Antonio Di Grazia

 

Antonio Di Grazia è nato il 2 dicembre 1968 a Catania. Frequenta l’Università di Catania prima in Economia e Commercio, poi in Informatica ed infine approda in Lingue e Letterature Straniere dove è attualmente iscritto. Lavora in Banca nel settore dello sviluppo commerciale. Fondò nel 1987 insieme al fratello un gruppo rock denominato “Trade Mark” e successivamente un altro denominato “Floema” con il quale ancora oggi si esibisce nei locali di tutta Italia suonando il basso elettrico.

Nel 1996 fondò e diresse una “fanzine” dedicata al chitarrista Mark Knopfler, leader del gruppo musicale dei Dire Straits. La rivista, in lingua inglese, ebbe una distribuzione internazionale arrivando sino in Giappone, negli U.s.a. ed in Brasile.

Nel 2004 viene pubblicato per le “Edizioni Akkuaria” il suo primo romanzo “Davanti ad un mare infinito”, nello stesso anno viene scritto e pubblicato gratuitamente sul suo sito web www.antoniodigrazia.it,  il racconto “Il perfetto hacker”, mentre continua a scrivere il suo secondo romanzo iniziato nel 2003.

 

www.antoniodigrazia.it

antonio@antoniodigrazia.it

 

 

 

 

The winner is…

Di Antonio Di Grazia

 

            «And the winner is…». La conduttrice tenne tutti in sospeso per un paio di secondi. «Luca Sciortino!».

            Dalla platea si sollevarono tutti in piedi applaudendo fragorosamente. Anche Luca Sciortino scattò in piedi automaticamente, senza capire realmente che il vincitore della sezione "Cortometraggi in lingua straniera" fosse proprio lui. Alto, magro, baffi neri sottili e sguardo sorpreso da quarantenne spaesato. Le strette di mano, le pacche sulle spalle e la spinta a salire sul palco lo riportarono alla realtà.

            «I would like to thank you all! I'm really surprised». Furono le uniche parole che seppe dire al pubblico che aveva scelto la sua opera tra le cinque finaliste della sezione. Un grande riconoscimento, era la prima volta che tale premio andava ad un italiano.

            Era una girandola di sorrisi e congratulazioni, ma riuscì alla fine ad uscire dal teatro gremitoo ed a raggiungere, a notte inoltrata, il proprio albergo.

            Giunto davanti alla ricezione dell'hotel, il portiere gli fece le congratulazioni stringendogli forte le mani e consegnandogli le chiavi. Luca pensò che fosse l'ultima stretta di mani per quella sera ed aprì, stanco, la porta della sua camera.

            Le sorprese non erano finite: un enorme mazzo di fiori era sulla scrivania, accanto ad esso, sulla destra una scatola di cioccolatini, e sulla sinistra una bottiglia della migliore marca di Champagne. Ai piedi della bottiglia un biglietto bianco piegato.

            «I miei più sinceri complimenti! Vogliate gradire questo rinfresco. Capisco che sarete stanchissimo, ma ci terrei a brindare con Voi questa notte stessa. Renato De Michelis».

Luca rigirò il biglietto sorridendo. «De Michelis, il più grande produttore italiano che si complimenta e vuole brindare con me? Colui che non mi ha mai cercato, adesso vuole brindare alle tre di notte! Sarà meglio incontrarlo domattina, sarò sicuramente più lucido».

            Rinunciò al suo incontro di lavoro, ma non rinunciò allo champagne che svuotò per metà, addormentandosi sulla poltrona della sua stanza d'albergo.

            Il suono del telefono interruppe un sogno e lo spinse automaticamente a guardare l'orologio.

Erano le cinque del mattino e Luca si chiedeva chi osava disturbarlo a quell'ora.

«Signor Sciortino, qui è la Ricezione dell'albergo, ho di fronte il Dott. De Michelis che vorrebbe incontrarla urgentemente».

«Ma io stavo dormendo! Non penso sia il caso, sono distrutto. Gli dica di venire domani qui in Hotel».

Luca ripose la cornetta del telefono ed approfittò del risveglio per spogliarsi e sdraiarsi a letto.

Il Dott. De Michelis, elegantissimo, capelli grigi lunghi, occhiali da vista con montatura bianca ed il viso abbronzato da settantenne frequentatore di Solarium, lo aspettava al tavolo cinque della grande sala per la colazione illuminata dal sole di una bella giornata primaverile. Appena vide Luca Sciortino avanzare verso di lui si alzò e lo accolse con una forte stretta di mano.

«Buongiorno Sciortino, finalmente ho il piacere di conoscerla di persona».

«Dott. De Michelis, le chiedo scusa per ieri notte ma ero davvero stanchissimo, e mi ero già addormentato». 

            «No. Non deve scusarsi. Ho perso la cognizione del tempo ieri notte, non mi ero mica accorto che erano le cinque del mattino quando l'ho cercata. Mi deve perdonare».

            Luca ordinò un cappuccino ed un croissant e si mise comodo sulla soffice poltroncina. Cercava di gustare appieno quegli attimi sognati da tanto tempo. Essere arrivati fino al Festival; aver vinto il premio più ambito; il produttore più importante che gli porgeva le proprie scuse e chiedeva di poterlo chiamare per nome. Luca non riuscì a trattenersi, si voleva togliere un sassolino dalla scarpa.

«Vede, è da anni che la inseguo. Le avevo mandato anche la sceneggiatura di quest'ultimo mio lavoro, ma lei non mi ha mai degnato di un colloquio, non mi ha mai risposto né voluto incontrare. Adesso mi sembra tutto così irreale».

«Ha ragione, ma il destino è fatto così. Comunque meglio ora che mai! Mi parli un po' di questo cortometraggio premiato: "La Panchina", mi ha colpito il modo in cui lei sia riuscito a creare una storia inquadrando solo una panchina. Questa storia mi ha fortemente impressionato».

«Avevo da tempo la voglia di fare un documentario. Parlare della gente riprendendola in  situazioni reali. Filmare la loro vita, i loro veri dialoghi, le loro espressioni. Ecco, "La Panchina" è un documentario, gli attori non sono professionisti. Ho piazzato una telecamera sul lungomare e l'ho camuffata per non farla riconoscere. Una inquadratura fissa. Ho ripreso una panchina, sempre quella. Ho filmato tutte le persone che in una settimana si sono sedute su quella panchina. Bambini, ragazze, adolescenti, giovani coppie, manager, vecchietti. Per un'intera settimana. Poi è stato un duro lavoro di montaggio che mi ha portato fino al risultato finale».

«Una lucida rappresentazione della società moderna! Mi è piaciuto molto. Le posso dare del “tu”? … Sei stato originale. Ti faccio i miei complimenti. Non mi voglio dilungare molto».

Il produttore uscì da una borsa una serie di fogli e glieli mise davanti al regista posando sopra di essi una penna.      

«Voglio acquistare i diritti!».

«Penso che dovrei prendermi un po' di tempo per rendermi conto della…».

Il produttore, sorridendogli, prese il blocchetto degli assegni, impugnò la penna e, con fare molto teatrale, incominciò a riempire l'assegno scrivendo un importo a sei cifre.

«In quel foglio ti chiedo l'esclusiva mondiale per "La Panchina", ti metto sotto contratto per i prossimi cinque anni nei quali farai due film, e quest'assegno potrebbe essere solo l'acconto».

Luca Sciortino era stupefatto. In due settimane era cambiato tutto così velocemente che non riusciva a stare dietro a tutte le novità. Aveva sfondato, non c'erano dubbi. Era arrivato il momento di incassare. In realtà il regista voleva mostrarsi un po' titubante, ma la sua sincerità era difficilmente oscurabile.

Intascò l'assegno.

Cinque ore dopo era già sull'aereo che lo riportava a casa.

Quindici giorni dopo era stato fissato l'appuntamento presso la sede della "D.M.I.". Il Dott. De Michelis ed il regista Sciortino dovevano incontrarsi per definire l'accordo firmato precedentemente. Il produttore lo pregò di portare con sé tutto il materiale utilizzato per il montaggio de "La Panchina", aveva in serbo una sorpresa.

Luca si accorse che nella sua città poche persone avevano seguito la manifestazione cinematografica e quasi nessuno lo riconosceva o lo avvicinava. Solo gli amici lo riempirono d'affetto e non gli chiedevano altro di poter vedere quel famoso cortometraggio di cui la televisione aveva solo accennato.

«Carissimo Luca, come va?».

Il produttore lo accolse abbracciandolo.

«Mi togli una curiosità? Sei sposato?».

«No», rispose Luca, «a dire il vero non sono neanche fidanzato».

De Michelis lo guardò fisso attraverso la montatura bianca dei suoi occhiali.

«Ho guardato più volte il tuo cortometraggio e mi è venuta un'idea. Lo trasformeremo in un film. Ti ho detto di portare il materiale per questo motivo. Hai avuto una grande idea e dobbiamo sfruttarla fino in fondo. Hai a disposizione tutto il mio studio di montaggio, i tecnici, gli assistenti. Potrai trasferirti qui se vuoi per tutto il tempo necessario. Ho le camere riservate per i registi che si vogliono immergere a tempo pieno nel loro lavoro».

«Io, non so se il materiale mi basta per un lungometraggio».

«A me bastano 90 minuti. Lascia tutto qui, abbiamo tre mesi per impostare il tutto. Non dobbiamo far trascorrere troppe settimane dalla notte della premiazione, ci verrebbe a mancare la spinta pubblicitaria. La gente vuole vedere "La Panchina" al cinema».

 

Luca Sciortino accettò. Il Dott. De Michelis aveva un modo di fare così affabile e convincente da non poter opporre la minima resistenza.

Il produttore sembrava credere davvero molto nel progetto. Era come se vedesse in Sciortino la sua giovinezza di regista rampante e pieno di entusiasmo. Provava piacere a condividere con lui opinioni e punti di vista sulle inquadrature.

Si ritrovavano ore ed ore a visionare tutto il materiale che Sciortino aveva raccolto giorno dopo giorno, dalle cinque del mattino alle dieci di sera, davanti a quella panchina sul lungomare.

A De Michelis piacevano molto alcune scene ed alcuni personaggi. Come la coppia di anziani. Amava parlarne con gli amici e descriverla.

«Una coppia di anziani, curvi, lenti, camminano tenendosi per mano e si siedono sulla panchina. L'uomo impiega almeno un minuto prima di potersi sedere, mentre la donna lo aiuta e gli sistema il bastone. Entrambi sono silenziosi. Non parlano. Si siedono accanto e guardano verso il mare. In silenzio. Resteranno a guardare il mare in silenzio per quarantasette minuti. Poi lentamente e con difficoltà si alzano, si prendono per mano e silenziosamente se ne vanno. Ecco, in scene come queste sta tutta la bellezza di questo film, tutta l'intensità realista. Il problema è sempre quello di dover rendere una scena come questa in non più di sette-otto minuti, per non annoiare il pubblico».

Luca lo guardava mentre con i suoi amici e colleghi discuteva del suo film e si sentiva orgoglioso. Finalmente era potuto entrare in quella cerchia di esperti di cui voleva far parte già da diversi anni.

Uno dei colleghi a questo punto si rivolse verso il regista.

«Hai raccolto il consenso di tutte quelle persone? Hai avuto problemi?».

«Quasi di tutte! Non ho raccolto il consenso di quelle persone che non si vedono bene nelle riprese, o non vengono riprese direttamente. Sono stato più diligente con i minorenni. Ci sono due bambine che giocano girando attorno alla panchina. Ho dovuto aspettare un ora prima di trovare i genitori e farmi firmare il consenso. Ho avuto problemi con i tre ragazzi "teppisti" che scrivono e dipingono con la vernice spray la panchina, uno di loro era minorenne ed il padre mi ha rifiutato il consenso».

«Ecco, un altro bel momento è quello dei teppisti, lo monteremo verso la fine del film, come a dimostrare la decadenza e lo squallore della società moderna».

«In questo film non ci sono scene d'amore?».

«Ne ho filmate almeno cinque», è Luca a parlare, «alcune tenerissime, altre decisamente calde».

«Ecco, questo è un caso in cui non abbiamo il consenso firmato», lo interruppe De Michelis.

Gli amici incalzavano con le domande. «Ma quando sarà terminato il montaggio?».

«Fra un mese sarà nei cinema».

 

Luca Sciortino prese una settimana di ferie prima di vedere il proprio film approdare nelle sale cinematografiche.

Scelse la località di Cannes per una settimana di mare, ormeggiato con il suo yacht nuovissimo nel porticciolo.

La sua vita era cambiata troppo velocemente e, per quanto lui si sforzasse di non cambiare stile di vita, lentamente stava abbandonando i suoi vecchi amici e vecchie abitudini. Trovò anche più fidanzate, soprattutto da quando aveva comprato lo yacht sul quale stava facendo colazione tenendo in mano un quotidiano italiano.

Una notizia in prima pagina attirò la sua attenzione. Un omicidio, in pieno centro, nella capitale.

Ma più della notizia fu attirato dalla foto della vittima. Una fisionomia che gli era familiare.

Lesse con attenzione l'articolo, ma di Gianfranco Serbe Galbiati, ricco industriale assassinato con tre colpi di revolver a bruciapelo, non conosceva nulla e non ricordava dove avesse potuto incontrarlo.

Eppure il suo mestiere gli aveva donato una capacità di fisionomista fuori dalle regole, ma forse le ragazze che lo accarezzavano e lo massaggiavano gli avevano indebolito i sensi.

All'improvviso gli occhi si accesero. Gli ritornò in mente dove aveva incontrato la vittima. Quell'uomo era uno dei personaggi del suo cortometraggio, o almeno, gli assomigliava molto.

Se non ricordava male era stato uno di quelle persone con la quale aveva avuto problemi nella concessione del consenso a pubblicare le immagini. Poteva essere giustificato, vista la propria posizione economica, di cui però Luca non era a conoscenza.

Per lui era solo un signore di mezza età, elegante, insieme alla propria compagna su una panchina di fronte al mare si scambiavano effusioni.

Questo fatto di cronaca non fece altro che suggerirgli il soggetto per una nuova sceneggiatura.

Un giallo.

Un serial killer uccide i protagonisti dei film di un regista di successo. Dopo l'uscita di un nuovo film, moriva l'attore principale. Morti strane, incidenti, malori, malattie. Il killer riuscirà anche a far cadere sullo stesso regista le attenzioni della polizia, come possibile colpevole alla ricerca di una folle pubblicità. Si scoprirà in seguito che il colpevole altri non era che...

 

Luca si presentò in anticipo alla conferenza stampa di presentazione del film che precedeva la prima proiezione ufficiale.

Appena in tempo per permettere al Dott. De Michelis di presentargli la moglie.

Luca ebbe come una scossa interna. Non appena la bionda moglie gli strinse la mano e lo guardò negli occhi, si sentì svuotare ed impallidì.

La donna che Luca aveva davanti era la stessa che baciava appassionatamente l'Industriale sulla panchina ripresa nel film. Non aveva dubbi a proposito.

Il Dott. De Michelis, notando il turbamento dell'espressione di Luca, gli sorrise garbatamente. «Vi conoscevate?».

Il regista non riusciva a distogliere lo sguardo da quella donna. Fu lei ad abbassare gli occhi, evidentemente provata.

Luca trovò una giustificazione per andare in bagno, dove si rinfrescò con dell'acqua fredda.

La conferenza stampa sembrò durare ore. Luca Sciortino guardava sempre più turbato in direzione della platea dove era seduta la moglie del suo produttore. Gli sembrò che stesse piangendo. Sentì l’esigenza di evitare uno scandalo

I consensi erano unanimi e tutti erano ansiosi di seguire lo spettacolo.

Luca pensò di avvisare il produttore in modo da interrompere un attimo la proiezione con una scusa qualsiasi. Voleva far tagliare quella ripresa che nel cortometraggio durava trenta secondi in cui le lingue dei due amanti erano riprese in primo piano per poi allargare il campo. I due personaggi sarebbero stati riconosciuti anche se non erano ripresi perfettamente.

«Dott. De Michelis, bisogna interrompere la proiezione, devo rivedere il montaggio, c'è una cosa…Bisogna bloccare tutto, mi ascolti».

Il Dott. De Michelis gli sorrise sarcasticamente: «Il montaggio l'ho rivisto già io. Non ti preoccupare, ho sistemato tutto io. Siediti e goditi il successo. Sei diventato famoso».

Il buio calò sulla sala.

Luca Sciortino si sedette in terza fila tra i giornalisti, lasciando vuota la sedia, a lui riservata, accanto alla moglie del Dott. De Michelis.

La scena degli amanti non fu proiettata, fu volontariamente tagliata in fase di montaggio. Nello stesso istante in cui era prevista, Luca si girò verso la donna.

La donna era immobile voltata verso di lui. La luce dello schermo del cinema le donava un aspetto pallido, etereo. Gli occhi lo fissavano senza esprimere nessun sentimento mentre le scivolò una lacrima sulla guancia.

Il marito si girò sorridendo e le mise un braccio attorno al collo costringendola a voltarsi verso lo schermo.