Francesco Sinibaldi
Francesco Sinibaldi ha iniziato a scrivere
composizioni nel mese di luglio
del 1991.
Pubblica su riviste, antologie, partecipa ad
iniziative editoriali ed è
presente in vari siti internet, in Italia ed all'estero. Ha pubblicato 7
libri,1 con Libroitaliano -
Ragusa, 6 con la Montedit - Milano.
Adotta la tecnica, da lui inventata e così introdotta nel 1991, della"
costruzione sul suono", progressiva costruzione delle immagini e dei
contenuti al variare dei parametri, dei caratteri e delle esigenze tecniche
di natura formale, con possibilità, nell'ambito dell'utilizzo del verso
libero, di variare e differenziare l'effetto creato, ponendo l'immagine al
centro di quanto cercato con la luce dei suoni. Tale tecnica è descritta ed
applicata anche nel suo ultimo libro pubblicato con la Montedit,"Abbey Road"
.
Nell'ambito dei piccoli editori e degli appassionati di poesia ha trovato
molti aiuti per l'evoluzione dell'attività letteraria.
una nuova poesia edita il 1/3/'04
Sunshine on my
shoulders.
Onde il raio nel terreno fugge,
di sconsolato accenno,al novello
fiore,e nel dolor che s'alza al mattino,
con gli occhi negli occhi l'amor
risplende, poi che il rimembro alla
movenza rima sconsolato l'avvenire.
Quel ricciol dorato parea,di giovinetta,
ancor beato al fior de la vetusta imago,
al par del chiaro ch'entra,nella
grinzosa e vecchia mano; e s'alza
all'orizzonte,dintorno e per li campi
vaga,cuor battente in solitaria sorte
onde il dolor sovvien,a decantare
l'infinito.
Quasi in rosato tramonto,mano
nella mano,e poi che tenerezza
al sol appare,e quinci al monte,
e nel suo chiaro l'allegria.
Alla poesia del suo fuggitivo ciglio.
Scendeva
la notturna e silenziosa quiete che s'alza
silente alla foce del
cuore,ed io,bimbetto invaghito dell'età più novella e di
un chiarore do-
nato
all'alba dell'occhio suo fuggente nei prati,solea
canticchiare la ca-
sta
e melodica voce di un tranquillo tramonto,e di un'età
dell'oro ove an-
che
i più accesi tra gli animi dei fior parean
gingillarsi nelle acque pulite
e baciate a quel lugubre suono,ed al roseo di un notturno
cantore.Chiaro
m'appariva
quel suo ciglio incantevole,e bello è ora il
rimembrar quell'-
era,e
quelle note notturne dipinte di un magico rosa.
Ricordati.
Ti
sembro un po spento,e chiamo gioioso col sapor de la
quiete quell'alba
un
po persa a membrare il
passato,ad accendere vivo quel
suo casto sorriso
che
s'illumina al sole e ritorna a sognare.Rimembro ella,la
casta chiarezza
degli
occhi suoi miti,e quel rumore e questo chiaro,ed io
vagava a tentar per
l'aria
di raggiungere lei,e la treccia che danzava
furiosa,e l'occhietto che ge-
meva al mattino.T'ho persa o mia
aurora nel fior della vita
e tu,tenerella,mori-
vi
tranquilla,e tanta è la viva che ora sale nel cuor.
La calma e il riposo.
Adoro
la quiete che adombra pe peri e vede invaghita d'un
esil paesello per
poi
de lo bosco vociare l'incanto;ed anche gl'augelli che
trillan virtù nell'aer
festoso
rimembrano il sole e il canto ingraziato balzato pei
campi.E trilla il
rumore
de'versi rimati dal tristo ruscello,e adoro del sole
la nova armonia che
incanta
e poi tace,e vedo pe monti di lei la speranza,morir
de li giorni e amor
dell'eterno,e
canto al tuo cuore di lei la baldanza.
Fascetta di rose.
Rose,o
chiare chimere odorose di virtù,rinnovo a voi la
melodia e il suon de
prati
viventi a sere e a notti amene.Ricordo ancor di voi
il
brillar per l'arie
incerte
e all'acque pie,e l'erbe e guscio del bel ruscello
bagnati son di gioven-
tù.Odo il suon del di eterno, odo
il trillo di vostra
chiara,temo il buio e l'arte
a
incanto.Son di voi l'odor e'l rimo.
Piffero d'innata leggiadria.
Nella soavità di un mattino nato tra le cadute libere delle dolci fronde
ricolme di linfe profumate
e negli spassi di un sole di panna,nasceva la storia di un gruppo di
farfalle dalle ali più soffici di
un barlume di quiete e con gli occhietti minuti e pensierosi;esse
svolazzavano di bosco in bosco
saltellando alla ricerca di una ruota emanante un profumo dolcissimo,e da
cui nasceva un liquido
azzurrognolo che donava,a chiunque avesse la fortuna di assaggiarlo,una
sensazione di quiete si-
mile a ciò che si provava adagiandosi nella leggiadria
di un giunco
ricoperto coi sapori di una ve-
tusta fanciullezza,e mentre facevano questo,tutto il
paesaggio rifulgeva con
scintillii di intense pas-
sioni e di meditati ed ammirati concetti d'amore.Le loro ali battenti nell'
ombrosità del futuro erano
talmente vive da apparire simili al perpetuo palpitare di un cuoricino
inquieto,e le antennine poste
alla sommità di quei minuscoli corpicini ricoperti
con i brilli dorati di
una felicità repressa,si driz-
zavano nell'attesa di un venticello ricco di amore e
che,in genere,soffiava
all'avvicinarsi delle pri-
me ombre del tramonto,segnato dall'accalcarsi di rosei purpurei posatisi
sulle pelli dei peri.Quando
la notte calava dimorando tra le siepi di more e le ceste zuccherate di
mirtilli dal colore pannoso e
dal sapore un po appassito,le farfalle,dopo aver
assaggiato la linfa
discendente dalla sommità di un
piccolo prato ricolmo di magiche creme,intonavano le melodie di una stagione
perduta inventando,
con dei pifferi,armonie leggiadre e visioni d'un passato remoto.E
allorché i
fuochi della speranza si
cingevano nella cupidigia di un pensiero d'autunno,esse regalavano una culla
di sorrisi al morire
perpetuo delle fronde cadenti.
Quasi un canto nel pensiero dei mattini.
Al
manto nervoso e quasi un soffio nella mattutina era il
suon canterino ri-
nato
al fiorir dei pensieri fa pianti d'immensa letizia,e
augelli beati di una
mente
soffusa a gara nel sol van pian nei ruscelli dorati
d'amore,che il ciel
tintinna
di lor baldanza.E fuggitivi
manti allor che il
campo esulta son mesti
passati
ridenti com'ella adagiata e tremante dipinge nel
canto il pensier d'in-
finito,com'ausignolo bianco che festeggiante mirando
salta all'adorato ramo
si'sol e piangente di solitaria fronte.Vita
è codesto
rimembrar di fera in canto,
e
dolcemente cheto ritorna a palpitare il suon dell'
invernale chiaro.
Stai piangendo.
Sei
un po stanco di sognare,di vedere le brutture del
grigiore e le pene della gen-
te
che dimorano nel buio,o forse il ciglio fatica fa a
chiamare il sole,ch'è più pre-
sto
l'assopirsi ed attendere un bel sogno.Forse e'il
sonno
che tu vuoi,lascia a me
le
lacrimuccie e dona al sol la tua energia