Alessandro Naccarato

 

                                                                    Liamnax@libero.it 

 

 

 

                                                            Momenti notturni

 

Non si riesce a dormire. In questa notte fatta di fantasmi e pensieri la mente è troppo sveglia per cadere nelle braccia di Morfeo e lasciarsi accarezzare da pensieri soffici come la neve. Questa notte la mente viaggia all’impazzata verso mete lontane, le idee sono dure come il marmo, sono pesanti come l’acciaio e se ne stanno lì, difficili da mandare via.

Gli occhi si chiudono dalla stanchezza, ma si riaprono ad ogni considerazione, ad ogni riflessione che ti porta in qualche modo a togliere ad una ad una le carte con cui avevi costruito il tuo castello.

La notte si dovrebbe dormire e non pensare, al massimo sognare. Ma la notte porta consiglio è vero, ma per chi la vuole ascoltare, per chi non ha chiesto niente avvolte pensare può far male.

Si comincia a dubitare della propria vita, dei valori, degli affetti. In fondo siamo solo esseri umani, siamo una nullità rispetto al mondo, all’universo, contiamo meno di zero, ed è proprio in questo niente che cerchiamo di dare un senso alla nostra vita.

Il sonno forse ce la farà a far sparire questi mattoni che albergano nella mente. Dubitare della propria compagna dopo avergli dichiarato amore eterno ti fa crollare la terra da sotto i piedi. L’unica certezza sembrava essere lei, e ora i tuoi dubbi stanno scalfendo anche l’ultima briciola ardente che avevi nel cuore.

Potrebbe scendere per strada, nudo, nel cuore della notte e camminare per la città che sarebbe del tutto normale, lecito, visto che un uomo in questa notte sta distruggendo i pezzi di quel misero mosaico della sua vita.

Si gira di continuo nel letto, cerca di dormire, malgrado si sforzi di pensare ad altro la sua testa non ne vuole sapere, ha perso il controllo del suo cervello, ora ha di nuovo gli occhi aperti, fissa il soffitto e pensa.

Passa da un immagine all’altra come un caricatore di diapositive impazzito, ogni flash è un ricordo, ogni emozione è messa in dubbio, ogni speranza di fermarsi è nulla. E’ impossibile fermare questi attimi, non si dorme, si riflette.

Sembra quasi una punizione che prima o poi tutti dovranno scontare, in queste notti si deve fare i conti con il passato, presente e futuro, neanche fossimo Ebenezer Scrooge.

Viviamo giorno per giorno facendo finta che la nostra vita vada bene, ma quando capita di rifletterci scopriamo che in realtà non ci rimane che fingere e andare avanti.

Un giorno arriverà il tempo in cui un uomo si guarderà alle spalle il proprio passato e tirerà le somme di quello che fatto. Se gli andrà bene arriverà a contare fino a uno.

Forse si sta addormentando, ma il giorno comincia ad entrare dalle fessure della finestra, decide di alzarsi, tanto non ne vale la pena rimanere nel letto. La notte è passata e lui non è cambiato, ha solo scontato la pena, adesso ricomincerà a vivere e non si ricorda più quello che ha pensato.

 

                                                                Il gatto Mao

 

Il gatto Mao si è appena svegliato, sgranchisce le zampe e comincia a lavarsi quando si ferma per uno sbadiglio improvviso.

E’ ancora assonnato forse il riposino non gli è bastato, qualcosa l’ ha svegliato, il rumore di un qualcosa che si rompe.

E’ nella sala da pranzo, su una sedia e sembra fissare un punto indistinto tra l’angoliera e il divano. Una volta proprio in quel punto aveva preso un topo, uno bello grosso.

Scende dalla sedia e si avvia  molto lentamente verso la cucina, il posto dove si mangia, lui lo sapeva bene. In cucina ci mangia anche il suo padrone, un uomo sulla trentina, che esce la mattina presto e rientra sempre la sera. Gli lascia da mangiare in una ciotola croccantini di seconda scelta, gli unici che può permettersi.

Vive in una casa piccola, però accogliente, sempre meglio della strada, come molti che ha visto passare sotto il suo balcone quando ogni tanto si ferma a guardare, cosa poi non si sa, in fondo è un gatto, vede ma non capisce.

Eppure ogni tanto pensa…pensa alla sua mamma, una gatta che ora non c’era più.

Lo avevano portato via da lei quando aveva solo due mesi e ora erano passati quasi cinque anni dall’ultima volta che la vide.

Era stato preso e portato in questa casa, senza una ragione, senza volerlo.

In quella casa non c’era mai stato un bambino, una donna, un altro animale, solo lui e ogni tanto il suo padrone che non vedeva quasi mai.

Tutto il giorno in casa non aveva molto da fare, mangiare, dormire, mangiare, dormire.

Quando gli andava bene c’era qualche mosca o moscerino con cui giocare, solo una volta prese un topo ma non lo mangiò.

Non era mai uscito da quella casa, le cose che stavano fuori le aveva viste solo dal balcone o attraverso una finestra.

Una volta si era incantato nel vedere un uccello poggiato sulla ringhiera, ma non aveva potuto fare molto visto che la finestra era chiusa. Se avesse potuto l’avrebbe preso come solo un felino sa fare.

E’ di colore giallastro e con alcune righe nere che se fosse stata almeno tre volte più grande l’avrebbero scambiato per un cucciolo di tigre.

Cinque anni di solitudine, a girovagare per casa. Aveva dormito in tutti i posti, forse gli mancava solo il cesso, intendo dentro il water.

Anche quella sera l’uomo rientra tardi, ha una faccia stravolta con la barba lunga e le borse sotto gli occhi…eppure la notte dormiva.

L’ ha visto e senza curarsi di lui fa un balzo sulla sedia e si accovaccia.

L’uomo va in bagno e questa volta ci resta per quasi una mezz’ora.

Esce ancora più sconvolto di prima questa volta con il viso bagnato e gli occhi rossi.

Si è sciacquato il viso dopo un pianto. Va in cucina e comincia ad aprire gli sportelli, prende un pezzo di pane, lo spacca in due e lo riempie con una fetta di formaggio e una mezza fetta di mortadella, praticamente tutto quello che aveva.

Il gatto Mao sente l’odore, scende dalla sedia e si dirige in cucina, verso la sua ciotola.

Miagola verso l’uomo che mangiava avvolto nei suoi pensieri. Appena sente il gatto l’uomo si gira, con le guance rigate dalle lacrime.

Si guardano per un istante e rimangono a fissarsi per molto tempo. L’uomo stranamente fa un sorriso e tira su con il naso.

-         Amico mio…meno male che ci sei tu

Continuano a guardarsi, poi l’uomo da un morso al panino e lo poggia sul tavolo.

Prende il gatto con le mani e se lo mette sulle gambe, comincia ad accarezzarlo come non aveva mai fatto in quei cinque anni.

Il gatto rabbrividisce per un istante poi comincia a socchiudere gli occhi, quasi ipnotizzato da quella mano che lo accarezza. Diventa sempre più caldo e comincia a fare le fusa.

-         Un altro capodanno da soli….io e te e quest’anno anche senza tv. Da domani amico mio scarseggerà anche il cibo….mi hanno mandato via, qualcuno ha chiamato la polizia e ora non ho nemmeno quel posticino da parcheggiatore abusivo che mi ero trovato. E’ un peccato perché lì si guadagnava bene, soprattutto in questi giorni festivi, ci era andata bene. Amico mio, avrei dovuto lasciarti a quella famiglia oggi saresti stato in una bella casa, con un bel bambino che ti avrebbe riempito di coccole. Invece purtroppo per te sei capitato con uno come me….un fallito.

Continua ad accarezzare il gatto che ormai si è quasi addormentato del tutto. Comincia a pensare alla sua vita, gli passano immagini remote, quasi dimenticate, talmente lontane da sembrare essere appartenute ad un’altra vita. Qualche lacrima ricomincia a scendere sul viso ormai bagnato, ma non ha neanche più quelle, neanche più la forza di piangere.

E’ quasi mezza notte, un altro anno sta per ricominciare, milioni di persone nel mondo stanno festeggiando nelle loro case piene d’amore, con le bottiglie in mano pronti a stappare e a inaugurarsi un felice anno nuovo.

Il gatto Mao se ne sta sulle gambe di un uomo che pensa solo a cosa farà da domani.

 

                                                       Destinazione amore

 

Si alzò quella mattina con uno strano sorriso e una sensazione che aveva solo in quei giorni lì, giorni speciali.

Scese dal letto e andò verso il bagno, strana abitudine la sua, aveva preso il vizio di lavarsi prima i denti e poi di farsi la doccia.

Fabio aveva compiuto vent'anni da poco e per regalo aveva ricevuto dai suoi genitori un maglione nuovo, dai suoi amici invece un biglietto del treno, quel treno che lo avrebbe portato da lei, Veronica, una ragazza con cui aveva avuto una storia l'estate scorsa.

Si erano conosciuti, si erano innamorata quasi subito, lui rimasto folgorato dai suoi occhi, blu come il cielo, lei rimasta affascinata dalla suo carattere, timido e introverso, ma quando stavano soli diventava un altro, spigliato e a volte simpatico.

Fabio era sempre stato un ragazzo timido e spesso aveva sempre preferito la solitudine alla compagnia degli altri, anche se i suoi amici con gli anni non lo avevano mai abbandonato perché forse più degli altri si era sempre comportato bene. Un amico sincero e leale per tutti.

Ora Fabio aveva conosciuto questa ragazza che gli aveva rubato il cuore, erano passate due settimane da quando era tornato a Roma dopo aver passato l'estate in Calabria in un villaggio turistico e lì aveva conosciuto Veronica che anche lei con la sua famiglia avevano scelto di passare le vacanze sulle spiagge calabresi. Avevano conosciuto molti altri ragazzi, erano andati a ballare, falò sulla spiaggia, insomma una vacanza degna di un classico film per ragazzi, quasi come "Sapore di sale" ma a differenza del film la realtà qui aveva un finale diverso perché Fabio e Veronica avevano l'intenzione di continuare questa avventura estiva.

Dopo una bella doccia cominciò a vestirsi e la sua mente già era di due ore avanti, praticamente già sul treno.

La mamma di Fabio gli aveva preparato la valigia la sera prima, senza pensarci su ci aveva messo un paio di mutande, un paio di calzini buoni, un jeans, una maglietta estiva, perché ancora faceva caldo, un borsello dove Fabio ci aveva messo uno spazzolino, il dentifricio, una barattolo di gel e un pettine. Forse eccessivo per un viaggio di due giorni, ma era un viaggio speciale e doveva essere tutto perfetto.

Finito di preparare, dopo essersi dato un ultima revisione davanti allo specchio e dopo aver salutato sua madre, uscì di casa per andare a prendere la metro che lo avrebbe portato alla stazione Termini, dove si sarebbe congiunto finalmente con il suo ologramma, creato dalla sua mente nei giorni passati quando immaginava a come sarebbe stato prendere il  treno per andare a Perugia e rincontrare lei, Veronica.

Per la prima volta stava prendendo il treno da solo, per la prima stava andando da una ragazza, per la prima volta nella sua vita sentiva di provare qualcosa.

Nella metro come al solito c'era un via vai di gente ed era cosi affollata che Fabio perse la prima corsa, anzi decise di aspettare la prossima visto che aveva una grande valigia in mano e non gli andava d'infilarsi in quel sandwich di gente. Se fosse stato un normale giorno all'università sarebbe entrato come niente, come un coltello caldo che affonda in una panetto di burro sarebbe scivolato tra la gente e scomparso nella folla. Ma oggi no, oggi era speciale.

La corsa successiva si riempì di tanta gente quanto quella precedente e lui finì schiacciato tra un sbarra di ferro e le pareti del treno metropolitano, con la valigia tra le gambe a protezione di tutte quelle persone che l'avrebbero potuta schiacciare.

Finalmente arrivato alla stazione dopo quel calvario sotto la metro decise di sedersi su un muretto ed aspettare il treno che leggendo sul cartellone elettronico non era ancora arrivato al binario 8.

Era sudato, un po’ per l'emozione di qualcosa di nuovo, un po’ e soprattutto per il viaggio in metro che di quei tempi era sempre una sofferenza.

Si ricordò di accendere il telefonino e come per scontato gli arrivarono quei messaggi che ti avvertivano chi ti aveva provato a chiamare e aveva trovato il cellulare spento. Ovviamente vide che il numero che lo aveva chiamato era quello di Veronica, l'altro era quello di casa, forse sua madre voleva sapere dove si trovava, se già aveva preso il treno, le solite raccomandazione, insomma, cose da mamma. Anche se aveva compiuto vent'anni per lei era sempre rimasto un bambino, forse per il fatto che a differenza degli altri il suo carattere chiuso lo faceva sembrare cosi, ma non lo era, era un adulto, era diventato grande.

Chiamò Veronica che rispose subito.

- Ciao amore dove sei

- Ciao...sono alla stazione ma il treno ancora non è arrivato comunque ti faccio uno squillo quando sta per partire cosi più o meno sai a che ora potrei arrivare alla stazione.

Continuarono a parlare per un po’, poi riattaccarono anche perché Fabio non aveva molti solidi nel cellulare.

Fabio si mise a pensare alla situazione, a come non avrebbe mai immaginato che un giorno avrebbe preso il treno per raggiungere una ragazza conosciuta l'estate in un villaggio turistico. Ormai la considerava la sua ragazza e sapeva che anche lei pensava la stessa cosa, stavano insieme anche se non se lo erano ancora detti.

Cominciò a rivivere i flash dei momenti passati. Era stata proprio una bella estate, ed era capitata proprio a lui, che di solito non gli capitava mai niente di eccezionale.

Gli amici l'avevano convinto a fare questo viaggio, gli avevano spiegato che l'avrebbe dovuto fare per forza se avesse voluto continuare questa storia con lei, lo avevano convinto più e più volte. Lui era sempre stato scettico, una storia a distanza non la concepiva, fino a ieri. Oggi più che mai era convinto di quello che stava facendo e poi la cosa che amava ripetersi sempre era: " tentare non costa nulla....neanche il biglietto del treno, me lo hanno regalato i miei amici", fece un sorriso e alzò la testa in direzione del binario 8.

Il treno era lì fermo e la gente si apprestava a salire. Si avvicinò ad una delle porte e salì i gradini, una volta dentro, si avviò per un corridoio e cercò un posto a sedere. Quella mattina il treno era abbastanza affollato, ma forse lo era tutte le mattine, di certo non lo sapeva visto che era la prima volta che prendeva questo treno.

Pensò a quanta gente usa i mezzi pubblici per spostarsi, quali motivi e necessità spingevano la gente a viaggiare, nella sua semplicità Fabio aveva visto i treni come dei mezzi usati solo dai turisti o dalle persone che andavano in vacanza. Quella mattina la maggior parte di quella gente si spostava per lavoro, il resto per altri motivi, tra cui anche quello di andare a trovare la propria ragazza in un'altra città e chissà quanti come lui si spostavano per amore.

Fu contento di trovare un posto a sedere vicino al finestrino, cosi avrebbe potuto godersi il viaggio guardando fuori. Vide la sua immagine riflessa sul vetro e pensò che dopo quel giorno non sarebbe stato più lo stesso.

Avrebbe incontrato Veronica un'altra volta dopo quella estate e pensò se sarebbe stata la stessa cosa, perché un conto era l'atmosfera che si respirava nei giorni di vacanza, il mare, le spiagge, la voglia di avventura, un conto invece era incontrarsi nella sua città, il suo mondo, la sua vita e poi c'era di mezzo la lontananza, un ostacolo a quell'amore appena nato.

Tutti quei pensieri gli fecero cambiare espressione, dal sorridente sognante, passò al dubbioso pensante. Sapeva solo una cosa, che non sapeva come sarebbe andata a finire questa storia.

Il treno prese lentamente a spostarsi sui binari e dopo poco Fabio fece uno squillo a Veronica per informarla della sua partenza.

Ora il panorama fuori spariva sempre più velocemente alle sue spalle e vedendo la sua faccia riflessa sul vetro vide che l'euforia di questa mattina era un po’ svanita, come se tutti quei pensieri l'avessero sbiadita.

Nel suo scompartimento c'era una signora con un bambino, pensò che fossero quasi sicuramente mamma e figlio, un signore con una ventiquattrore e un ragazzo molto più grande di lui che ascoltava musica da un lettore cd portatile.

Sul treno Fabio pensò ancora a quello che stava facendo, ora la formula " tanto provare non costa nulla" non funzionava più di tanto, era un po’ perplesso, forse pentito. Quella notte avrebbe dormito in una pensione che gli aveva trovato Veronica proprio vicino casa sua, cosi sarebbero stati insieme quel pomeriggio, la sera dopo cena, anche se i genitori di Veronica

sapevano che lei sarebbe uscita con le sue amiche e anche la mattina seguente fino al pomeriggio quando poi avrebbe ripreso il treno per Roma.

Un giorno e una mattina sarebbero stati sufficienti per capire se quella ragazza faceva per lui, anche se lo sapeva benissimo, perché non era mai stato cosi bene con una ragazza come lo era stato con lei, sarà stato l'estate e tutto il resto, ma sentiva dentro una sensazione mai provata, l'unica cosa che avrebbe dovuto capire era se quella situazione sarebbe durata, se la lontananza non avrebbe scalfito prima o poi il loro amore, volevano provare si, ma non volevano bruciarsi entrambi per poi disilludersi un giorno.

Quei pensieri lo agitavano sempre di più allora usò la tattica del “menefreghista”, parlando tra sé e sé si convinse che in fondo era solo un viaggio, non aveva mai visto Perugia, la scusa sarebbe stata quella e poi Veronica non era mica l'unica sulla faccia della terra....almeno sperava che fosse cosi.

La gente cominciò ad alzarsi e a prendere le valigie, erano quasi arrivati, ora il suo cuore cominciò a battere più forte. L'avrebbe rivista.

Pensava a come sarebbe stato rivederla, che sensazione avrebbe avuto nel baciarla di nuovo, anche se stavano insieme, il loro ultimo bacio risaliva a due settimane fa, per due che si erano appena conosciuti poteva essere imbarazzante. Almeno per lui lo era.

Il treno si fermò alla stazione, lui attraversò il piccolo corridoio che in quel momento era affollato di gente.

Scese dal treno e si avviò un po’ spaesato verso l'uscita. Si guardava intorno per cercare di vederla e per vedere anche in che posto era capitato.

La stazione di certo non era grande come quella di Roma e per questo c'era molta meno gente, meno binari, meno caos.

Arrivato alla fine del binario la vide. Davanti ai suoi occhi c'era lei, un'altra volta si soffermò sui suoi occhi e ne rimase fulminato, un'altra volta. Era bellissima con un vestitino leggero che gli accarezzava il corpo, un viso sorridente che gli fece venire in mente i bei momenti passati insieme e soprattutto il primo bacio sulla spiaggia, quando la riaccompagnò a casa aveva proprio quel sorriso, la stessa espressione che aveva adesso.

A Fabio gli brillarono gli occhi, come se avesse visto l'oro più grande del mondo.

Veronica gli corse incontrò e lo baciò, e rimasero con le labbra sigillate e gli occhi chiusi per un eternità.

Poi si guardarono, tutti i pensieri che gli erano passati per la testa sparirono come per magia.

- mi sei mancato lo sai...

-...anche tu

Continuarono a baciarsi e quando si avviarono fuori la stazione erano felici, innamorati e contenti di essersi incontrati tra milioni di persone nel mondo.

 

                                                              Confessioni

 

C’è una cosa che non vi ho mai detto. Io sono matto, sono pazzo da legare direbbero alcuni.

Che ci volete fare, siamo tutti un po’ pazzi in fondo.

E’ stato facile fingere di essere come voi, ma ora è arrivato il momento. Mi sono sempre comportato da perfetto essere umano, in fondo ero stato addestrato per questo, nessuno se ne sarebbe mai accorto, nessuno mi avrebbe scoperto. Ora sono qui a dirvi la verità.

Il mondo, cioè, il vostro mondo presto sparirà dall’universo, non ci sarà più e tutta la gente di questo mondo sparirà con lui.

E’ stato bello, in fondo è stata un esperienza nuova, fingere di essere un umano per tutti questi anni mi ha insegnato molte cose, tra cui, quella di scrivere altrimenti non avrei mai potuto fare queste dichiarazioni. Non ho ancora deciso a quale giornale spedirle, ma tanto che importa, non le comprenderebbe nessuno, è impossibile per qualcuno capire quello che sto dicendo. Lo so, a voi sembro matto, ma fidatevi il vostro mondo presto non ci sarà più.

Vengo da un altro pianeta, fui mandato sulla terra in una missione speciale, per tenervi d’occhio diciamo, per capirvi e segnalare ogni cosa al mio“governo”.

Sapete, non ce la passiamo molto bene, la mia “gente” sta finendo le risorse del nostro pianeta e siamo costretti a…come dire, quello che fate più o meno voi, a emigrare, per sopravvivere.

Abbiamo scelto voi, forse perché siete la meno sviluppata delle razze nell’universo. Non prendetevela non è un offesa, è la verità.

Oggi che ho compiuto vent’anni, almeno in questo mondo visto che nel mio sarei un “anziano”, il mio “governo” ha deciso che è arrivato il momento.

Mi mancherà un po’ tutto questo, in fondo non era poi cosi male fingere di essere un umano, se ripenso a quello che ho passato con voi, ma soprattutto con uno di voi.

Una grande persona, un bell’essere umano, dall’animo gentile e che mi è stata vicino in tutti questi anni. Si, forse di tutta questa missione, di tutto questo lavoro compiuto sulla terra mi mancherà solo lei, che mi ha insegnato più di quanto mi sarei aspettato.

Ma come dite voi “ la vita è questa”, non ci si può fare niente, cosi vanno le cose.

Beh, non saprei se ringraziarvi della vostra ospitalità oppure augurarvi semplicemente buona fortuna. Buona fortuna, soprattutto a te, ragazza bionda che hai giocato con me quando eravamo piccoli, che sei venuta a tutti i miei compleanni, che negli anni della scuola mi hai “salvato” dalla solitudine, che mi hai fatto capire che gli esseri umani non sono tutti uguali. Beh, io ne ho conosciute di persone, di essere umani che ti umiliavano davanti ad altre persone solo per il fatto di apparire, di sentirsi protagonisti senza curarsi di quelle che voi chiamate “emozione”. Ne ho conosciute di persone pronte a sacrificare l’amicizia, solo per raggiungere determinati scopi, di quelli che eliminano altri come loro, solo per odio, per amore, o solo per ingiustificata violenza.

Tu sei sicuramente diversa, sicura di essere del pianeta terra? Scherzo, magari non fossi stata umana, magari un’aliena, di un altro mondo, come me. Sai ci ho pensato tante di quelle notti che non ricordo più da quanto ci penso…ma forse da sempre, da quando ti ho conosciuta. Tutte le notti passate a trasmettere messaggi al mio “governo”, segnalazione di tutto quello che accadeva sulla terra e mai una volta ho avuto il coraggio di parlare di te, di dirgli se ci fosse stata una possibilità di poterti portare via con me quando il “momento” sarebbe arrivato….e oggi è proprio arrivato.

Se adesso tu fossi qui sarei curioso di chiederti una cosa : ma quando avevi capito di esserti innamorata di me?. Io non lo so. Se davvero quello che provo è amore, allora l’ ho sempre provato, da quando ti ho vista  è cambiato qualcosa, ero troppo concentrato sulla missione che non me ne resi mai conto o forse avevo sempre fatto finta che non fosse vero…eppure provavo anch’io le tue stesse emozioni. Emozioni umane, sconosciute al mio pianeta e forse anche nel tuo mondo, perché da quello che ho visto in questi anni sono in pochi quelli che possono parlare di questo sentimento.

Allora grazie anche per questo, di avermi fatto vivere questa esperienza.

Il bacio poi, se ci ripenso, il nostro primo bacio, quello si che mi fece saltare molti piani, ricordo che la notte mentre trasmettevo informazioni mi scappò di dire il tuo nome e subito mi scusai dello sbaglio inventandomi che la “Valentina” era un progetto umano per la costruzione di armi. Adesso mi viene da ridere, non sapevo neanche io quello che dicevo, fu la prima cosa che mi venne in mente, e fu l’unica volta che pronunciai il tuo nome, senza pensarci.

Adesso sono quasi sicuro che quello che ho provato per te, fu amore, o se non era amore era qualcosa di simile, qualcosa che ancora adesso, in questo momento, mi fa riflettere, mi fa pensare che se tutto finirà, io voglio finire con te.

Si lo so, non l’avrei mai immaginato, avevo avuto sempre il timore di essere scoperto da voi umani, in questi anni ho fatto di tutto per camuffarmi e ci sono riuscito anche bene, ma, mai avrei immaginato che in futuro l’unico ostacolo che avrei dovuto superare saresti stata  proprio tu.

Tra poco la terra non esisterà più e tu con lei. Che senso ha continuare a esistere, portare avanti una missione che per me non ha nessuna importanza. Avrei voluto che le cose andassero diversamente, ma sono un “alieno” e tu sei umana. Siamo troppo diversi, ma siamo solo noi nell’universo. Io mi sono riscoperto un altro e tu diciamo che lo sei sempre stata, forse non sarai un’aliena, ma di certo non sei umana. Sei unica.

E’ tutta colpa mia, tu sparirai per colpa mia, non avrei dovuto mai accettare questa missione, non avrei mai dovuto fare quello che ho fatto….però, sono contento di averti conosciuta.

Ora basta, non c’è nient’altro da dire, credo che non manderò a nessuno questa lettera.

Credo che non risponderò più al mio “governo”, il “momento”, quando arriverà, arriverà.

Non mi preoccupo più. Penso che ora mi farò una doccia, verrò a casa tua perché ho tanta voglia di fare l’amore con te, di sentirti addosso a me, perché solo quando ti ho accanto, solo quando sei davanti ai miei occhi, solo quando posso stringerti  sento davvero di essere un altro, sento che tutto questo durerà in eterno, sento che siamo soli e sento di essere al centro dell’universo.

 

                                                              Sognare e sperare

 

Come ogni mattina percorreva quel corridoio in solitudine, anche se intorno a lui molti ragazzi della scuola erano impegnati nelle loro routine quotidiane. C’era chi chiacchierava con gli amici parlando del film visto la sera prima, chi stava con il proprio amore scambiandosi effusioni adolescenziali, chi ripassava una materia convinto che quel giorno sarebbe toccato a lui essere interrogato e chi aspettava semplicemente di entrare nella propria classe per passare un’altra giornata tra i banchi di scuola.

Lui camminava da solo, non aveva ancora incontrato nessuno della sua classe,ma sapeva che probabilmente l’avrebbe trovati già seduti a cercare di ripassare, visto che quella giorno ci sarebbe stato il compito di matematica.

Lui non se ne preoccupava, aveva sempre preso buoni voti in quella materia.

Era il classico ragazzo che il pomeriggio invece di uscire con gli amici se ne stava a casa, chiuso nella sua stanza a studiare, per questo si era preso il mancato nominativo di “secchione”.

Era un ragazzo come gli altri, anche lui avrebbe preferito starsene su una panchina del parco a chiacchierare con gli amici, ma aveva il senso del dovere come pochi della sua età e questo lo portava a non trascurare niente di quello che faceva, adesso erano gli anni della scuola e il suo compito era quello di andare bene per crearsi una cultura che lo avrebbe aiutato in futuro, almeno sperava che fosse cosi…e poi a dirla tutta gli piaceva proprio studiare.

Non conosceva molte persone nella scuola a malapena era ricordato dai suoi compagni che non lo consideravano più di tanto, tranne in giorni come questi dove il suo studio avrebbe aiutato i più somari a passare i compiti in classe.

Lui li aiutava volentieri, tanto a lui non costava nulla passare qualche esercizio, dare qualche aiuto, tanto sapeva che avrebbe avuto il suo riscatto e che in un futuro, quel futuro che lui sempre s’immaginava, avrebbe avuto giorni di gloria, almeno sperava che fosse cosi.

Mentre camminava nel corridoio della scuola incrociò lo sguardo di una ragazza, non una semplice ragazza, ma di “lei”, la più bella della scuola, la più gettonata, la più chiacchierata, tutti conoscevano il suo nome, in pochi la conoscevano davvero.

Lui era tra quelli che l’aveva sempre ammirata in disparte senza mai scambiarci una parola, senza nemmeno aver mai ricevuto il ricambio di uno sguardo. Sapeva che i suoi occhi erano di un azzurro cristallino ma solo per il semplice fatto che l’aveva ammirata più e più volte senza farsi accorgere. Pensava che avrebbe potuto urlare e sbraitare che lei non si sarebbe neanche girata come se non lo potesse sentire, come se lui non esistesse nemmeno. A carnevale una volta si era vestito da fantasma e guardandosi allo specchio aveva pensato che in fondo lo era davvero, trasparente come l’acqua, invisibile come L’uomo Ombra. Solo lui sapeva di esistere.

La vide passargli accanto, insieme alle sue amiche che non erano belle come lei ma anche loro non degnavano nessuno di uno sguardo come se la vicinanza a quella splendida ragazza le facesse brillare di luce riflessa.

Lui continuava a guardarla mentre camminava per il corridoio, le malelingue delle altre ragazze dicevano che lei si atteggiasse e che le sue “sfilate” mattutine erano un pretesto per farsi guardare. Anche i maschi lo dicevano ma senza sarcasmo perché per loro era solo che un piacere poterla ammirare.

Eppure quella ragazza sembrava essere sola, non l’aveva mai vista con un ragazzo, una cosa molto strana per una come lei che avrebbe potuto aprire la porta di casa per vedere una fila chilometrica di spasimanti., lui compreso.

Sapeva bene che non era il tipico ragazzo che avrebbe attirato le attenzioni delle sue compagne, anche se non si reputava brutto, ma neanche bello.

Quella ragazza passava accanto a lui mentre diventava un pezzo di ghiaccio, fermo come una statua rimaneva impassibile a tanta bellezza, mentre dentro di lui un incendio stava surriscaldando il suo petto. Era un effetto strano, un effetto che provava solo quando la vedeva.

Quella ragazza non sapeva niente di lui, non sapeva che il pomeriggio mentre studiava si fermava spesso a guardare fuori dalla finestra pensando a molte cose, tra tutte immaginava a come sarebbe stato se avesse avuto un altro carattere, se fosse stato un’altra persona, se avesse potuto rubare il cuore di quella ragazza, se fosse stato al centro dei suoi pensieri come lei lo era per lui. Era bello fantasticare, poter sognare era la cosa che amava di più.

La ragazza aveva girato l’angolo ed era scomparsa dalla sua vista, restò immobile per un po’ ricomponendo i suoi pensieri.

Abbassò lo sguardo, si girò e si diresse verso la sua classe, convinto che quel pomeriggio, quando sarebbe stato solo nella sua stanza avrebbe riacceso il motore della fantasia e come sempre al centro dei suoi pensieri ci sarebbe stata lei

Sognava ad occhi aperti ma sapeva che un giorno tutto sarebbe stato diverso, almeno sperava che fosse cosi..