Chopin
Sssscccc,eccolo.Senti.
Chopin.
Mi toglie
il fiato.
Lentamente
mi avanza
in corpo.
Brividi.Braccia.
Sssssccc,ascoltalo,
apri la
tua bocca
rossa,
succhia la
musica,
succhiala
tutta
come un
frutto maturo,
goccia a
goccia,
come api
d’estate.
Le nostre.
Labbra
roventi.
Non
parlare,
queste
risa lontane
sono il
mondo,
che non mi
appartiene.
Guarda,
guarda in
alto
il mare,
è un
soffitto a macchie
di neon.
Leggere.In
movimento.
Prendile,alzami.
Prendile.
Fammele
toccare con la
punta
delle dita,
con i miei
fianchi alzati
dal tuo
corpo immobile.
E
anch’io taccio.
E
anch’io sogno.
Desiderio.
“Candeliere a stella forata sospesa.”
Ho fatto l'amore
con le stelle,
quelle appese sopra
il soffitto
della nostra stanza,
la nostra stanza buia
quando tappiamo
gli occhi alla
finestra,
la nostra stanza ora
profumata
di qualcosa di nuovo.
Costellazioni
concentriche
ci guardano
dall'alto i corpi
nudi,
distesi affianco
come su una corda
lunga,
di pelle.
Cerco di prenderti
un sogno
dalle palpebre con
le mani
quel tuo strano
chiudere gli occhi
dopo il piacere,
piacere mio di luce
che penetra
in un punta di piedi
come fanno i ladri
in qualche notte
che fuori piove,
le pareti
tutte strette in un abbraccio,
e resta immobile il
letto
sotto pesanti coperte
di ombra.
Mi chiedo se
non siamo
noi
come in un'enorme
scatola
di olfatto
che ha il nostro
nome,
di tepore notturno,
di silenzio,
e di caldo.
Piove acqua sui
davanzali,
si sciacquano i giorni
e poi cadono dalla
finestra,
e intanto i vetri piangono
di vertigini veloci.
E mi si appanna il viso.
Piovono i pollini
dai salici,
giallo profumo
di umido errante,
che si appoggia alle panchine,
sospira,
di freddo
cade.
Piovono gli specchi
degli armadi lasciati aperti,
e si specchiano le case,
e si specchiano gli
specchi.
Piovono bianco
come mongolfiere bucate
le mie nuvole,
burattine del cielo,
e liscia ovatta
fatta di pelle.
Piovono ancora
le spalle
ricurve
sotto gli ombrelli,
e poi le mani,
e poi i capelli
nascosti dentro
cappelli
di colore e plastica.
Oggi piove la
pioggia che non lava
e sola
asciuga brandelli
di tempo
stesi d'infinito
sopra l'ortica.
Mandorle e cioccolata
è ciò che
voglio,
profumo di amaro
che striscia
lungo
come le lenzuola bianche stese
in queste lunghe
mattine di autunno
odore di capelli colore
castagna,
carne morbida
dolce
da mordere piano
sotto denti di lussuria.
E intanto urla il cielo,
e le nuvole si sfaldano
veloci
sotto i sospiri,
caldi,
di mandorle e cioccolata.
Si è distesa la luna
sopra i fumi invisibili
e freddocaldi di una
città
bella di sera.
Fianchi bianchi di
donna
emettono luce da pori
di pelle
irregolari,
ora rotondi
ora appena appena aguzzi.
Lascio entrare il
buio dalla finestra,
la voglio toccare
questa Sera che è mia,
questa mia sera che parla.
A farmi compagnia c'è
solo il corpo,
nudo
come l'hai lasciato,
seduto
incantato,
immobile che si specchia
di sorpresa
su quelle ante
colore castagna
del nostro armadio
dimenticato aperto.
Accanto mi sospira
un lenzuolo,
di musica,
piano piano si
addormenta tra una
caviglia e un piede
bisbiglia,
cede.
E sono la luna.
La luna che si straia
morbida
sopra nuvole di profumo
e rimane a guardare
con la testa di musica e appena
confusione
nient'altro che la Sera.
La mia sera.
“Improvvisazione”
Le note improvvisate
come cavalcate veloci,
distese
sull'acqua di schiuma
e vento
di qualche mare,
che ci guarda
in attesa,
alla deriva di un
piacere.
E le sabbie scure
delle mani
che affondano,
e riemergono dalle
pause,così lunghe
così aeree
se le trattiene quel
bianco flebile
della luce
quando penetra le nuvole.
Ti suono la vita
con il viso appoggiato
a una spalla,
e che struscia i profumi
e li nasconde,
e con la schiena
che mi si incatena
in avanti,
sopra un pianoforte,
come sopra un tuo
amore.
Sui tasti
sono rimasti adesso
solo capelli sparsi,
sale,e qualche silenzio
impigliato
nell'odore di te.