Eros R. Povigna

 

 

Nato a Finale Ligure(SV) il 05/09/1977. Laureato al D.A.M.S della facoltà di Genova con una tesi sul Caligola di Albert Camus. Cantante e compositore, ha collaborato con una studio discografico. Ha avuto esperienze come pubblicista. Fondatore di un cineclub, si occupa di sceneggiatura e regia di cortometraggi. Ha partecipato a vari concorsi letteariAttualmente lavora al primo disco della nuova band, terzo lavoro personale

erospovigna@libero.it

 

Odio e Amo

Amo la tua bellezza irrisolta,
il suo lento incedere d’ombra,
momentanea e impossibile
come la tentazione di respirare in acqua.

Odio i miei occhi sospesi,
goccia o vetro che languisce
sulla tua diafana curva del collo,
inedito come impronta
su un suolo mai calcato.

Amo il fruscio del silenzio,
la sua frequenza a proteggere
le carezze dei tuoi passi scalzi nella mia stanza,
il gusto delle tue labbra
-che se non fosse per sforzo
nemmeno andrei a dormire-

Odio le mie mani levigate
incapaci di dare giustizia
al flusso della mia coscienza irregolare.
Cuore fermo, cuore offeso, cuore sospeso,
il mio cuore di pagliaccio è colmo di trinciato.
Oh pallido talento, morire una notte di questo fine inverno
e scandire il tuo lamento con un battito di vento.

Amo l’innata bellezza da più di una vita
che sta dietro a ogni singola cosa.

Odio e Amo questa vita,
passata a percepire la presenza delle cose.

Fossero cent’anni

Fossero cent’anni
rimarrei ad aspettarti fisso
su questo gioco di piastrelle.
Cuore mio,
liquida carne,
ch’è rossa al riflesso
del mio sangue in fiamme.

Muoio perché m’avvento,
perché voglio morire
nella tua carne,
schiocco o bacio
dettato da labbra,
ch’è acqua al riflesso
dei tuoi occhi immortali.

Non riesco a ricordarmi di dimenticarti

L’apparenza sei in questo giardino,
la voglia di strapparsi le labbra
e lasciarle al vento
che ti porti questo schiocco
che ti offro come misero sorriso.

Il pensiero perduto, il mio contagio sei,
appestato dalla distanza di troppi orizzonti.
E ti cerco,
ti ho cercata come la nebbia,
come la mesta bolla di saliva
che si scoppia tra i denti.

Microscopia della donna idealizzata.

Amore virale

Da questo infernale dolore insulare
sei il mio scorcio di purgatorio
l’Amore Virale

Il giardino di Haydn

Eri il mio crepuscolo nel giardino di Haydn.

Lo scorcio di purgatorio
che ha scosso quest’animo ingenuo.
Quel dolore insulare
all’ombra del tuo ricordo,
che di colpo si spezza
con uno schiocco sordo.

Sei tu, com’eri, coperta da veli.

Rimango io "cuore ulcerato d’infante
a consolar la piaga d’inchiostro."
E tu, al solito, solo eponima di te stessa.

Bacio pensato

Noi due a guardarci negli occhi,
gli occhi negli occhi ad amarci per caso,
gocce di vetro infrante,
e la voglia strappata alle labbra
di un bacio pensato.

Noi due riflessi negli occhi per caso,
quel caso che porta i tuoi occhi lontano,
rimane in punta di labbra, mai nata,
la tenera voglia degli occhi di chiudersi a un bacio.

Esilio in città di mare

Alla vigilia del giorno di alzheimer,
starò a chiedermi se ho contato bene.

Se almeno il mondo avesse iniziato
a girare in senso contrario.
Non starei a combattere
con il tuo senso di nausea.
Non avrei perso tempo a cercare
di rimanere in piedi.

Non continuerei a respirare
la presenza di un’assenza,
non starei a leccare i miei
scritti immortali,
prima di diventarne attore.

Che senso ha cercare di distruggere
la logica con un’altra logica,
se non si può essere
illimitatamente felici

Io l’uomo più libero di tutto l’impero
non posso evitare che il sole sorga ad est,
non posso evitare il mio suicidio superiore.

Se non avessi cercato di essere il superuomo
non sarei in esilio in città di mare.

E mi mancano cinque giorni a contarne cinque.

Sineresi o la luna

C’è sincresi tra te e le tue maglie
e sincrasi tra maglia e maglia.

Sei così bella
quando non sai di esserlo,
come fusione di una con una,
che sarebbe un peccato ci fosse cogenza.

Ne togliessi una,
non ferendo la tua integrità,
tu ne avresti una di meno,
ma non di meno ne avresti,
di luna da cercare.

Perché se questo mondo non è possibile,
meglio appunto l’impossibile.

O la luna.

Perché se non sai di sapere,
meglio forse la cicuta
e poi il niente.

Perché se non ti posso essere,
come maglia o niente,
se non posso averti comunque,
comunque meglio tu.

O la luna.

Esegesi dello scambio

Ho l’occhio destro invertito
con il sinistro
ma siccome sono uguali
nessuno nota la differenza

E poiché sono cieco
mi leggo la schiena in braille
ogni giorno un verso nuovo
così sono diventato famoso