Emma Rotini
“sono una ex-insegnante di inglese ( scuole superiori ), ho 52 anni, tre figli di cui due maggiorenni e una bambina di 11 anni. Oltre ad occuparmi della mia famiglia, faccio traduzioni, aiuto studenti in caso di necessità (!) , registro opere su nastro per l'associazione del Libro Parlato. La mia casa è piena di "carta", perché tutti e cinque amiamo molto leggere, ognuno ha passioni diverse, per cui più che soprammobili abbiamo ...libri e riviste. Altra mia passione è il ricamo. Credo di avervi detto abbastanza di me, ah , abito a Firenze ma sono marchigiana di nascita, di San Severino Marche per la precisione.”
Solitudine
cercata o causata
Soggiunta
comunque all’improvviso.
Un
parco innevato, arricchito di piante
Dal
fusto assai lungo.
Soltanto
un abete in un punto preciso
S’innalza
a piramide spolverato di fiocchi
Che
scesi da poco si sono poggiati
Sui
rami aghiformi,
aspettando
che un raggio
di
sole fugace li muti in gocce cadenti
sul
prato ormai giallo.
Di
sera un lampione comincia a brillare
Lasciando
alla luce soltanto
Lo
spazio occupato in silenzio
Da
una panchina, dove invece la neve
Ha
formato una coltre uniforme
E
intoccata, perché è tanto che
L’uomo
non si ferma a pensare.
Dolce
fanciulla
Il
freddo è pungente,
Tu
sei coperta di cose non tue,
A
te donate da chi troppo ha,
incurante
del fatto
che
tu in cerca sei
di
un altro calore
che
pochi posseggono
e
sanno trasmettere.
C’è
chi se lo crea
Fingendosi
pago,
e
chi come te sorride
a
chi tende la mano.
Ma
il freddo è insistente
E
solo la sosta di un’auto in moto
Permette
a te, bimba,
Di
sporgerti al tubo
Che
gas velenoso emana nell’aria,
ma
a te sembra proprio un caldo tepore.
Cavalli
al galoppo
nella
valle dell’anima:
il
bianco va avanti senza avere un controllo
perché
è stato addestrato a restare a quel passo
nello
spazio assegnato alla sua fantasia.
L’altro
invece è selvaggio nel suo nero mantello
Va
al galoppo intriso di passione ed ardore,
sconvolgendo
il percorso normale
e
lanciando nitriti a criniera volante.
E’
ombroso e bizzarro,
non
vuol esser montato,
ma
il Buon Senso interviene e riesce a domarlo
riportandolo
al passo, almeno per poco.
Jabs
ripetuti,
accusati
e respinti,
con
la sola speranza che sian sempre gli ultimi.
Brevi
intervalli
e
l’attacco riprende:
è
un incontro di boxe
con
la vita che picchia.
La
difesa è ben pronta, ma l’offesa è maggiore
perché
un gancio improvviso
ci
fa barcollare,
provocando
un tremore
che
le gambe poi piega.
Una
nebbia ormai fitta vela ogni visione
ed
il corpo è ormai a terra
incapace
di agire.
Era
un attimo
Gli
occhi si chiudono
La
testa è pesante
La
mano non stringe
l’oggetto
che tiene.
E’
come viaggiare
In
un mondo diverso,
leggeri
ed assenti
e
senza pensieri.
Ondeggiare
in silenzio,
fermarsi,
sospesi.
E’
un attimo!
E’
il buio!
Assenza
completa!
Ma
un rumore improvviso
Fa
fare uno scatto
Ed
il corpo reagisce
Come
pure la mente…
Ritorna
la luce
Sollevando
le palpebre.
I
pensieri riaffiorano
E
la penna è ben stretta
Tra
le dita piegate.
E’
passato!
Era
un attimo!
Era
un colpo di sonno!
Se
bastasse una gomma
A
cancellare tutte le umiliazioni
Che
si ricevono durante questo viaggio avventuroso,
se
bastasse una gomma
a
ripulire gli strati di odio e rancore accumulati nel tempo
che
inaridiscono il cuore,
se
bastasse una gomma
per
risanare le ferite provocate, le cicatrici arrossate
che
la nostra mente non vuol dimenticare,
allora
sì, che si potrebbe ricominciare a
disegnare
sul
nostro foglio tornato bianco
dei
tratti nitidi senza sbavature.
Come
stoffa sgualcita.
Riflessi
dei ponti coi loro sostegni
Che
fanno un tutt’uno tra il reale e il sommerso.
Mobili
ombre di gente
Che
indugia a guardare quel sole
Che
dà un ultimo sguardo
Prima
di declinare dietro i tetti
Rossicci
della città vecchia.
E
le statue marmoree si coprono
D’ombre
ed il loro candore
S’oscura
di grigio,
lentamente
la notte rimpiazza la sera,
l’atmosfera
ora cambia,
niente
più luce vera,
ma
molteplici occhi che ammiccano
insieme
ridonando chiarore
sia
ai tetti che ai ponti.
Contrasti
Incanto estatico
Sguardo misterioso
Tinte sfumate
Tessuti preziosi
Luci soffuse
Suoni armoniosi
Dolci sussurri
Soffici coltri.
Disagio evidente
Occhiate bieche
Colori oscuri
Ruvidi
panni
Buio completo
Rumori
indistinti
Grida e mugugni
Duri giacigli.
Pioverà?
Tempo
velato, strana atmosfera
Raggi
soffusi di un sole un po’ opaco
Soffio
leggero, che muove i capelli
Nuvole
grigie sfumate d’azzurro
Coprono
il bianco che occhieggia insistente.
I
campi di fronte sopiti ed asciutti
Aspettano
ansiosi di bere e lavarsi.
Le
pecore unite son ferme o son sparse
in
cerca di fresca insperata verdura.
L’attesa
s’allunga,
lo
sguardo che indaga
domanda
in silenzio se mai pioverà.
E
mentre la sera avanza tranquilla
Due
nuvole acquose
Si
lasciano andare in un pianto dirotto
Che
almeno una volta
Arreca
esultanza e agognato ristoro.
Inconfessabile
reazione
ad
un atteggiamento
definito
normale.
Parole
acerbe
che
pur sembrano amabili.
Ti
muovi ancora
con
cortesia larvata.
In
una foga
che
non accetta critiche,
donando
risa
evulse
da singhiozzi.
quattro nuove poesie edite, neanche a farlo apposta, il 4/4/'04
Insicurezza.
Regina
del nostro tempo,
di
grande moda oggi,
che
di sicuro non v’è più niente.
Le
cose iniziano, ma non finiscono,
le
persone appaiono e poi svaniscono
i
sentimenti fluttuano,
i
programmi saltano,
le
parole volano e non si fermano.
La città di notte.
Uno scrigno aperto dove gioielli
D’un bagliore mai visto emergono
Tra tante gemme nere e sinuose.
Sprazzi di luci infinite,
innumerevoli,
mobili,
alternate, lontane, allineate,
fantastiche, intermittenti,
che fanno sognare anche i cuori
più freddi e induriti.
E’ un invito a perdersi in
questa immensità
Che ogni sera al tramonto
Si ripete magicamente.
Nel
mio peregrinare continuo
In
cerca della meta finale.
Ombra
come un’altra me stessa
Allungata,
proiettata là
Sul
marciapiede grigio e deserto.
Ombra
come lo spettro
Di
quello che ero quando felice
Assaporavo
la vita.
Ombra
come apparenza di un’illusione
Quella
d’essere ancora amata.
Ombra
come quella che vedo
Quasi
costante sul tuo viso
Ormai
scontento e disilluso.
Ombra
come riparo dai giorni oscuri,
dei
sogni infranti
che
presto o tardi
ritorneranno
pieni di luce.
Perché poetar?
Maneggiar la penna
Per imbrattare un foglio
Cercando per un po’
D’evadere dal quotidiano
Ripetersi delle vicende umane.
Esercizio sensato
Per non arruginir la mente
Sempre rivolta
A soluzioni
Di terrene incombenze.
Versi armonici o rime scomposte,
create all’istante
o meditate nel tempo,
ma sempre col cuore.
Libera uscita concessa ai
sentimenti
Incastonati forzatamente
Come perle candide o scure
Nel giro prezioso della nostra
vita.
otto interessanti poesie edite il 11/2/'04
Crescere.
Mondare l’anima da angosce
insulse
E la nostra mente da sogni
impossibili
Lasciando sempre che un sottile
velo
Di dolce follia e vellutata magia
Ci faccia alzare verso luoghi
Eterei, provocando gaudio
E sorrisi veri.
La vita in una coppa di spumante.
La vita può esser tesa a cose
sempre nuove,
innumerevoli esperienze vissute di
continuo,
ma non compiute, perché il
fattore-tempo
le fa troncare, causando ahimé
la fuoriuscita delle più
superficiali
e la definitiva loro interruzione
come la spuma quando
trabocca
dal colmo della coppa,
scivolando fuori senza più
tornare.
Si vive poi di un solo fisso
impegno,
restando fermi sullo stesso posto,
portando avanti ciò per cui si
vive
senza tentare mai, così
passivamente,
lasciando infine solo un po’
d’alone
sulle pareti del prezioso vetro,
un’ombra immobile e mestamente
opaca
in un percorso così poco attivo.
Può esser vista come un grande
evento
cosparso sempre da mille fatti
nuovi,
alcuni belli, altri deludenti,
ma che ti fanno stare in movimento
con alti e bassi, evolvendo
sempre,
assomigliando allora
a quelle bollicine che
arricchiscono
e aumentano il gusto dolce o secco
della bevanda leggermente
alcolica.
Ma se tu vivi e ti confronti
spesso,
pensando a quello per cui poi sei
nato,
la tua missione sarà un gran
successo
e tanti segni delle labbra
tue
resteranno sul bordo della grande
coppa,
che hai sorseggiato nei tuoi tanti
anni
e che svuotata, passerà ad un
altro,
meglio di te? Tu non lo saprai.
Volti.
Volti d’un tempo, pieni di rughe,
ciuffi
un po’ sparsi con pochi capelli,
candidi,
grigi o ancora castani.
Volti sereni davanti alla foto,
ma
ombre leggere dei tanti problemi,
che
a tutti la vita riserva costanti.
Volti gioiosi di bimbi nel gioco,
allegri
ed ingenui, ignari
di
quello che domani li aspetta.
Volti un po’ assenti,
distratti
dal vento,
che
con il suo soffio
riporta
ricordi un po’ lieti,
un
po’ mesti, di tempi già andati,
di
volti scomparsi di cui
in noi rimane soltanto un sorriso.
alibi
L
ontani sono i tempi in cui tu non la usavi.
I
nostri giorni insieme, ricordi ormai remoti.
B
ravo sei diventato nell’ignorare sempre
I
l mio pensiero teso ad una vita a due!
D
aresti te stessa per non
O
scillare tra voglie e doveri
L
asciando gli adulti
E
tanti coetanei a
S
chivare problemi
C
he assillano ognuno
E
che tu non accetti,
N
oncurante del fatto che
Tu
sei per i Tuoi un
E
nigma continuo e un motivo per vivere.
O
ltre ogni sosta consentita
R
uota continuamente
O
stacolando gli spazi liberi della mente
L
asciando sperare di avere ancora tempo
O
disperare per quello ormai trascorso.
G
irotondo senza sosta
I
llusione di un traguardo da raggiungere
O
nostalgia di lieti momenti che non tornano più.
U
rlano senza ritegno,
E
entrando nell’animo affranto,
R
ompendo equilibri già fragili,
R
ubando ideali e sorrisi
A
un popolo ormai alla deriva.
Fotografia
T
ramonto,
O
scarne figure che sanno di vita vissuta nel
G
rigio alternarsi dei giorni
R
ubati al destino di ognuno di noi.
A
llegri colori di attimi andati
F
antastiche storie da raccontare
I
ntorno ad un tavolo insieme
A
gli amici.