Bruno Finardi

 

br1emilio@libero.it  

 

 

nato a Cuneo nel '72, abito da 10 anni in brianza.

leggo, scrivo, suono batteria e chitarra in gruppi rock e folk-liscio, faccio teatro e giocoleria. studio scienze delll'educazione e faccio l'educatore.

 

 

 

copione per monologo teatrale già portato in scena

DISTACCATA - MENTE

 

 

Atto unico in evoluzione continua.

  Musiche di: Fuoricorso

                        Saverio Hernandez

Chitarra elettrica: Paolo Amabile

Basso: Angelo Cereda

Chitarra acustica: Luigi Fichera

Pianoforte: Saverio Hernandez.

 

[Penombra, si sentono le risatine ed un respiro affannoso. Entra dal fondo con la camicia di forza legata piegato in avanti e strisciando i piedi. Si guarda attorno, “commenta”, parla, scruta nel “mondo fuori”… Arriva al centro, si ferma, si raddrizza]

 

Oggi è una bella giornata [oppure: Bella giornata, vero?]  (guarda a destra e a sinistra); vorrei guardare il mondo fuori… (spaesato) ma le finestre, le persiane sono chiuse (con aria sufficiente e furbetta); va bene, allora guarderò il mondo dentro.

 

[si divincola, slega le braccia; muovendosi per lo spazio]

Immagina: la spiaggia, il vento, io, il mio aquilone…avevo otto anni

(parte la musica: un pianoforte…)

 

 

L’AQUILONE

 

 

[si sbarazza della camicia e la lascia stesa in un angolo]

[ mima l’aquilone, descrive, vola…l’aquilone si rompe]

(rimane triste, mogio, spaesato. Si avvicina alla camicia di forza, si inginocchia, la indossa nuovamente.)

(va verso il pubblico sconsolato,  la musica sfuma.)

 

(“accusatorio” rivolto al “mondo fuori”)

Quante volte anche a voi si è rotto il gioco preferito? E’ brutto, vero?!

Anche quando i rapporti, le cose, le persone si rompono, se ne vanno.

Anche a me si è rotto qualcosa. Quell’uomo là dietro [indica tra il pubblico],  là nel mondo fuori dentro lo specchio vestito di bianco, me l’ha detto.

Mi ha spiegato che la rottura, io, ce l’ho qui dentro (indica la testa). Dice che è come se qualcosa si fosse … distaccato.

 

 

 (convinto come se stesse tenendo una lezione) Gentile pubblico! Siamo qui, oggi per mettervi a conoscenza di una nuova teoria scientifica. [ritorna inespressivo] Tutti abbiamo un interruttore come quello della corrente, che se ne passa troppa scatta. Il dottore mi ha detto che il mio salta spesso e ogni volta che capita le storie che vivono dentro di me nascono, spingono, crescono, vogliono uscire…e io sono costretto a raccontarle.

[musica: battito cardiaco]

(cambio di umore)

No, oggi no, non c’è bisogno! Lasciatemi stare! Ah, sei tu!?…  (si muove, fa, sconclusiona…)

(in centro) Buona notte!!!

[cade a terra, il battito cardiaco sfuma, inizia la musica del “sogno”]

 

 

IL SOGNO

 

 

(da terra inizia a muoversi, va, gira, “sogna”; al crescere della musica si agita, diventa un incubo, musica “ al massimo”, gira su se stesso . All’improvviso la musica si ferma e l’uomo cade a terra ).

 

 

(dopo il sogno: si risveglia si alza,  si guarda attorno stranito ma anche molto rilassato, soave/anestetizzato. Va verso il mondo fuori.)

Ho visto musica che ballava con me nel sonno. Ho visto ombre, ho sentito mani su di me; piccoli folletti di un bosco anestetizzato (risatina, si muove un po’ confuso).

 

Cercavano di farmi dimenticare…le storie che coltivo dentro di me [angosciato, alzando un po’ il tono] dovevano sparire.

Hanno sostituito i miei ricordi, i miei nomi, i miei sentimenti…

 

 

                       

[con gestualità: “sposta delle scatole”]

                        Hanno preso e spostato

                        preso e spostato

                        preso e spostato

                        preso e spostato…

Ma non è finita…

Hanno ripreso e buttato

ripreso e buttato

ripreso e buttato

ripreso e buttato…

 

E’ stato rapido e indolore e mi hanno trapiantato in un mondo diverso, nuovo, più puro, più grande, con tanta gente sorridente, fatto di cartone e lustrini (mima un ballo d’avanspettacolo, canticchiando). Ladies and gentlemen! Welcome to the big new world…. (farfuglia in finto inglese “danza”, canta…) poi, (tra sé e sé)

Io li ho visti …erano dentro al focolare catodico. [mimo: descrive un rettangolo, lo “posiziona”, si siede, prende il telecomando, cambia canali… si sofferma su di uno e… mima rullo di tamburi e “si trasforma” in un imbonitore di piazza)

Venghino, siore e siori, venghino derento al mondo luzido. Non z’è trucco e non z’è inganno, niente rischi e niente paura! Attrassione per grandi e pizzini!! L’unico presso da pagare è (demoniaco) dimenticare!!!

 

[spaventato \ incavolato…]

                        Dimentica! La tua pelle

                        Dimentica! Gli occhi e i loro bellissimi segreti

                        Dimentica! Le parole di quella vecchissima canzone

                        Dimentica! I fiori, l’acqua e il sole

                        Dimentica! Le nuvole

                        Dimentica! I tuoi amici

                        Dimentica! I tuoi sentimenti

Dimentica e rinnega te stesso!

 

(si prende la testa tra le mani…si riprende. Ansimando, preoccupato e serio ma esagerato, molto di “maniera”).

No, vi prego, lasciatemi! [quasi in ginocchio ] Non voglio diventare come tutte quelle persone, voglio tenermele le mie storie..

[cambia di nuovo: quasi come se fosse un segreto, controlla che non ci siano orecchie e occhi indiscreti, fa il gesto al mondo fuori di avvicinarsi.)

 

Mi sono lasciato convincere, ci sono andato e…niente preoccupazione, tutto asettico e imbottito.

E’ bastato poco. Ho dato nuovo nome a tutte le cose; poi ho tralasciato le cose e ho tenuto i nomi.

Ma il nome senza un senso è come una scatola svuotata del suo contenuto.

 

(spaesato e desolato, alternato a sarcastico e cinico)

 

Non riesco più a dare un senso alle cose…e io compro il pane e mi danno la crosta, trovo la donna della mia vita e mi innamoro? No, è solo una scarica di ormoni. Faccio un figlio? Figlio…proseguo la specie. Entro in chiesa, nuvole di incenso e gesti vuoti.

TG e giornali, vedo cose ignobili!

No (“trasformandosi” in un distinto signore), lei si sbaglia, questo è il progresso!

 

(tra sé e sé) tutto questo perché? (indicando il mondo fuori) perché? Perché questo mondo finto me lo sono costruito anch’io. (si pavoneggia) Mi sono costruito addosso una bella scatola, [mima attorno a se un box, lo apre e ne esce] ma vuota e chiusa. E la cosa più buffa, signori miei, è che me la sono lasciata imporre io, io ho lasciato il permesso di fare tutto ciò.

Ed io, cari i miei signori, là dietro lo specchio (indicando il mondo fuori) sono arrivato ad una conclusione.

 

LA LOTTA

 

 

[rumore/musica/rumore in crescendo. Lotta, urla, si contorce, si strappa la camicia di forza, urla. Silenzio]

(si avvicina con delicatezza e paura alla camicia, prende in mano una manica e l’altra manica se l’appoggia sulla spalla. Inizia a danzare con la camicia.)

 

Divina dea!

A cui nulla è nascosto e tutto è possibile

Pazzia! Tu sei!

Trascinami via con te, portami oltre

In un mondo dove possa mettere a nudo la mia pelle.

Affinché scandagliandomi senza scandalo

Non mi si possa trafiggere

E occhi come spilli puntati tra le vertebre

Diventino onde del vento e prati d’aprile

Che mi cullano nel lieto ritorno al mondo

Ecco, ora rinasco.

 

 [deposita la camicia, molto lentamente, quasi religiosamente, si porta al centro, qualche secondo di silenzio, si allontana, si riavvicina “scaccia la camicia”.]

 

Voglio finirla qui.  Basta!

 

 

AQUILONE DUE

 

 

[musica: pianoforte, recupera l’aquilone, lo porta in giro, ad un certo punto lo lascia andare, oppure lo regala a qualcuno...]

 

(la musica sfuma)

 

(torna al centro, recupera la camicia, la piega, la prende  tra le mani, lo sguardo fisso, la offre al pubblico.)

La storia più grossa che ho coltivato potrebbe essere finita. (butta a terra la camicia.)

 

Ma sarebbe troppo facile, e il grosso comincia ora. Posso semplicemente cominciare a fare più attenzione al mio gioco preferito…la mia vita…che è anche la vostra.

 

(la musica riprende… raccoglie la camicia per un lembo e se la trascina dietro. Esce)

 

 

 

FINE.

 

 

 

 

 

 

 

 nuovi racconti editi il 18/10/'04

 

DELIRIUM #01

 

 

 

Correva l’anno 2004. Correva, ma dove andava!?. Inoltre era bisestile, “anno bisesto anno funesto” diceva la mia nonna. “Oh beh certo, certo… ma io sono nato in un anno bisestile”. E allora? Forse che sono anche io funesto o funestato?

Ma comunque…

Vediamo di uscire da questo circolo viziato di: “anno bisesto quindi sfiga a manetta..”

 

Trattandosi di anno avariato cercherò nei meandri neuronali della stanza imbottita del mio cervello un argomento che sia a-variato. Sì variato con “alfa privativo”, cioè un soggetto o un qualcosa che mi faccia eludere il sentimento di “simpatica ed invereconda sfiga che sembra aleggiare intorno a me…”

 

Ma partiamo da metà. (n.d.B.: tanto per variare non parto né dall’inizio e tanto meno dalla fine. Mi dispiace, è una scontata delusione, ma non può essere nient’altro che così.)

 

Si diceva: “partiamo da metà”.

 

In mezzo sta la virtù dicevano gli antichi, ma ora lo dico io.

 

“TRA IL DI QUA E IL DI LÀ PREFERISCO IL CONFINE”.

Tale aforisma, scritto non so da chi, mi attira in maniera esagerata.

In un mondo che impone una vita senza mezze misure (o di qua o di là) sento sempre maggiormente la necessità di trovare un punto di equilibrio, una zona opaca, una camera di coibentazione per permettere al mio piccolo cervello di trovare piccoli spazi di sedimentazione.

(TROPPO OSCURO COME CONCETTO?)

 

Signore e signori vi presento: “IL GRANDE TENTATIVO DI SPIEGARE UN CONCETTO UTILE SOLO AL SOTTOSCRITTO, IN MODO DA RENDERE ANCORA PIÙ FUMOSO IL MIO PENSIERO  CHE VORREI ESPRIMERE.”

 

IN POCHE E NON ARGUTE PAROLE:

“perché dover sottostare per forza ad una idea unitaria quando dalla crasi di infinite idee si può ottenere, forse, il meglio?”

In altre parole: “ Può il pensiero di un rompicoglioni influenzare quello di mille altre persone?”

La risposta è: “perché no… ma anche ma che cazzo…”

Postilla alla risposta: “ma chi si fa influenzare dal pensiero di una persona ha il cervello acceso?”

Oppure preferisce mantenere solida la garanzia di fabbricazione…?

Oppure, ancora, è il miglior metodo di vita?

E poi cosa vuole dire farsi influenzare? Esiste davvero questo strano potere di una singola persona, o di un gruppo compatto, che porti altre persone a consapevolezze  che non collimano con quelle che inizialmente uno si era posto?

O forse è l’estrema ricerca di sicurezza che spinge ad aderire a pensieri che inizialmente abbiamo considerati da noi stessi?

 

In altre, spero poche, parole: c’è la remota possibilità che ognuno possa avere, dire , fare, baciare, lettera e testamento… IDEE CHE NON SIANO DIRETTA CONSEGUENZA DI IDEE DI ALTRI?

 

La risposta è inutile e viziata dalla realtà.

(così rispondono i detrattori. Cioè: purtroppo è praticamente impossibile che il pensiero sia unico ed inviolabilmente unitario.)

E questo è uno dei miei piccoli crucci.

Soprattutto perché e troppo difficile riuscire a spiegarsi, farsi capire

E’ anche vero che nel momento in cui uno presenta verbalmente, o meglio ancora scrivendolo, un proprio pensiero è come se si appartasse, si scollasse in una dimensione che permetta la propria “auto osservazione” (come se ci si guardasse dal “di fuori”). Ciò risulta molto bello, utile e possiede una valenza maieutica molto alta.

Tutto quanto mi risulta estremamente positivo.

Almeno riesco a fare, talvolta, un minimo di chiarezza. Almeno tra me e me.

 

 

Molto importante osservare… ad esserne capaci.

Ma molto più importante è razionalizzare.

O beh certo per uno emotivo come me, razionalizzare è un gioco da ragazzi!!!!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DELIRIUM #02

 

 

 

E INTANTO GALLEGGIO, L'ARIA NON SO COS'E'

E INTANTO I POLMONI FANNO MALE , E NUOTO E ANNASPO E IL SOLLIEVO DI DIRE "ORA BASTA" ANCORA NON CONOSCO.

E NON BASTA PRONUNCIARE RICORDI, NON BASTA BERE ARIA, NON BASTA BUTTARE CENERE ALLA CENERE...

LA POLVERE MI ESCE DALLE TASCHE E LASCIA UNA TRACCIA, MA ANZICHE' SEGNARMI LA VIA RESTA COME TRAIETTORIA PASSATA E MIEI PASSI NON ANCORA TRACCIATI FANNO FATICA A TROVARE STRADA.

    MA E' DOLCE COMUNQUE PERDERSI NEL SOLLIEVO DI UN INCUBO CHE PROSEGUE

E ORMAI  NON SO... NON SO... NON...

 

E IL GUSTO DI CERCARE DI NON PERDERSI, E  SCALFIRE NUOVAMENTE IL PROPRIO PASSAGGIO SU SENTIERI CHE SEMBRAVANO PERSI.

E IL GUSTO DI SENTIRE NUOVAVENTE IL SAPORE AMARO DELL'ESSERE QUI ED ORA A FARE I CONTI SOLO CON SE STESSI.

CONTARE UNA CENTO E MILLE E POI ANCORA DA CAPO LE SENSAZIONI, LE PAROLE, LA POLVERE DI ANIMA CHE NONOSTANTE TUTTO CONTINUA A RENDERE TUTTO TRASLUCIDO COME LA NEBBIA ALL'ALBA.

 

E COME DOPO LA NOTTE L'INCAPACITA' DI ACCETTARE UN'ALBA NUOVA...

 

ED ESSERE COMUNQUE ED IN OGNI LUOGO CHIAMATO AD ARRAMPICARMI PER PROSEGUIRE UN GIOCO CHE CONTINUA A CHIAMARMI, NONOSTANTE QUALCHE DIO BURLONE...

 

ED ORA E QUI ED IN OGNI LUOGO FORSE MI RENDO CONTO CHE NON HO

DATA DI SCADENZA.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BALLATA DEI LUOGHI COMUNI.

 

 

 

 

 

 

LUOGHI: ESTERNO INTERNO ED IN OGNIDOVE.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ESTERNO

 

Un giorno di pioggia…

 

Uno di sole…

 

E non esistono più le mezze stagioni.

 

Era da tempo che Josh vagava lungo il viale centrale della città.

Era da tempo che aveva in testa una idea fissa.

Era da troppi minuti che camminando non trovava la fine di questo immenso vialone.

 

Nell’ordine: erano circa 2 ore e mezza; era “ma la insaziabile sete di parole avrà mai fine?”;

erano circa 210 minuti.

Lunghezza del vialone: inestimabile e comunque tanta.

 

Era ormai da tanto tempo che le scarpe con cui camminava avevano bisogno di una buona lucidata.

 

 

INTERNO.

 

Oggi devo trovare una persona.

 

OGGI.                                                DEVO.                                                     TROVARE.

 

Questa sana caccia al tesoro.

 E’ mai possibile che non riesca trovare una persona che mi dia una risposta?

Magari anche stupida.

 

Mi guardano tutti strano, tirano via dritti oppure minacciano di chiamare il 118 per un TSO.

Oppure il classico: “ma vai via, non ho mica tempo da perdere, io! Io ci ho da lavorare, da produrre! La conosci te la parola produrre? Eh? Barbone!”

…Forse perché li fermo in mezzo alla strada con un registratore in mano e faccio domande?

Bella strana la gente!

 

 

ESTERNO

 

Il caldo. Cercava sempre il caldo. Ma non quello dell’estate,  no.

Lui è una creatura autunnale, se non invernale. E il freddo che sentiva non era dovuto alla pressione bassa o alla troppo sensibilità epidermica. No il freddo arrivava da lontano, giù dal profondo.

Non si poteva assolutamente combattere, era quasi una “sensazione congenita”.

 

 

INTERNO

 

(soffia sulle mani, scaldati)

Entro in un bar, prendo un caffè. Doppio. Amaro. Il barista guarda storto.

“beh? Ma visto un caffè senza zucchero?”.

Pago e vaffanculo.

 

ESTERNO.

 

Josh così lo chiamavano, e ormai il suo nome se lo era quasi dimenticato (Giovanni, Giacomo?)

Si era catapultato da un ridente paesino di provincia e si era inabissato nella metropoli. E ormai ci conviveva benissimo. La respirava la osservava, la scrutava da vicino, da lontano. La sfiorava…

Ormai era come se fosse fidanzato. (che brutta parola). Ma come tutte le relazioni aveva i suoi bei momenti di crisi. Capitava a volte che ci fossero scenate; “ basta mi hai rotto il cazzo! È inutile continuare così, sono anni che ti giro dentro, intorno, sopra, sotto, dappertutto, ma non è possibile che troppo spesso ti trovo silenziosa!. Non ti lasci scalfire. Mi guardi e non dici…”

Guardate che è una cosa allucinante, con le persone è più facile: uno (o una) ti guarda, non parla, ma lo intuisci (sempre troppo tardi) che c’è qualcosa che non funziona, lo vedi dal volto, dai gesti, dai silenzi… da tutto.

La città no! La città è bastarda, tu sei lì, lei ti guarda, ti osserva, ma non fa nessun moto.

Immobile, statuaria, di cemento.

L’unica cosa che si muove: i piccioni.

Che comunque cagano il cazzo anche quando va tutto bene.

 

 

ESTERNO.

 

E adesso? Ora che il vialone è finito?      (interland: qui una volta era tutta campagna)

 

Cosa faccio? Torno indietro. Ma mica sul vialone, faccio le stradine, quelle nascoste.

C’è tutto un gusto particolare nel farsi a piedi la strade piccole, lontane dal grande traffico.

E come giocare all’esploratore.

 Basta lasciarsi guidare dai sensi.

  E ogni volta ti ritrovi di fronte a spettacoli nuovi.

 

 

INTERNO

 

Camminare, camminare, è questo il senso del mio andare?

Il sentiero, scarpinare, annusare, emozionarsi ad ogni piccolo angolo, ad ogni svolta illuminarsi…

 

Cartelli, vie, insegne, negozi, pubblicità…

Mi stupisco ogni momento.

GROSSO DUBBIO: è un atteggiamento da ritardato?

 

No, non si considerava un ritardato. Ma soltanto uno con i tempi molto dilatati.

Forse perché prima di dare un giudizio preferisce pensarci più di una volta…

Ma questa è anche la cosa che lo frega.

Eeeeeeeeh già! Nella necessità di mettere fra parentesi le cose per poterci riflettere, si è ritrovato spesso come quello che ha perso l’ultimo tram… per un pelo.

E adesso è lì, che cammina, di notte, senza soldi, e con la ghiaia de dei suoi pensieri che gli zavorrano tutto il corpo ed il cervello.

Esaltante nevvero?

 

 

 

 

ESTERNO.

 

Vàh quante macchine!

 Sono veramente tante. Una vicino all’altra, una attaccata all’altra.

 Manca una sopra l’altra e veramente sembra un’orgia di metallo.

Ostia,  e nel frattempo quattro macchine (le stesse) sono già ripassate una decina di volte in questa via…

Chissà chi ha inventato il vecchio detto sui parcheggi…

Bah, retaggio di qualche trasmissione televisiva?

Io nel frattempo con i piedi in fiamme e acido lattico perfino sulle unghie, ho deciso di sedermi qui, su questa panchina.

 

Bella la panchina. Il sedile, il legno, le staffe, la terra battuta del giardinetto pubblico che una volta aveva l’erba. Ormai c’ha soltanto terra battuta quando è bel tempo, fango inglobante quando piove e merda sgusciante quando passa il bulldog o qualche suo parente…

 

Per non parlare dei piccioni, che perennemente cagano, e non solo il cazzo!

 

 

INTERNO

 

Devastante l’aria di Marzo alle 3 del mattino.

Non fa caldo, non fa freddo. Piove, ma anche no. L’umido si sente ma non fin dentro  al midollo, solo fino allo strato più esterno delle ossa.

E i reumatismi non cantano, sfrigolano.

 

Ma tuttantratto la domanda, orca miseria, si riformula vivida e livida lì sotto il lampione ai vapori di sodio, quindi gialli.

Gialla come l’itterizia la questione che dovrei risolvere mi si aggroviglia dentro lo stomaco come una tenia… CHE SCHIFO!.

 

 

ESTERNO

 

DEFINIZIONE DI TENIA N.D.B

 

 

 

            INTERNO: ALTRO GIORNO ALTRA ORA.

 

“Non tutto è oro quello che luccica”. Questa era l’ultima cosa che mi ricordavo della notte precedente.

Solo un marasma di gente, facce, bicchieri e il miracolo di essere riuscito a tornare a casa in macchina da solo guidando per 40 Km di notte.

 

Questo era la “massima” che mi frullava in testa dopo la festa mesta.

Bella ggggggggente…. Ultimamente mi soffermavo ad osservare le donne ( o ragazze ) e le guardavo………

Il guardare si soffermava solo alla parte esteriore, ovviamente, e notavo come ognuno, me compreso aveva la tendenza a mostrare sempre e comunque il lato migliore di sé stesso/a.

Strano che si debba andare in bagno solo per soffiarsi il naso… non voglio che si notino le grandiose pepite radioattive che le mie ghiandole secernono?

 

Strano che debba sorridere anche quando non ne ho voglia. Brutto brutto brutto OSTIA…..

 

            E fu così che con questo pensiero fisso ho cominciato la nuova giornata.

 

 

ESTERNO

 

L’essere non è ciò che non può non essere…

Bella, profonda ma con i postumi alcolici non va molto d’accordo.

 

ESTERNO BIS

 

Oh ma come sei cresciuto… mi ricordo che eri alto così. Questa è la frase che ogni prozia fa al pronipote che vede ogni 12 anni, gesticolando con la mano ad altezza chihuahua per indicare  l’altezza supposta dal precedente incontro.

La cosa buffa è che ciò avviene anche se la prozia ha 140 anni, il pronipote ormai 80 e per ragionevoli motivi di anzianità, il “nipotino”,  ha raggiunto nuovamente l’altezza descritta dalla prozia…

Da notare che questi rari incontri ravvicinati del “nonno tipo” avvengono esclusivamente in “date astrali dal diario del capitano” pari a:

_MORTE DI UN LONTANISSIMO PARENTE DI ENTRAMBI.

_ NASCITA DI UN LONTANISSIMO BIS-CUGINO

_INCONTRO FORTUITO IN UN QUALSIASI CIMITERO Di

QUESTO UNIVERSO… (tanto la vecchietta che si incontra ha

sempre l’halzheimer e ti scambierà per il suo nipotino preferito…

peccato che tutto ciò non sia mai seguito dall’ovvio rilascio di

“mancetta” che fa comunque sempre comodo)

 

 

INTERNO.

 

Oggi ho un sacco di cose da fare. Mi sono alzato presto apposta e già mi sento come se avessi fatto metà dell’opera… infatti la moka da 6 l’ho quasi finita… ne metto su un’altra.

 

 

INTERNO BIS

 

Doccia, sigaretta, caffè, sigaretta, libro, sigaretta, cesso, sigaretta, e-mail, sigaretta, qualc’osaltro, sigaretta, cazzeggio sigaretta, pazzeggio, sigaretta, mazzeggio, sigaretta, passeggio, sigaretta, pedaggio, sigaretta, pestaggio, sigaretta, pasteggio, sigaretta, menaggio, sigaretta, Ballabio, sigaretta, Baldan Bembo, sigaretta, Mal, sigaretta, dolor, sigaretta, amor, sigaretta, furor, sigaretta, di popolo, sigaretta, polipo. TSO.

 

Non saprò che cazzo dire ma almeno qualche punto fisso tra una cazzata e l’altra c’è, e costa € 2.80 al pacchetto.

 

 

 

NON ESTERNO MA NEANCHE INTERNO. OSEREI DIRE EPIDERMICO.

 

Ho un eritema personale. Mi accompagna sempre in giro. È una questione di pelle, è uno sfogo, forse è psicosomatico (l’ho letto su “Rizla psicosomatica” l’unica rivista dove chi scrive è più fatto di chi la legge…). Se io non sto bene tutto va ricondotto al “disequilibrio intrinseco delle energie”  EH? Come hai detto?

 

È inutile! Una volta sì che la gente diceva “pane al pane e vino al vino”; oppure anche al Tino che era il vicino di casa di mio zio. Che se al Tino lo si chiamava Florindo mica rispondeva, ché non era il suo nome… EH!!!!!

 

 

 

 

 

PAUSA DI RIFLESSIONE.

 

 

Decise che la barba era troppo lunga e scagliò la noia oltre lo specchio.

 

 

Definizioni:

            PREAMBOLO: storia di ciò che avverrà e che descrive un poco da dove si arriva.

            METAMBOLO: storia di ciò che sta a metà, ma anche di ciò che dovrà essere alla meta, ma anche di ciò che contiene tutte le parole con “meta” (cfr METAPSICOLOGIA, METALINGUAGGIO, METAENTEROMORFICO, METATROPICO, META…)

            POSTRIBOLO: puttanaio di ciò che sarà.

 

(Definizioni gentilmente regalate dal “dizionario delle parole inutili” ovvero “quegli strani termini che ti escono dall’orecchio e di cui non si può fare a meno” edito dalla  “levati di torno ragazzino che ci ho da lavorà editori riuniti”).

 

 

 

 

ESTERNO

 

Erano diversi giorni ormai che non passeggiava per le vie della metropoli.

Se ne accorse un mattino, quando ormai era troppo tardi.

Si svegliò, si stirò, sbadigliò, accese la luce sul comodino, guardò l’ora sulla sveglia, si girò e si addormentò nuovamente. Le 4 del mattino. Era  un poco troppo presto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sonno.

            Tenta di dormire.

                        Girati, rilassati.

                                    Sprofonda nel letto.

                                                Prova a dormire ancora.

                                                            Riprendi l’incubo interrotto, almeno ti distrai.

                                                                        Cheppalle!

                                                                                    Non ci riesco proprio.

                                                                                                ……………..

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ORE 7.46, ORE 7.46, ORE 7.46, ORE 7.46, ORE 7.46, ORE 7.46, ORE 7.46, ORE 7.46, ORE 7.46, ORE 7.46,

ORE 7.47,ORE 7.47….. VA BENE MI ALZO.

 

VA BENE MI ALZO!!!

 

 

 

 

 

 

racconto

 

 

 

CAMMINAVO NELL'AFA DEL VIALE E IL MONDO ATTORNO A ME TRASFIGURAVA IN LUCE COLOR GRIGIO

GLI OCCHI FACEVANO FATICA A STARE APERTI PER IL RIVERBERO

CAMMINAVO E CONTINUAVO A CAMMINARE

PRENDEVO DIREZIONI A CASO SENZA RENDERMI CONTO DI CIO' CHE AVVENIVA INTORNO A ME.

ERO TROPPO CONCENTRATO AD ASCOLTARE IL CUORE DEL SUOLO, UN ETERNO LUNGO E BASSO RIMBOMBO

BUUM, BUBUUM.

"DEVO TROVARE LA FONTE DEL SUONO" MI DISSI.

 

E COMINCIAI A VAGARE.

 

MI RITROVAI DAVANTI AD UNA SCUOLA MA NON MI FECERO ENTRARE.

"LE QUI NON DEVE STARE" MI DISSE IL BIDELLO "QUESTO E' IL SANTUARIO DELLA CULTURA, NON E' PERMESSO AI VAGABONDI NEMMENO DI AVVICINARSI. VADA VIA O SARO' COSTRETTO A CHIAMARE LA MILIZIA"

 

CONFUSO E SCONSOLATO GIRAI I TACCHI E RIPRESI IL CAMMINO CON DENTRO AL CUORE QUEL RIMBOMBO....

 

ARRIVAI DAVANTI AD UNA CHIESA DOVE VESCOVI E PAPI STAVANO CELEBRANDO LA PIU' GRANDE FUNZIONE DELLA STORIA E DOVE VENIVANO IMMOLATI MIGLIAIA DI AGNELLI PER POTER SALVAGUARDARE LA FEDE DEL LORO dIO STANCO E NOIOSO CHE NON SAPEVA ORMAI PIU' QUALI SACRIFICI CHIEDERE.

"VATTENE SCHIFOSO" MI URLAVA LA FOLLA PERCHE' PASSAVO CON IL CAPO COPERTO.... "NON C'E' PIU' RISPETTO, CACCIAMOLO!!!!! LUI E' QUELLO DA SACRIFICARE" I GRANDI PRELATI CON GRANDI GESTI DI MAGNIFICENZA RICHIAMARONO L'ATTENZIONE CHIEDENDO SOLDI IN OMAGGIO DELLA LORO MISERA OPERA.

QUANDO TUTTI SI DISTRASSERO TAGLIA LA CORDA

 

BUUUUM BUM BUBUMM.

ANCORA QUEL SUONO.

 

RAGGIUNSI DOPO ORE UNA VILLA, ENORME BELLISSIMA! 312 STANZE, 400 PERSONE IMPIEGATE COME SERVI.

I PADRONI DI CASA... 3 LUI LEI E UN BIMBO VIZIATO.

LEI DISSE: "MIO MARITO NON C'E' MAI E' MOLTO IMPEGNATO, NON SO MAI COSA FARE, MA I MIEI SERVI MI SONO DI GROSSO AIUTO.... MI SOLLAZZANO PER BENE,   OOOOOOH SI'!!!" MI ALLONTANAI DA LEI E VIDI LA SERVITU' IN PIEDI ATTORNO A LEI VESTITI DI NERO, COPERTI DI POLVERE E CON LE ORBITE VUOTE.

IL BIMBO VIZIATO. OGNI MOVIMENTO CHE FA CEVA QUALCHE SERVO DI FIANCO CHE LO ACCUDIVA, LO SOSTENEVA...

"POVERO DISSI IO, NEANCHE IL GUSTO DI METTERSI LE DITA NEL NASO O RUBARE LA NUTELLA... E' GIA' TUTTO PRONTO PER LUI, NON PUO' NEANCHE AVERE UN DESIDERIO."

 

A QUEL PUNTO SCAPPAI. URLANDO E PIANGENDO A CAUSA DEGLI SPETTACOLI CUI AVEVO ASSISTITO.

 

 

VENNI AVVICINATO DA UN SIGNORE VESTITO DI BIANCO MOLTO SERAFICO CHE MI CHIESE: "BIGLIETTO?"

IO DOVETTI FARE UNA FACCIA STRALUNATA, DATO CHE IL "BIANCONE" AGGIUNSE: "COME NON CE L'HA? MA LO SA CHE ORMAI SONO ANNI CHE PER ENTRARE IN CITTA' BISOGNA AVERE IL BIGLIETTO? E POI BISOGNA AVERE TUTTI I DOCUMENTI CHE PERMETTONO ALLE PERSONE NORMALI DI ESISTERE!!!! NON LO SAPEVA?"

 

SCAPPAI ANCORA PIU' DISPERATO

 

ARRIVO' LA MILIZIA, MI PRESERO.

NON RIUSCIVO A CAPIRE. DENTRO ME SOLO L'ANTICO RIMBOMBO DEL SUOLO

 

BUM, BUM BUM.......

 

 

IL MIO VAGARE, LA MIA FUGA, IL MIO CERCARE NON AVEVA TROVATO SENSO.

 

RIUSCII A SCAPPARE NON SO COME.

 

ED ANCORA OGGI MI RITROVO STANCO, A CORRERE E SCAPPARE, CON DENTRO ALLA TESTA LO STANCO CUORE DEL MONDO CHE CONTINUA A BATTERE.

 

NON HO DATA DI SCADENZA MI DICEVO. DEVI OBBLIGARTI A CERCARE.

CONTINUA ANCORA.

 

CORREVO ED ANCORA CORRO.

MA IL MONDO, LE PERSONE ATTORNO A ME SEMBRA NON SI ACCORGANO DI QUESTO PICCOLO IDIOTA CHE CONTINUA A CERCARE IL SIGNIFICATO DEL RIMBOMBO... SONO TUTTI TROPPO OCCUPATI

 

"NON ME NE FREGA NIENTE" URLAI "SE VOI NON VOLETE SAPERE DOVE BATTE IL CUORE DEL MONDO!! SONO SICURO CHE ANCHE VOI LO SENTITE, MA NON CI FATE PIU' CASO! NON LO VOLETE ASCOLTARE."

 

MI MISI IN UN ANGOLO A PIANGERE E RIPOSARE....