Ancona, 1945
Natale
“Ti è sempre piaciuta l’atmosfera di Natale. Più che altro ti entusiasmavano i giorni precedenti il Natale.
Quando eri piccolo io o la mamma ti portavamo spesso in centro e tu camminavi contento. Ti vedevo. Lo sentivo. Eri contento anche se non compravi niente.
Poi lo stesso entusiasmo ti è rimasto da ragazzo.”
Marco aspetta l’autobus. Piove. Via Mameli è tutta illuminata il 21 dicembre. Gente di qua, di là.
Ma piove. Meglio così. Certe volte la pioggia accompagna con dolcezza il dolore di alcuni attenuando la felicità di altri. E tutto si livella.
“Natale. Fino a quel giorno maledetto in cui ha fatto quella pazzia. Avevi ventuno anni. Elisa ti voleva lasciare e tu, in macchina, hai fatto ciò che hai fatto. Avevi solo ventuno anni e una vita davanti. Bene o male, avevi una vita da vivere e te la sei giocata.
Li per li non ti sei reso conto. Poi, chiuso in quei pochi metri, hai cominciato a capire, a rimpiangere e maledirti. E soprattutto a desiderare che tutto fosse solo un sogno. Ma era tutto vero.
Ormai hai trentadue anni. Sono undici anni che vedi, attraverso quelle inferriate, solo la campagna. Non una luce, la sera, una sola luce che possa ricordarti Natale. Quello vero. Quello delle strade.
L’autobus arriva. Scende un finto Babbo Natale. Il tempo, nella mente di Marco, rotola indietro velocemente. Marco sente chiusa nella sua mano la mano di un bambino che cammina con lui tra lo scintillio delle luci.
Ma è solo un attimo. Preferisce guardare la pioggia.
“Anch’io ti ho condannato. Poi col tempo ho cominciato a perdonarti. Ora sento solo un gran dolore, pensando che resterai li per altri diciannove anni.
Quando uscirai sarai vecchio. Già lo sembri. Ogni volta che vengo a trovarti ti vedo più stanco.”
Marco scende dall’autobus. E’ arrivato sotto casa, si gira, non piove più. Restano le luci.
“Quanto vorrei che fosse tutto un sogno. Quanto vorrei che adesso fossi con me a guardare queste luci, magari con un regalo in mano.
Chissà, forse un giorno, fra tanti anni, se ancora sarò vivo, potrò, scherzando, prenderti per mano e cambiare con te tra le luci di Natale. Figlio.”