

 

“Improvvisazione”

 

Le note improvvisate
come cavalcate veloci,
distese
sull'acqua di schiuma
e vento
di qualche mare,
che ci guarda
in attesa,

alla deriva di un
piacere.

E le sabbie scure
delle mani
che affondano,
e riemergono dalle
pause,così lunghe
così aeree
se le trattiene quel
bianco flebile
della luce
quando penetra le nuvole.

Ti suono la vita
con il viso appoggiato
a una spalla,
e che struscia i profumi
e li nasconde,
e con la schiena
che mi si incatena
in avanti,
sopra un pianoforte,
come sopra un tuo
amore.

Sui tasti
sono rimasti adesso
solo capelli sparsi,
sale,e qualche silenzio
impigliato
nell'odore di te.