Claudia Lecchi
STUPIDO PESCE
Se si potesse impedire alle lacrime di scendere,
se si potesse impedire al dolore di lacerare il cuore.
Ma sono qui e piango,
sono qui e il mio cuore si lacera.
Corri piangi non guardarti mentre urli disperata la tua
rabbia. Rabbia contro te stessa, amara come il sapore della sconfitta, truce
come il fallimento, inutile come la rassegnazione.
Se si potesse tornare indietro, guardarsi in faccia e
gridarsi addosso, non farlo.
Ma è tardi.
Tardi tardi tardi. Ah, non per vivere. Non per amarsi.
Smettila di odiarti così tanto, non ti porterà a niente.
Come un pesciolino minuscolo giochi tra le fauci dello
squalo affamato, sperando di essere abbastanza piccola da non essere catturata
divorata triturata. Continui imperterrita il tuo stupido slalom tra i suoi
denti aguzzi per dimostrare il tuo coraggio, la tua illusoria spavalderia.
Guizzi veloce nell’abisso oscuro, ridendo e facendoti beffe degli altri e… cosa
credi di fare? Quanto durerà questa tua pericolosa sfida?
Stupido pesce.
Finirai col farti mali, e del tuo coraggio non rimarrà
che un’inutile lisca.
Ma tu nuoti e danzi nell’acqua scura, dove la luce non
arriva. Lo squalo in fondo neanche lo vedi.
Non ti importa perché sai di essere un pasto
insignificante per lui.
A te piace giocare con la tua vita perché tanto, dici,
che vita è mai questa?
Vita di uno stupido pesce. Un eterno movimento senza
senso.
E così anche tu.
Anche tu ti insinui ballando tra le fauci di un viscido
non essere, di una ridicola invenzione, frutto di un progetto assurdo, folle… e
per te tanto prezioso.
Prezioso.
Non è tutto oro quello che luccica.
E in fondo al mare, nel buio improvviso un luccichio.
Le fauci dello squalo.
Ed è tardi per scappare. Stupido pesce.
(6.febbraio.2004, h 18.10)
IL PRECIPIZIO DELL’OBLIO
E se mi buttassi giù? ho pensato.
Se mi buttassi giù forse non cambierebbe niente. Forse
non sentirei più questo dolore, ma non proverei più nemmeno gioia.
Non che io l’abbia mai provata.
Se mi buttassi giù forse per me non cambierebbe niente,
ma per gli altri sì. Forse per gli altri sarebbe addirittura meglio. Forse
qualcuno piangerebbe la mia scomparsa, ma dopo qualche tempo passerebbe tutto.
D’altronde non è mica un dolore che si prova sulla propria pelle, quello della
scomparsa di qualcun altro. Non è mica il dolore con cui si vive ogni giorno.
Quello che mi spinge a guardare giù dal balcone,
dondolandomi sul parapetto mentre disperata fumo la mia sigaretta.
Maledetta paura.
Avessi almeno il coraggio di farla finita, invece di
continuare a oscillare tra la vita e la morte con il mio stupido gioco.
Potessi almeno ricominciare tutto daccapo.
Potessi almeno non essere più io.
E mi dondolo, avanti e indietro… avanti e indietro
sull’orlo di un precipizio che mi diverto a sfidare.
Non abbiamo ali per volare lontano. Prima o poi dovrò
decidere quale direzione prendere. Avanti o indietro.
Ogni tanto il vuoto
mi attrae e, perché no? mi chiedo. Perché no? Potrebbe forse andare
peggio di così? Ho seri dubbi a riguardo.
Un uomo mi è passato di fianco correndo. Ha visto, ho
tossito.
Ho tagliato la strada a una macchina. Mi ha suonato quasi
avessi commesso un crimine.
Avanti o indietro?
Torno indietro stravolta, cercando una volta tanto un
nido famigliare in cui riposare – in cui dimenticare. Ma mi accoglie solo
un’ondata di richieste e insulti.
Avanti.
Guardo giù, sto quasi per perdere l’equilibrio.
Indietro.
Ho paura.
Ma non posso fare a meno di chiedermi come sarebbe se… mi
buttassi giù e mi lasciassi tutto alle spalle. Fare una lista dei pro e dei
contro non sarebbe utile. Basta con le stronzate sulla bellezza e l’unicità
della vita, basta con gli ideali di bontà e generosità. Sono stufa. Sono solo
belle parole per me, niente di tutto questo può avere senso.
Dondolo avanti e indietro e di fatto sono ferma.
Basta con i vedrai
che starai meglio quando sarai guarita – guarita da cosa? Guarita dal peso
di questa vita? Non lo sarò mai. Guarita dal peso di questo mio corpo? Io sto
bene così. Guarita dalle troppe colpe che mi sono data? Nessuno mi ha mai
dimostrato il contrario. Guarita da me stessa? Allora non sarei più io.
Guarita da cosa allora?
C’è qualcuno che mi ha mai teso una mano solida piuttosto
che tutti questi discorsi?
Avanti.
Un passetto ancora e sarò giù, lontana da tutto questo
rumore.
Indietro.
Forse c’è qualcuno per cui non lo farei.
Avanti.
È davvero attraente.
Indietro.
Non so cosa potrei trovare.
Avanti.
Neanche qui.
Indietro.
Riproviamo.
Avanti.
L’ho già fatto.
Indietro.
In fondo non è cambiato niente. Sono ferma qui da una
vita – e non so se ho voglia di muovermi.
In fondo se mi avvicino troppo al sole le mie ali si
scioglieranno.
In fondo di ali non ne ho mai avute.
Vince ancora lei. Il buio è sicuramente più protettivo –
ma fa freddo qui.
Comunque potrei abituarmi.
Guardo giù. Dondolo ancora.
(14.marzo.2003, h 16.20)