Carmine Migliorino
Agropoli (Salerno)
carmine.migliorino@libero.it
Blue Purple
Giove si stagliava imponente sullo schermo panoramico e in un angolo, già ben visibile, c’era
Europa. Charlie avvicinò l’immagine bidimensionale del satellite, che ora appariva come una liscia palla da biliardo biancastra solcata da linee scarlatte simili a rivoli di sangue sul volto esangue di un uomo morente.
Il maestro Norbu guardava con occhi vitrei.
Il pilota dello shuttle, aggiustandosi sulla testa il casco che traduceva i suoi pensieri nei comandi necessari a guidare la navetta spaziale, disse: <<Ci vorrà un bel po’ di tempo per entrare nell’orbita di Europa. E’ in corso una vasta operazione dei militari e quindi dobbiamo aspettare che ci diano il permesso prima di proseguire.>>
Il maestro Norbu ricordò.
Quando era ancora un discepolo, ma sostanzialmente pronto per ricevere l’investitura a maestro, stava percorrendo a piedi il lungo cammino che portava dalla sua scuola al monastero dove si sarebbe svolta la solenne cerimonia d’investitura. Durante il percorso si fermò qualche giorno in un villaggio. Venuti a conoscenza del fatto che egli si era indottrinato in una prestigiosa scuola, gli abitanti del villaggio gli fecero conoscere un uomo che sosteneva di avere da tempo un sogno ricorrente in cui riceveva da un maestro, morto anni prima, ma che in quei luoghi aveva vissuto in eremitaggio, l’indicazione di un tesoro nascosto. Nel sogno l’uomo vedeva una piccola cascata dietro la quale c’era una grotta. Il luogo del sogno era certo; il problema stava nel fatto che da quelle parti non c’erano né rigagnoli, né fiumi, né tanto meno cascate. Così il maestro Norbu fu pregato di accompagnare l’uomo in questione e un gruppo di appartenenti al villaggio nella ricerca del tesoro. Dopo aver inizialmente girato in vano il maestro Norbu intuì che il tesoro si trovava dietro una parete di roccia, la quale però né voleva cedere a picconate né dava motivo di sospettare agli altri che nascondesse un antro. Tuttavia il maestro Norbu sedutosi a gambe incrociate di fronte alla parete di roccia la sciolse con la forza della mente, come un forte calore è capace di sciogliere un grumo di cera. La parete rocciosa nascondeva un antro poco profondo su un lato del quale erano ammassati dei testi cartacei scritti in un linguaggio ignoto e indecifrabile. Gli abitanti del villaggio donarono al maestro Norbu i testi che successivamente il maestro Norbu divulgò. Tuttavia nessun maestro di nessuna scuola riuscì mai a interpretare quei simboli arcani e il maestro Norbu si sforzò sempre di immaginare quale sapere celassero quelle scritture e a quali mondi fosse approdata la mente del vecchio eremita.
Come tante api impazzite che si preparano ad attaccare l’alveare ritenuto nemico, le navicelle militari coi generatori di flusso di plasma stavano fittamente circondando l’intero satellite.
La superficie di Europa era costituita da una crosta di ghiaccio sovrastante uno strato di acqua liquida, un profondo oceano che avviluppava l’intero satellite.
Lo shuttle anfibio, giunto in prossimità della tenue atmosfera di Europa e ricevuta l’autorizzazione a proseguire dai militari, s’infilò in una frattura tra due ghiacciai, una gola piuttosto stretta dalle pareti blu quasi verticali, che attraversò da cima a fondo per poi immergersi nell’oceano.
<<C’è ossigeno nell’atmosfera?>> chiese Charlie al pilota.
<<Ho sentito dire da un collega, che è nel ramo del turismo spaziale, che si può respirare anche se con molto affanno, infatti questo mio collega ha asserito di aver visto qualcuno dei suoi passeggeri andarsene in giro per il ghiacciaio senza il casco della tuta spaziale. Tuttavia se io fossi in lei ci penserei bene prima di fare una cosa del genere, perché si possono rischiare scottature alla pelle della faccia, peggio che la faccia si gonfi come un pallone e peggio ancora si rischia il collasso
circolatorio.>> rispose il pilota.
Erano diretti verso il fondo dell’oceano. Per quasi tutto il viaggio sott’acqua, lo schermo panoramico rimase nero e non perché era spento ma perché l’oceano di Europa era più scuro dello spazio interplanetario.
Poi Charlie scorse delle torri circolari disposte ordinatamente in modo tale da descrivere più cerchi concentrici attorno ad una costruzione di forma piramidale molto più grande di tutte le altre la cui parte superiore generava una luce verdastra che rendeva ben visibili le grosse bolle che salivano verso la superficie.
Era come trovarsi in una mefitica pozione magica all’interno del calderone d’una strega, pensò Charlie.
Lo shuttle attraccò presso la grande piramide. Charlie e il maestro Norbu entrarono nella costruzione piramidale sottomarina e, scortati da due militari, passarono per un dedalo di corridoi prima di arrivare in una stanza dove trovarono il maestro Chamada e il dottor Van der Vorst.
Il maestro Chamada, ringraziati formalmente gli ospiti per il loro tempestivo intervento, con un tocco della mano fece divenire traslucida una parete della stanza. La stanza in cui si trovavano si affacciava sulla parte interna cava della costruzione sottomarina che a sua volta conteneva un’altra struttura formata da due coni simmetricamente rovesciati l’uno rispetto all’altro con vertice comune in modo tale da formare una clessidra. Il maestro Chamada, per rispondere a Charlie e al maestro Norbu che lo fissavano con un’espressione interrogativa del viso che attendeva spiegazioni, disse: <<La clessidra che vedete è un guscio di probabilità che a livello materiale è qualcosa che non esiste ma che è solido al tatto se lo si tocca. Quello che noi per conto della Federazione Terrestre vogliamo conoscere è ciò che contiene questo guscio. Infatti dalle nostre rilevazioni al suo interno risulta esserci una nube d’energia senziente simile alla mente umana. Presumiamo, ma per mere congetture di cui tra poco grazie a voi avremo la prova inequivocabile, che si tratti di qualcosa ingoiata da un buco nero in un altro universo ed espulsa da un buco bianco nel nostro universo. Se questa tesi fosse provata potremmo asserire che il guscio probabilistico che vediamo è il risultato dell’adeguamento dello spazio e del tempo esistenti nell’universo da cui proviene questa cosa allo spazio e al tempo esistenti nel nostro universo.>>
<<Anche se per mezzo di Charlie riusciste ad entrare nei pensieri della cosa intrappolata nel guscio probabilistico cosa ne ricavereste? Qual è l’interesse della Federazione?>> chiese il maestro Norbu.
Il dottor Van der Vorst rispose: <<E’ noto che il limite invalicabile della velocità della luce, imposto dalla teoria della relatività, nei viaggi interstellari e intergalattici implicando estremi dispendi di tempo ci rende difficile in misura eccezionalmente elevata la colonizzazione dell’intera galassia e forse impossibile l’estenderci ad altre galassie.
Però dal punto di vista matematico noi sappiamo che esistono infiniti universi analoghi al nostro. Quindi partendo da dove ci troviamo ora per raggiungere un’altra parte della nostra galassia ovvero un’altra galassia dovremmo creare o trovare una porta tra il nostro universo e un altro universo analogo che ci permetta di coprire queste immense distanze in un istante senza tempo. La cosa che si trova nel guscio probabilistico ha già compiuto questo viaggio, con alto grado di probabilità entrando in un buco nero già esistente ovvero creando artificiosamente un buco nero. Ciò che noi vogliamo sapere è come ha fatto, ripercorrendo a ritroso il suo viaggio.
Per quanto concerne la vostra partecipazione dovete tenere ben presente che gli infiniti universi analoghi al nostro che esistono differiscono dal nostro per un unico, solo, elemento. Quest’elemento di differenziazione può essere un evento naturalistico, per esempio la posizione spaziale di un atomo nello spazio intergalattico, ovvero un evento storico – tecnologico, per esempio nella nostra storia una guerra l’ha vinta una nazione piuttosto che un’altra, nella storia analoga viceversa, ovvero per esempio da noi l’umanità ancora non ha sviluppato una tecnologia per i viaggi senza tempo mentre invece un’umanità analoga potrebbe avere già trovato il modo di compiere il salto tra universi analoghi. In entrambi i casi di eventi di differenziazione naturalistici e storico – tecnologici gli infiniti universi analoghi sono da noi conoscibili.
Al contrario se l’elemento di differenziazione è un evento fisico cioè una legge fisica, per esempio la legge della gravitazione universale da noi opera in un modo, nel mondo analogo opera all’inverso, allora il mutamento di una legge fisica produrrebbe una caduta a catena cioè un effetto domino su tutte le altre leggi fisiche con la conseguenza che gli infiniti universi analoghi sarebbero da noi inconoscibili. E in quest’ultima ipotesi nel momento stesso in cui Charlie tentasse di mettersi in contatto con l’energia senziente intrappolata nel guscio probabilistico per svelarci i suoi segreti tecnologici subirebbe dei danni irreparabili al sistema nervoso e morirebbe.
Noi vi chiediamo appunto di accettare questo rischio, per il bene della Federazione Terrestre.>>
<<Mi sembra assurdo ritenere che la singola mente di Charlie possa mai ghermire e ricomprendere tutti gli eventi naturalistici, storici e tecnologici di un intero universo analogo per poi farli conoscere a voi.>> disse il maestro Norbu.
Il maestro Chamada e il dottor Van der Vorst si scambiarono uno sguardo e sbottarono in una risata.
<<Chiedo venia,>> disse il dottor Van der Vorst <<ma la mente di un singolo uomo non potrà mai fare una cosa del genere. No, Charlie in forza dei suoi particolari poteri parapsicologici ci farà ottenere un contatto con l’energia senziente intrappolata nel guscio probabilistico e farà da filtro tra questa e la mente del maestro Chamada che a sua volta sarà connessa a un computer quantistico che decripterà e salverà l’immensa mole di informazioni.>>
<<Avrete certamente notato>> continuò il dottor Van der Vorst <<la flotta di navicelle spaziali militari che ronzano intorno ad Europa, esse sono capaci di generare un plasma intelligente, cioè un gas ionizzato intelligente, che ha indotto una modificazione della struttura elettromagnetica delle molecole che compongono l’oceano di Europa facendole divenire capaci di immagazzinare un numero potenzialmente infinito di informazioni quantiche o bit quantici in modo tale che allo stato attuale quest’unico computer quantistico, in cui è stato trasformato l’oceano di Europa, potrebbe ricomprendere e custodire la conoscenza di tutti gli eventi di un intero universo che abbia la stessa quantità di materia ed energia che ha il nostro universo e soprattutto potrebbe decifrare qualsiasi codice possibile.>>
Il maestro Norbu sapeva bene che non doveva mettere a rischio la vita di Charlie, ma sapeva anche che il maestro Chamada era capace di leggere i pensieri suoi e di Charlie.
Il maestro Norbu guardò Charlie negli occhi e Charlie sentì l’eco del pensiero del suo maestro.
Digli che accetti…
Digli che accetti…
Charlie dichiarò espressamente di accettare. Il dottor Van der Vorst accolse la scelta che riteneva giusta scuotendo il capo in un gesto d’assenso. Il maestro Chamada si sedette per terra a gambe incrociate e iniziò a concentrarsi mentre il dottor Van der Vorst gli applicava sulla fronte degli elettrodi dermici.
Il maestro Norbu guardando attraverso la parete traslucida vide che Charlie era giunto nella stanza dove si trovava il guscio a forma di clessidra che intrappolava l’energia senziente.
Il maestro Norbu capì che avrebbe dovuto fare uno dei più pesanti sforzi di concentrazione della sua vita. Vero era che il maestro Chamada avrebbe ostacolato i suoi pensieri e tentato di imporre il suo dominio mentale su di lui, ma era pur vero che Chamada doveva concentrarsi anche e soprattutto sulla mente di Charlie. Aveva quindi un vantaggio importante.
Charlie si stava avvicinando lentamente alla clessidra.
Il maestro Norbu tentò di stabilire un contatto mentale con Charlie, ma nella sua mente vedeva solo una luce accecante che gli procurava un dolore lancinante rendendolo incapace di articolare un impulso mentale efficace, come uno che doveva continuare a tenere gli occhi aperti nonostante un getto d’acido muriatico che lo colpiva agli occhi con uniforme continuità.
Chamada aveva bloccato il suo tentativo sul nascere.
Ora Charlie era talmente vicino alla clessidra da poterla toccare.
Il maestro Norbu ingenerò in Chamada l’erroneo convincimento di aver mollato.
Chamada mollò a sua volta la presa mentale per concentrarsi solo su Charlie.
Nella mente del maestro Norbu scoppiarono una serie di esplosioni di luce.
Charlie toccò la clessidra.
Il maestro Norbu, evaso dalla morsa mentale di ferro del maestro Chamada, bloccò l’impulso parapsicologico di Charlie, impedendogli il contatto con la cosa.
Nella mente del maestro Norbu cominciarono a scorrere un infinità di arcani simboli e il suo cervello s’immerse in un oceano di astrazioni.
Un fiume di sangue iniziò a scorrere giù dal naso di Charlie che cacciandosi le mani nei capelli lanciò un grido e cadde a terra tramortito.
<<…Charlie…Charlie.>> diceva il maestro Norbu scuotendolo.
Charlie rinvenne e chiese subito se fossero riusciti a carpire i segreti dell’energia senziente.
<<No,>> rispose il maestro <<non potevo mettere a rischio la tua vita. Così ingannando Chamada e il computer quantistico mi sono frapposto mentalmente tra te e Chamada facendo cadere in errore il computer quantistico che ha creduto di aver acquisito la conoscenza dell’energia senziente.
Tanto tempo fa, quando ancora non ero un maestro, trovai dei testi scritti da un eremita defunto in un linguaggio sconosciuto. Imparai a memoria quei simboli, sperando di riuscire a decifrarli in un momento di illuminata meditazione, ma il sapere che celavano quelle scritture è sempre rimasto ignoto sia a me che ad altri maestri.
Così ho indotto nella memoria del computer quantistico quei simboli rimescolandoli tra loro innumerevoli volte.>>
Su una parete della stanza dove stavano il maestro e Charlie c’era un grande schermo incastonato nel muro che ora aveva cominciato a proiettare il contenuto della memoria del computer quantistico.
I due videro come in una sorta di film uno shuttle, con l’insegna delle Forze Militari Riunite della Federazione Terrestre, che mentre stava fuggendo da Europa poco prima di sottrarsi all’atmosfera del satellite veniva colpito e distrutto da un iceberg staccatosi dalla crosta ghiacciata di Europa. Tuttavia nella parte finale del filmato il computer quantistico inquadrava in primo piano a rallentatore, passando dall’una all’altra, le singole cifre che componevano il codice identificativo della navetta spaziale. Prima videro un 1 poi una Z poi ancora una M ed infine, senza mostrare l’ultima cifra, lo schermo si oscurò.
Una sirena iniziò a gridare avvertendo di un pericolo manifesto. Le luci si fecero rosso scuro e intermittenti. Il maestro Chamada irruppe nella stanza dicendo: <<L’energia senziente si è liberata. Sta aggredendo il computer quantistico. L’oceano di Europa è instabile. La flotta militare gli sta vomitando addosso tutto il plasma che può generare ma non riesce a fermarla. Questo posto collasserà… presto, fuggite!>>
Charlie e il maestro Norbu corsero via attraverso i corridoi, finché giunsero in un locale dove c’erano due navette acqua – spazio di salvataggio.
L’identificativo dell’una era 1ZM3 quello dell’altra 1ZM7.
Il maestro Norbu capì e disse: <<L’eremita aveva il dono della preveggenza, il computer quantistico ha il dono di poter decifrare ogni codice immaginabile.
L’eremita aveva visto il futuro: aveva visto che io avrei trovato i suoi testi scritti, aveva visto che la Federazione avrebbe trovato la cosa intrappolata nel guscio probabilistico, aveva visto che noi saremmo accorsi in soccorso e ci aveva visto morire fuggendo a bordo di una di queste due navette nello scoppio della stessa e ha voluto darci la possibilità di salvarci la vita mostrandoci le modalità della nostra morte futura.>>
Entrambe le navette avevano il pilota automatico inserito.
Ma su quale delle due dovevano salire? Quale delle due sarebbe entrata in collisione con l’iceberg distaccatosi dal ghiacciaio di Europa, a causa del plasma con cui la flotta militare stava colpendo il satellite?
Il maestro Norbu notò che in una delle due navette c’erano due paia di branchie artificiali. Le prese e le lanciò a Charlie. Poi dando un comando fece partire entrambe le navette da sole senza di loro a bordo.
I due s’infilarono le branchie artificiali e uscirono dalla costruzione piramidale sottomarina. E risalendo a nuoto l’oceano di Europa furono sospinti velocemente e dolcemente verso la superficie dall’onda d’urto prodottasi per effetto dell’esplosione della struttura sottomarina.
Si ritrovarono sul ghiacciaio, dove si tolsero le branchie. Si respirava perfettamente.
In lontananza un bagliore: lo shuttle che avrebbe dovuto trasportarli via era esploso.
Tutto intorno a loro, come fuochi d’artificio in una notte festosa d’estate, le navicelle della flotta militare stavano scoppiando e cadendo sul suolo ghiacciato lontano da loro, come uno sciame d’api investito da un veleno nebulizzato.
Il maestro Norbu disse: <<Mi chiedo se l’energia senziente intrappolata nel guscio a forma di clessidra non fosse proprio la mente del vecchio eremita che viaggiando di mondo in mondo ed esplorando gli infiniti universi che esistono si sia alla fine ritrovata al punto di partenza.>>
Shot down
La seconda era spaziale si aprì quando le sonde inviate dalla Federazione Terrestre, in
cerca di mondi abitabili da parte dell’uomo nello spazio, trasmisero sulla
terra i dati concernenti un sistema planetario distante circa mille anni luce
dalla Terra, dai quali si evinceva indubitabilmente l’ esistenza di un pianeta
simile alla Terra e quindi tale da permettere la vita dell’uomo senza bisogno
di interventi esterni. Pochi anni dopo, un’astronave governata da robot era già
pronta a partire in direzione del pianeta denominato Alpha.
La missione, basata esclusivamente sui robot, senza quindi la presenza umana,
aveva lo scopo di raggiungere Alpha
affinché i robot sbarcati sul pianeta potessero costruirvi città, strade, spazioporti e altre infrastrutture in vista della futura
colonizzazione umana, in modo tale cioè che gli esseri umani, una volta
raggiunto il pianeta, avrebbero già trovato tutto ciò che era necessario alla
loro esistenza. Così come la prima anche la seconda missione andò a buon fine.
Era quindi il momento di iniziare la terza, ultima e più delicata fase della colonizzazione: il trasporto materiale di esseri umani sul
pianeta Alpha. Nel 1492 della seconda era spaziale
<<Vieni avanti A1>> disse il comandante Charlie al Mulh, fermo sulla soglia della plancia.
<<Signore>> disse il Mulh <<ho svolto il controllo di routine sulle vele. Tutto funziona perfettamente. Se mi fosse permesso desidererei recarmi in biblioteca per studio>> disse il Mulh.
<<Ma certo A1. Puoi andare.>> rispose il comandante Charlie.
<<Grazie, signore>> terminò il Mulh e andò via.
Il comandante Charlie aveva notato che il Mulh passava tutto il suo tempo libero in biblioteca a leggere libri di storia. E, incuriosito da cosa potesse carpire l’interesse del Mulh, un giorno, consultando il computer della biblioteca, il comandante Charlie aveva scoperto che il Mulh leggeva libri concernenti il periodo storico prespaziale, e in particolare negli ultimi tempi si stava concentrando sulla seconda guerra mondiale e sui campi di sterminio nazisti. Tuttavia, piuttosto che da come passasse il suo tempo libero il Mulh, il comandante Charlie ultimamente era preoccupato dall’atteggiamento del maestro, che sembrava continuamente distratto, assorto nei suoi pensieri, e forse addirittura turbato da qualcosa.
Il maestro stava armeggiando con l’olovisore panoramico quando il capitano Charlie gli chiese:
<<Posso sapere cosa vi turba, maestro?>>.
Il maestro sembrò svegliarsi da un coma profondo, corrugò le sopracciglia e rispose:
<<Non sono turbato, quanto magari in attesa>>
<<In attesa di cosa, maestro?>> chiese ancora il comandante Charlie.
<<Non farmi tutte queste domande, Charlie>> rispose il maestro <<Non so risponderti e tuttavia benché io non veda nemmeno l’ombra di un demone all’orizzonte resta il fatto che ho ripetuto nuovamente il sogno di cui ti parlai. Mi trovo sempre in piedi su un piccolo ponte dal quale guardo in basso l’acqua di un ruscello che scorre, e poi all’improvviso l’acqua non scorre più, si blocca come sospesa nel tempo. Un coro di voci chiede aiuto, il ponte crolla e io precipito nel vuoto senza mai fermarmi>>.
Il capitano Charlie conosceva bene i poteri divinatori del suo maestro. Non a caso tra miliardi di individui era stato scelto proprio il maestro Norbu per quella missione. C’erano infatti dei mondi che andavano oltre la capacità di comprensione umana, mondi che molte volte gli uomini avevano finto di ignorare, ma di cui certamente intuivano l’esistenza. Il maestro Norbu era capace di squarciare il velo che nascondeva quei mondi occulti alla vista dell’uomo comune, e tuttavia i suoi poteri erano solo relativamente sotto il suo controllo, in quanto spesso si manifestavano spontaneamente e i sogni erano proprio il mezzo tipico tramite il quale quei poteri sembravano muoversi di vita propria.
<<E allora? Cosa mi consigliate di fare, maestro?>> chiese infine il comandante Charlie.
<<Se ora ci mettessimo noi alla ricerca dei demoni>> disse il maestro <<Ci perderemmo di sicuro. No, possiamo solo aspettare che loro si manifestino a noi. E allora sarà compito tuo, Charlie, come capitano di questa astronave, e mio, in qualità di tuo maestro, scacciare i demoni>>.
Nei giorni che seguirono il maestro sembrò rasserenato, come se avesse dimenticato i suoi nefasti sogni premonitori. Lo stesso comandante Charlie si lasciò condizionare volentieri dall’allegria del vecchio maestro. Il Mulh continuò a servire fedelmente la missione e il suo capitano, affrontando i calcoli trascendentali necessari a trovare le coordinate necessarie a stabilire il punto esatto in cui dovesse trovarsi l’astronave al momento dell’arrivo dell’onda d’urto prodotta dalle cariche nucleari lasciate dalla nave spaziale lungo il suo cammino.
Un’ultima serie di esplosioni nucleari dovevano produrre onde d’urto capaci di spingere l’astronave fino alla velocità della luce, poi il comandante Charlie e il suo maestro avrebbero potuto andare in ibernazione con il resto dell’equipaggio, lasciando il controllo dell’astronave al navigatore automatico - che aveva il compito di guidare gli esseri umani fino al pianeta Alpha - e relegando il Mulh a una millenaria solitudine che sarebbe stata fatta, immaginava il capitano Charlie, di studio e letture nella vasta biblioteca dell’astronave e di controlli di routine.
Il Mulh arrivò in plancia con la sua solita andatura da burattino.
<<Signore>> disse il Mulh <<potrebbero manifestarsi dei gravi problemi>>
<<Spiegati meglio, A1>> disse il comandante Charlie.
<<L’astronave sta per essere investita da un’onda d’urto molto più potente di quella che erano capaci di produrre le cariche nucleari da poco esplose. In una prima ipotesi le vele dell’astronave potrebbero non essere in grado di assorbire una tale onda d’urto e potrebbero essere distrutte nell’impatto; in questa ipotesi l’astronave stessa ne uscirebbe gravemente danneggiata, se non distrutta. In una seconda ipotesi le vele reggerebbero all’impatto ma l’ astronave sarebbe spinta a una velocità maggiore di quella della luce>>
<<Ma come è potuto accadere!>> sbottò il capitano Charlie, sconcertato.
<<Signore, con esattezza non so rispondere>> disse il Mulh <<Tuttavia vorrei avanzare una congettura. C’ è una vecchia teoria, che in sede di simulazione dei disastri che sarebbero potuti accadere durante questa missione fu scartata perché ritenuta assurda – ecco perché il computer della nostra astronave non è preparato ad affrontare un’emergenza del genere. Questa teoria afferma che nell’universo, e più precisamente nello spazio interstellare (che è proprio quello che noi stiamo attraversando attualmente), potrebbero esistere degli oggetti chiamati microbuchi neri occulti. Ora un microbuco nero occulto come un normale buco nero sarebbe capace di attirare a sé e di ingoiare materia ed energia, e tuttavia, a differenza di un normale buco nero, con l’aumentare della materia e dell’energia che un microbuco nero occulto ingoia la sua massa invece di aumentare diminuirebbe fino a un certo limite, nel senso che divenuta estremamente piccola la massa del micro buco nero occulto esso sparirebbe completamente in un grande impulso di emissione finale, in altre parole esplodendo sarebbe capace di creare un’onda d’urto di dimensioni pari a quella che sta per colpirci. Ora è facile immaginare che se le nostre cariche nucleari fossero esplose nelle vicinanze di uno o più di questi oggetti occulti allora la quantità di energia prodotta sarebbe stata tale da far esplodere a loro volta anche i micro buchi neri occulti, creando così un’onda d’urto straordinaria>>
La plancia tremò. Il comandante Charlie cadde a terra. Il maestro Norbu riuscì a conservare a stento l’equilibrio. Il Mulh si era sdraiato a terra supino prima dell’impatto per evitare che i suoi delicati circuiti si fossero danneggiati se egli fosse caduto a terra improvvisamente e malamente. Seguirono alcuni rapidi sussulti. Il comandante Charlie balzò in piedi e si avvicinò al computer della plancia.
<< Abbiamo perso una vela.>> dichiarò il capitano Charlie << Ma le altre rimanenti vele hanno retto l’ impatto con l’onda d’urto.>>
<< Il peggio deve ancora venire.>> disse il maestro Norbu << Tra non molto supereremo la velocità della luce. Il tempo e lo spazio potrebbero a quella velocità contrarsi fino a schiacciare tutta l’ astronave.>>
<< Per il momento ci occuperemo dei danni che abbiamo sotto agli occhi.>> ribatté Charlie << Il futuro può aspettare.>>
Quindi il capitano Charlie, il maestro Norbu e il Mulh si misero al lavoro per cercare di riparare i danni creatisi per effetto dell’impatto dell’astronave con l’onda d’urto. Il comandante Charlie attivò una squadra di robot operai e diede degli ordini al Mulh che furono prontamente eseguiti.
Poche ore dopo l’astronave superò la velocità della luce.
Il capitano Charlie, il maestro Norbu e il Mulh furono affaccendati per alcuni giorni nella riparazione delle parti danneggiatesi dell’astronave quindi non si resero conto di nulla, anche se il computer dell’astronave continuava a segnalare la presenza di corpi estranei nel settore dell’ astronave dove si trovavano gli ambienti vegetali. Il primo a rendersi conto dell’accaduto fu il maestro Norbu che subito accese l’olovisore panoramico. Apparve l’ologramma di un bosco. Il capitano Charlie arrivò in plancia proprio in quel momento e sgranò gli occhi folgorato dall’immagine olografica che gli stava di fronte. In mezzo agli alberi del bosco si vedeva ogni sorta di animale dalle farfalle che volavano sui fiori agli elefanti.
<< Ma come è possibile tutto ciò, maestro? Come hanno fatto questi animali a salire sull’ astronave? La missione non prevedeva il trasporto di animali fin sul pianeta Alpha.>> disse il comandante Charlie.
<< Credo di sapere cosa è successo.>> rispose il maestro Norbu << Quando abbiamo superato la velocità della luce il nostro mondo materiale deve essersi fuso col mondo che rappresenta la coscienza di ognuna delle persone in stato di ibernazione su questa astronave, creando così un nuovo mondo sospeso tra questi due mondi. Ora una coscienza che tende al bene proietterà fuori cose benefiche come animali, fiori e così via, mentre invece una coscienza che tende al male potrebbe proiettare fuori demoni.>>
Il capitano Charlie si rese conto presto che il maestro aveva ragione. Infatti,quando il computer dell’astronave segnalò il cattivo funzionamento di alcune celle criogene, il capitano Charlie e il maestro Norbu si recarono sul posto per verificare di persona l’accaduto e allora si trovarono di fronte a una scena orribile. Molte celle criogene erano state aperte e i corpi umani che vi si trovavano all’interno in stato di ibernazione ora giacevano per terra carbonizzati e fumanti. L’odore forte della carne bruciata investì il capitano Charlie che ebbe alcuni conati di vomito. Il comandante Charlie e il maestro Norbu rimasero paralizzati a guardare le celle criogene aprirsi da sole e i corpi al loro interno prendere fuoco spontaneamente.
<< E’ opera di un demone.>> disse il maestro Norbu rompendo il silenzio << La coscienza di un uomo cattivo tra i milioni di uomini in stato di ibernazione ha proiettato nel nostro mondo un demone.>>
<< Maestro,>> disse il comandante Charlie << abbiamo a che fare con un fantasma. Come possiamo affrontarlo e sconfiggerlo?>>
<<C’è una sola possibilità,
Charlie>> disse il
maestro << e dipende tutto da te. E’ giunto per te il momento di
raggiungere il sommo livello della meditazione. Charlie,
devi ora trovare la tua Luce interna. Solo nel momento in cui avrai trovato la
tua Luce interna allora sarai sullo stesso piano del
demone, cioè sarai entrato nel suo mondo e quindi potrai affrontarlo e
sconfiggerlo. Io sarò la tua guida e ti accompagnerò fino alla soglia dove poi
Il capitano Charlie e il maestro Norbu si sedettero per terra a gambe incrociate l’uno di fronte all’ altro. Il capitano Charlie annullò facilmente i suoi sensi, come aveva imparato a fare in decine di anni di pratica della meditazione, e si ritrovò in una radura nella sua foresta dove c’era un laghetto. L’erba fresca era alta e il suo profumo lo pervase e gli diede un senso di pace infinita. Ma in fondo oltre il laghetto vide gli alberi e ancora oltre il buio.
<< Devo concentrarmi maggiormente >> si disse e finalmente poté scorgere una lucciola nel buio.
Segui la lucciola. Non c’è tempo da perdere.
Ma il buio gli sembrava troppo intenso e la luce della lucciola troppo fioca. Gli odori lo avviluppavano e si sentiva sereno solo lì. Poi notò che il buio avanzava. Ora l’oscurità aveva superato gli alberi ed era arrivata vicino alla riva del laghetto sulla sponda opposta. Il capitano Charlie intuì che presto il laghetto si sarebbe prosciugato e l’erba sarebbe divenuta secca e quindi il suo profumo non lo avrebbe più protetto dal buio.
Segui la lucciola. Non avere paura. La lucciola ti condurrà alla luce.
La lucciola è la luce.
Il capitano Charlie si fece coraggio ed entrò in acqua. Nuotò fino alla sponda opposta del laghetto. Oltre c’era il buio. Tuttavia sulla sua testa vide aleggiare la lucciola. Uscì dall’ acqua e la seguì tra gli alberi. La sua luce si faceva sempre più viva. Poi la lucciola sparì ma dal terremo cominciò ad uscire un fumo luminoso.
Ora la luminosità era tutta intorno a lui e diveniva sempre più chiara.
Poi all’ improvviso tutto fu luce…
Quando il comandante Charlie riaprì gli occhi il maestro era lì in piedi di fronte a lui con un lungo sorriso stampato sulla faccia.<<Ci sei riuscito >> disse << Hai sconfitto il demone.>>
<< Si, maestro, l’ ho colpito alla testa e l’ho ucciso.>>
<<Bene, ma ora che hai trovato la tua Luce interna sei divenuto anche tu un maestro.>>
Il capitano Charlie e il maestro Norbu ritornarono in plancia dove trovarono il corpo del Mulh steso a terra con la testa spappolata e ronzante di circuiti elettrici distrutti.
<< Quindi il nostro demone era A1, il Mulh.>> disse il capitano Charlie.
<< Una proiezione della sua coscienza.>> precisò il maestro Norbu.