Alessio Marini

 

quartu sant'elena

 

 

bombolus@tiscali.it

 

 

4.30 am

 

C’era buio. Questa è la prima cosa da dire? Non sto parlando ma va bene uguale. Importantissimo è che seguiate il mio ragionamento, la narrazione. Allora ricordavo che c’era buio. Erano circa le 4.30 di notte. Capirete ora, come mai c’era buio. Ma era un buio diverso uno di quelli che vedono i bambini piccoli. Era denso e faceva paura. Infatti io avevo paura, quella paura irrazionale che ti fa stare fermo fermo. Mi ero svegliato ed ero completamente vigile. Ero sull’attenti. Sul chi va la. Erano le 4.30 ed io ero sveglio con gli occhi aperti su un buio di quelli che fanno paura. Per me era una situazione brutta. Respiravo senza fare rumore e ascoltavo. Volevo togliere un braccio fuori delle coperte, che mi davano quella sensazione di protezione, per raggiungere la luce, per raggiungere la salvezza. Per me in quel momento, forse vi sembrerà stupido, la luce era la salvezza. Ma ero bloccato, può essere un sogno mi dicevo. Non era un sogno. Lo sapevo. Non so come facevo ad essere cosi sicuro ma sapevo. Sapere vi renderà liberi. Non è assolutamente vero. Ero immobile e ascoltavo. Come succede ad uno che ascolta, capivo. Non sentivo ancora ma gia capivo. Il rumore, il suono. Di lì a poco sarebbero arrivati. Lo so ora che scrivo, lo sapevo prima. Infatti, ecco un bisbiglio, mi parve, ma sì in un primo momento, fu un bisbiglio. Voci lontane, voci che facevano paura. Voci che strisciavano e soffrivano nel parlare. Poi silenzio. Poi più forte, un fruscio. Era vicino, troppo. Poi silenzio. Poi di nuovo. Silenzio, più vicino. Era qualcosa di piccolo, il rumore che faceva lo confermava ma alle 4.30 del mattino con quel buio, l’unica cosa che non fa paura è una zanzara che cerca di pungerti. Questo rumore non era prodotto da una zanzara. Ed io avevo paura. Ora non respiravo più. Mille forme di mostri mi venivano in mente. Mille film. Mille libri. La luce è la mia salvezza. Devo muovermi. Tremavo e avevo iniziato a sudare. Forse fu il sudore che mi diede la forza. Quell’appiccicarsi di lenzuola sul corpo. Il fruscio continuava. Era fianco a me. A pochi centimetri. Cosa diavolo era? Basta, contai fino a 3 e accesi la luce. Il buio urlò di dolore preso alla sprovvista e nel suo urlo sentii che diceva che la prossima volta l’avrei pagata cara. “Lo giuro, lo prometto” sembrava dire in quel suo urlo di furore. Avevo vinto, ero salvo. Il buio era andato via, il mio cuore batteva fortissimo. Fianco a me nessun mostro, nessun animale, nulla. Una busta di plastica, una borsa per la spesa, una di quelle fini fini. Solo una busta che si adagiava su se stessa. O era un trucco? Lasciai la luce accesa quella notte. E ancora oggi non tengo più buste in camera da letto. Ma so che prima o poi il buio me la farà pagare, d’altronde me l’ha promesso.