Ennio
Montesi
Democrazia e libertà di espressione
Suggerisco di leggere il pezzo ad alta voce,
con ritmo serrato, come un monologo di Shakespeare,
altrimenti lascia perdere… vai…
E’ bene dire le cose come stano oppure no? Bisogna autocensurare
le idee o piuttosto bisogna esprimerle queste idee? E una
volta espresse le idee si possono confrontare con gli altri per arricchirle,
oppure no? Si possono poi diffonderle in maniera globale
per cercare di migliorare la vita di tutti? Opss… “globale” mmh… termine pericolosetto meglio non utilizzarlo sennò qualcuno ci si
potrebbe appigliare dietro, attenzione alle etichette! Meglio trovare un
sinonimo, fammi cercare nel vocabolario qualcos’altro che dica
circa la stessa cosa… mmh… ma è proprio quel “circa”
che mi preoccupa. Cosa passa il convento dei sinonimi,
vediamo… generale, complessivo, totale, d’insieme, completo, compiuto, comprensivo,
omnicomprensivo, cumulativo, intero, integrale… Niente, nessuno mi piace! Cosa
vuoi che me freghi, io lascio “globale”. Lascio
l’appiglio.
Insomma, a queste idee si può dare un giro globale? A
me hanno insegnato di sì. E’ quello che insegnano a scuola
ai ragazzi o che dovrebbero insegnare. Via via che si
confrontano le idee maturano, si sviluppano, diventano entità palpabili,
concrete e prendono vita e a volte diventano gigantesche e vanno a interagire potentemente coi complessi meccanismi della società,
o meglio dei tessuti sociali, entrano negli ambiti culturali. Insomma fanno un
gran casino!
Dài, funziona così davvero? Certo che è così. Ma è
meraviglioso, fantastico! Sono davvero le idee che in qualche modo possono
cambiare il mondo? E’ tanto semplice da apparire quasi banale.
Banale o no la storia si è sempre evoluta grazie alle idee.
Scienziati, umanisti, statisti, filosofi, scrittori, artisti, tutti avevano in comune “idee” belle o brutte, ma sempre idee erano.
Sia che lavorassero coi numeri, sia coi pensieri, sia
con carta e calamaio, tela e pennello, note e spartito, idee, tante idee, tante
davvero. Che bello. Forse è per questo
il motivo che in questa contemporaneità non ci sono più i Grandi Geni
che resteranno nelle pagine dell’umanità per sempre. Sì, tutti quelli che
conosciamo come fossero nostri vecchi amici, i nomi li sappiamo.
Forse è proprio per la scarsità di idee che nascono e che
circolano con difficoltà che i nostri amici Grandi Uomini non nascono più.
Qualcuno dice che è stato detto e scritto tutto e non c’è più niente da dire o
da pensare di così Grande.
Invece non è vero. Se io sto scrivendo questa cosa e tu la stai leggendo
abbiamo ragione noi: non ci sono limiti alle idee.
Basta averle e farle girare. Eppure in quest’era di
fibra ottica e di satelliti possiamo dire tutto,
tranne che scarseggiano i mezzi di comunicazione. Quindi?
E perché allora non tutti lo fanno? Bella questa. Ho posto la domanda ad amici
giornalisti, docenti, intellettuali, professionisti. Mi dicevano che non è
possibile, ci sono dietro troppe difficoltà oggettive. Sembra che ognuno prima
di esprimere un’idea si faccia mille volte la domanda:
“Ma questa cosa la posso dire apertamente? A chi potrei dar fastidio
esprimendola? Se poi è qualcuno che conta, meglio
stare zitti e non esprimere nulla! Figuriamoci poi se
l’idea è qualcosa che va contro le idee di qualcuno che mi dà il pane! No, no,
no, maledetto me, zitto zitto, sono mica matto.”
Già il confessare questa cosa a se stessi, e ancora peggio a
un amico, non è facile. E sì, uno si vergogna di
essere in questo stato di abbandono. Lo sappiamo tutti, le
cose peggiori accadono sempre agli altri, mai a noi stessi. Quindi
queste benedette idee spesso vengono messe sul piatto
di una bilancia e sull’altro piatto ci si mette il pane, le ferie pagate e
altre cosette a cui teniamo e temiamo di perdere.
Non so spiegare allora i grandi pensatori del ‘900,
‘800, dell’età classica e dell’antica Grecia? Tutti morti di fame e senza
ferie… Aristotele aveva le ferie? ah, già le ferie a
quei tempi non c’erano. Beati loro che non avevano questo problema di
organizzarsi sulle autostrade, negli hotel, sciando sulle piste affollate, a impomatarsi sotto l’ombrellone.
Sì va bene, qualcuno di questi grandi pensatori è stato pure
scannato per aver espresso la propria opinione, ma erano altri tempi.
Ora, grazie alla democrazia, non ci ammazza nessuno
per aver detto una cosa. Però il male dell’autocensura
ormai è entrato nelle cellule del DNA, si è impadronito di questa
informazione genetica e la sta ritrasmettendo. Come si fa a ripristinare
il bellissimo DNA della libertà di opinione e di
espressione?
I mass media della tradizionale carta stampata e dei sofisticati
network con le loro parabole a forma di bocche urlanti sparse sulla faccia del
pianeta, dove sono? dove?! ci sono ancora? e se ci sono, cosa stanno facendo? Tutti dicono ormai più o
meno le stesse cose, cambi giornale e cambi pagina, cambi canale, cambi
decodificatore, ma i concetti sono più o meno sempre gli stessi, solo conditi
con un’altra salsa. E’ come mangiare una polpetta impastata
con maionese, poi con senape, poi con ketchup, con pasta tartara, salsa
tonnata… e ognuno in base al proprio gusto olfattivo ne preferisce una in
particolare. Ma sempre polpetta rimane.
Tiro fuori George Orwell dal cilindro e il suo “1984” nel quale descriveva
con assurda ricchezza di dettagli di “autocensura” in
maniera talmente visionaria che strabordava
nella fantascienza. Ora la visionarità di quel
concetto di autocensura è
diventato reale e si snoda nelle città, dentro gli uffici, nei palazzi della
politica, nei media, nel lavoro, nelle scuole. Un disastro.
John Stuart Mill non era un visionario e nel suo saggio “On Liberty”
(1859) benchè riflettesse
davanti alle cose del XIX secolo si auspicava una democrazia e una libertà di
espressione prerogativa e bene comune di tutti, fondandosi sul principio della
massima felicità. Accostare queste due figure è un rischio intellettuale che mi
assumo e che non ho alcun problema a correre. Avanti chi vuole. Tuttavia nell’accostamento si percepiscono elementi di grande forza e lungimiranza che
dovremmo ahimè invidiare.
La società è esattamente la ricchezza di idee che ognuno di
noi è in grado di lanciare e di fare evolvere. Le idee sono il potere
del futuro. Una società senza uomini in grado di esprimere in autonomia se stessi è destinata a non continuare nella propria storia,
nelle proprie speranze, nei propri valori, nelle proprie emozioni. La
democrazia senza le idee è come un’auto senza benzina,
ma poi sarà sempre il pilota che sceglierà il percorso e una delle innumerevoli
mete dove desidererà andare.
La scelta e la verità ci renderanno liberi.
Ennio Montesi
LoretoBambino.it