Enrico Mattioli

 

joe.banana66@tele2.it

 

 www.enricomattioli.org

 

Nato a roma (in data da definire) dove ancora vive e vegeta e si nasconde.

è basso un metro è mezzo e per il peso si appella alla legge sulla privacy.

nell'ottobre del 2001 vince il premio letterario nazionale "atheste" 2001 per la sez. satira,

 minacciando la giuria che in caso di mancata vittoria, rinuncerà alla carica

 di presidente del circolo bocciofilo del proprio quartiere.

 

dal ' 98 è biografo ufficiale di nick la puzza (un vecchio compagno di scuola).  

 

non nutre alcun dubbio sull'esistenza, è sicuro di se stesso, ha solo delle perplessità

 sul proprio analista di fiducia ... 

 

 

 

 

San Giuseppe.

 

La radio manda un brano jazz anni ’50. Il televisore portatile è acceso senza volume. La vecchia legge un quotidiano. Quando il forno suona, lei lentamente, fa per alzarsi. Il vecchio, udito il trillo del grill, dal salotto si porta in cucina.    

 

- che hai sentito il richiamo?

- porca miseria, ho fame!

 

Fissa la teglia in alluminio – e cos’è questa?

- è per me. Senza besciamella né condimento.

- eh… hai i trigliceridi…

- lascia stare, tu, col diabete che ti porti dietro…

- eh… diabete… maledetto…

 

La moglie indossa le presine da cucina e prende la teglia dal forno.

 

- è venuta bene – fa l’uomo – morbida ma con la crosta!

- fermo con le mani, che tra poco arriva Maurizio…

 

Il vecchio si lecca le dita e s’affaccia alla finestra. Guarda l’orologio.

 

- è in ritardo – fa alla moglie.

- è domenica e avrà poltrito di più…

- e vabbè, ma io ho fame…

- tu non dovresti mangiare, con tutto quello che hai…

- oggi è San Giuseppe!

- sì, oggi è San Giuseppe e domani è Sant’Eustaschio, ogni scusa è buona…

- eccolo! Eccolo, sta salendo… metto i piatti in tavola.

 

La vecchia va alla porta. L’ascensore si ferma e lei apre prima che il figlio suoni.

 

- Maurizio!

- ciao, mamma: come stai?

- eh, le ossa… devo fare le punture…

- lo so, mamma, con l’osteoporosi ci vuole pazienza.

- e ma cos’hai portato lì?

- bigné di San Giuseppe.

- ah… che ti possino… lo sai che tuo padre non può mangiarli…        

 

 

 

 

- vabbè, oggi è San Giuseppe…

- dammi il cappotto.

- ma cos’è questo profumo? Lasagne, eh?

 

Si spostano in cucina.

 

- ciao papà, auguri!

- è pronto da un pezzo!

- come stai?

- bene… cos’è che porti lì?

- bigné di San Giuseppe… mamma dice che non puoi mangiarli. I valori sono aumentati, quand’è che ti riguardi, eh?

- tu non ti preoccupare.

- e sì, non ti preoccupare – fa la moglie – poi ti senti male…

- eh, ma non si può fumare, non si può mangiare… io ho fame e basta…

- mi fa diventare matta – fa la madre al figlio.

- a tavola, che oggi è San Giuseppe! – Conclude perentorio il vecchio.

 

La vecchia prepara le porzioni. Una abbondante per il figlio, un’altra con poco condimento per se stessa, una mezza per il marito.

 

- e cos’è… - protesta il vecchio.

- zitto tu, mangia quella che è pure troppa…

- e sì, troppa – mugugna il vecchio rabbuiato. Porta la forchetta alla bocca e si riprende. Allunga lo sguardo sulla confezione di bigné.

 

- ti piace? – Fa la madre al figlio.

- buonissima, mamma. Be, di che mi dovevate parlare?

- mangia, mangia, dopo, dopo… - fa il padre.

- cos’è questo mistero?

- vuoi un po’ di vino rosso? – Chiede la madre.

- ma sì – fa il figlio – giusto mezzo bicchiere.

 

Finito di mangiare, il figlio s’accende una sigaretta.

 

- hai cambiato marca? – Chiede il padre.

 

 

 

- è qualche mese che fumo queste.

- e sono più forti? – Fa il vecchio.

- papà, guarda che tanto non puoi fumare, tu…

- e chi fuma? Io ho smesso…

 

S’alza e prende la confezione di bigné. Col coltello taglia lo spago e la scarta. Guarda i sei bigné con aria soddisfatta. Deglutisce e si versa un sorso di vino rosso.

 

- ma si può sapere di che mi dovevate parlare?

- hanno telefonato dal paese, l’altro giorno: era il comune, già… - spiega la madre.

- e che volevano? – Chiede il figlio.

- noialtri già da tempo avevamo fatto la domanda, e ora chiedono se siamo ancora interessati al posto.

- ma di che posto stai parlando?

- e se siamo ancora interessati – fammi finire – l’affare è concluso. Aria buona, sole, e chi più ne ha…

- che c’entra l’aria buona e il sole… - lo interrompe la moglie.

- era per dire – fa il vecchio.

- tua sorella ha già accettato e pure il marito… - spiega convinta la vecchia.

 

Il figlio perplesso tira un’altra boccata e guarda i genitori.

 

- fornetto o cappella – chiarisce il padre – se anche tu accetti, prendiamo la cappella, altrimenti, ognuno di noialtri avrà il suo fornetto e tu rischi di rimanere senza.

 

Il figlio va alla finestra.

 

- be? Non sei contento di avere già un posto?

- a parte il fatto, papà, che trovarmi vicino a mio cognato anche dopo e per tutta l’eternità, non è una cosa che mi rallegra, però il problema è che…  non ci ho mai pensato, mi prendete alla sprovvista!

- che sarà mai – dice la madre – poi, tuo cognato si metterà vicino alla moglie, cioè, tua sorella…

- oh! Noi dobbiamo pensarci, sai… - insorge il padre – e poi, io qua non posso più fumare, non posso mangiare… morirò presto, se morto non sono già…

 

 

 

 

 

 

 

- adesso smettila di fare la vittima – fa la moglie – se vuoi campare bene ancora un po’…

- sentite: non lo so e non mi va di stare già a pensarci, ecco.

- come vuoi – fa il padre – era solo per fartelo sapere. Se non ti va, non ti va… ma poi, non lamentarti e non dire che non te l’avevamo fatto sapere...

 

- sentite: non ve la prendete, io preferisco non pensarci, ancora, ok?

 

I vecchi si guardano e rassegnati, annuiscono. Il figlio li saluta affettuosamente ed esce di casa. I due rimangono in silenzo e dalla finestra, lo guardano allontanarsi. Il marito si defila, la donna alza gli occhi.

 

- sta piovendo ancora...

 

Poi, si volta e sorprende il vecchio che tira via lo zucchero da un bigné.

 

- smettila con i dolci - urla.

- ah... - impreca lui - maledetto diabete!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

 

 

 

La mia prima volta.                      

 

Ero lì, quando arrivò. Mi ritempravo al reparto surgelati del supermercato di zona. Brutta cosa, Roma d'agosto. Dalle dieci alle diciotto l'unico posto confortevole è il reparto surgelati di un supermercato qualsiasi. Buffo? No, squallido, forse, ma umano, troppo umano …

Comunque, lei doveva arrivare, non poteva non venire. Dalle dieci alle diciotto, dicevo, doveva passare, non poteva essere in vacanza pure lei. I due sorveglianti del punto vendita, cominciavano a guardarmi sospettosi. Ero tra i pochi clienti che gironzolavano senza comprare nulla, l'unico che entrava e usciva. Già, una breve sigaretta e via, dentro ancora: i surgelati, la mia passione! Insomma, ero lì, quando arrivò. Non le avevo mai parlato prima, e mi avvicinai. Teneva una cartellina sotto il braccio. Le guardavo le mani e mi perdevo nei suoi capelli castani, impreziositi da ciocche bionde, quando cominciammo a chiacchierare.

Gli occhi, i suoi occhi color cobalto, erano zaffiri incastonati nel volto, e brillavano nella mia mente come neanche le stelle nelle notti più serene.                                                                                 

 

Lei mi raccontava di essersi diplomata all'istituto magistrale. Io ne fui terrorizzato, perché pensavo che fosse un qualcosa legato alla magistratura …                                                                              

 

Poi, improvvisamente, accadde un fatto inconsueto: usai il cervello. Compresi che lei era una maestra e mi tranquillizzai.

 

La ricorderò per sempre. Fu un'emozione intensa, capite?

 

Era la prima volta, che usavo il cervello.  

                                                                                                

                                                                                                                                                          

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

gdl: C’è poco da dire, il personaggio/autore si presenta piuttosto bene già dalla descrizione

che ci offre di se, che prepara la nostra mente ad accogliere la sua prosa tagliente.

Molto più realistico di quanto non possa inizialmente sembrare…

                                                 C.T.

 

 

 

Un nuovo testo pubblicato il 30/9/'03

 

 

Nick La Puzza caduto d'ottobre.

 

Storielle squallide di resistenza straordinaria.

 

 

di Enrico Mattioli. Ottobre, mese d'autunno. Cadono le foglie dai rami, ad ottobre, e cadono dagli alberi i rami insecchiti; anche, cadono i capelli dalla capoccia perché è tempo di castagne.

Personalmente, per essere in simbiosi con la natura, prima di ogni ottobre, preventivo quale io sono, programmo le mie cadute: cado dal letto, cado dal sonno, cado per strada e cado di stile.

 

Io credo che questo mese anonimo, abbia scelto la caduta come simbolo. Perché, riflettete, gente, sulla pensata del Nick: gennaio mese della befana; febbraio mese del carnevale; marzo mese dei cantori con i giardini di Battisti; aprile mese del pesce e del dormire; maggio mese napoleonico della fava e il pecorino; giugno mese di fine anno scolastico mentre luglio, è col bene che ti voglio … agosto, sole, vacanze e, tradimenti; settembre è il mese del capodanno virtuale, e persino i defunti, che pulsioni più non hanno, celebrano di novembre; dicembre, beh … è dicembre.

E le stagioni? Definirle mezze è già discriminante; delle due, poi, la primavera è stagione poetica per eccellenza, periodo degli amori e dei risvegli e delle fioriture, e momento in cui i colori tornano a rallegrarci le giornate. Tutto ciò è ostile nei confronti della stagione dai colori tenui e le sfumature sottili qual è l'autunno, che del resto, nulla può opporre all'estate da tutti attesa o al generale inverno, perché contro le armate, si sa, la ragion non vale … 

 

Cioè, se io fossi l'autunno, sarei contrariato, ma se fossi l'ottobre, sarei incazzato nero. Eppure, ottobre ha una sua dignità, una valenza ed identità precise perché funge da regolatore e moderatore dopo i ritorni ellittici di settembre, un po’ come i fiocchi di crusca per l'intestino …

 

In definitiva, Nick La Puzza partecipa compatto alla protesta del mese d'ottobre e del padre autunno, ed è favorevole alla caduta libera di foglie, radicali e forfora, rami insecchiti e, alle estreme conseguenze, di querce, pini e alberi secolari d'ogni tipo; che cadano pure pinete e pigne, e gli dèi dall'olimpo, se necessario, e poi il mondo e la terra. I governi. Ma, cazzo: tutta questa robaccia, proprio sulla mia macchina? 

 

 

 

 

 

 

Un nuovo testo pubblicato il 29/9/'03

 

 

 

Nick La Puzza rimandato a settembre.

 

Storielle squallide di resistenza straordinaria

 

di Enrico Mattioli - E' il due settembre. Torno dalle vacanze e nella cassetta della posta trovo un tagliando: è quello dell'assicurazione per la macchina, il pizzo più alto che debbo pagare. Ma non l'unico, anzi, è soltanto la prospettiva del mio ritorno. Dunque: gennaio e luglio sono le scadenze del mutuo per il monolocale di trentadue mq; febbraio ed agosto, quelle per la piscina rigonfiabile da quarantacinque mq; riporto solo per la cronaca, quelle di aprile ed ottobre per la lettiera del gatto (quanto costano le bestie, gente!); ci sono quelle di maggio e novembre per l'antifurto satellitare (installato inizialmente sulla macchina, e che io ho adattato sulla blindata e Dio se funziona!, nessuno s'avvicina alla mia porta); infine, quelle di giugno e dicembre per l'assicurazione sulla vita, una vita da finanziato!

Così, sto andando ancora rilassato all'agenzia, con i bermuda, la camicia azzurro mare e gli occhiali da surfista, tutto acquistato ai magazzini Foxy con la carta aurea ping - pong. Entro.

-         Salve sig. La Puzza, sono Valentina.

-         Bene - faccio alla bionda slanciata bella gnocca che ho davanti.

-         Controllando sull'almanacco, ho constatato che la sua auto non figura come 1300; ma, non risulta sul nostro computer come 1400. Perché?

-         Boh? - Chiarisco io alla bella gnoccolona.

-         La sua auto non risulta, mi capisce?

-         Mi rimborsate tutte le rate pagate?

-         Noooo … ma cosa ha capito? Noi abbiamo commesso un errore alla stipula del contratto, giacché sul suo libretto di circolazione risulta che l'auto è una 1349 cavalli.

-         Embè?

-         Lei deve pagare una penale.

-         Ma …

-         No, la prego non mi ringrazi. So bene che a settembre tutto ricomincia ed ognuno ha le proprie scadenze … ma ho pronta la soluzione per lei.

-         Embè?         

-         Mi ascolti: l'estate prossima lei non parta per le ferie, così al suo ritorno sarà lieto di regolare la pendenza con noialtri. Insomma, sig. La Puzza, lei è rimandato al settembre venturo: contento?

-         Grazie.

-         Ma si figuri …

 

Esco dall'agenzia e rifletto: settembre, capodanno. Questo sarebbe l'inizio?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un nuovo racconto di Enrico che conferma l'ottimo stile cui ci ha abituato  27\4\'03

 

 

Yoga & incesto.

 

di Enrico Mattioli

 

 

No, sono proprio avvilito … è andata, in un certo senso. Io l’avrò anche tradita, ma lei … una che fa il yoga non dovrebbe darci peso, no?

Dunque, mi faceva una testa tanto con questa teoria della reincarnazione; noi tutti siamo state altre persone in passato, ma potremmo anche essere stati animali. Oggi, siamo nei corpi nostri, ma non siamo i nostri corpi: noi siamo solo e soltanto coscienza. Allora, io, in tutta coscienza mia, sono pentito. Se una che fa il yoga, non capisce che è stato per un caso che il corpo mio – quindi non proprio io – s’è ficcato, accidentalmente o no, nel corpo di sua cugina (quando, invece, la coscienza mia era vicina a lei, molto vicina), significa che lei – con rispetto parlando – non capisce molto il yoga. Io, che il yoga non lo pratico, lo capisco tanto.

 

E’ così difficile, dico io?

 

Lei dice che adesso mi tradirà col suo maestro di yoga, il quale gli avrebbe fatto delle proposte. Allora è una rappresaglia?

 

Tutte queste teorie sull’armonia con gli altri …

 

Lei dice che proverà ad essere in armonia col maestro, ma tu dovresti essere in armonia con il tuo ragazzo, che sarei io. No, sono deluso, avvilito, perché tutto quello che lei riesce a vedere sono vendette e puntigli.

 

In definitiva, siamo tutti fratelli. E voi andreste a letto con vostro fratello? 

 

No, mi ha proprio deluso lei stavolta …  

 

 

 

 

 

 

Buone feste Nick La Puzza!

 

Storie squallide di resistenza straordinaria

 

 

- movimento unico –

 

E’ un Natale come tanti, ma una festa dovrebbe essere un’occasione speciale.

Fiocchi e stelle, luci intermittenti: queste strade mi fanno scappare lontano. Da solo. Come ficcare la testa dentro un secchio.

Conto i miei fiaschi e mi ubriaco di disastri. Quando ero piccolo, non immaginavo che oltre i camini ci fosse tutto ciò, polveri e fuliggini, ed altari irraggiungibili.

 

Vorrei non portare rancore, adesso che è Natale e avrei voluto porgere l’altra guancia. Ma avevo un ponte e due perni, e il mio cattolico dentista non era uno che faceva sconti.

 

Un giorno, accesi il televisore e trovai il canale criptato. Davano il Cristo che si cimentava col Vangelo, ma io non avevo la pay tv.

 

Incontrai i vecchi amici che mi fottevano i sogni, un anno che era Natale. Loro volevano offrirmi un caffè, suonando, cantando e rocckettando in nome di Gesù. Io davo ancora importanza al caffè e al bar ci andavo solo con chi volevo bene.

 

Non riuscii a perdonare la mia ex. Aveva fottuto il nostro amore. C’incontrammo casualmente una vigilia. Lei non era sola. Il suo nuovo amichetto era il mio collega del giornale, il capo redattore. Un giorno uscì l’edizione straordinaria, personalizzata, limitata per i limitati come me, con la notizia a caratteri cubitali. 

 

-         -         In nome di Dio, buone feste Nick La Puzza! – Fece lei.

-         -         Non salutarmi che sei finta! – Risposi. E mi girai di spalle. Io davo troppa importanza anche al semplice saluto.

 

 

La mia mamma mi ricorda che sono cattivo e non sono indulgente. Il mio papà sostiene che campo male e non so essere signore. E che per la scuola li ho fatti disperare. Non li ho fatti diventare nonni, come mia sorella. Eppure ci ho provato, ma io non riesco proprio a partorire.

   

Quando qualcuno ti fotte, c’è sempre un altro che ti raccomanda di non farti il sangue cattivo, altrimenti, peggiori. Aggiunge che la vita è bella così com’è, e sarebbe ingiusto cambiarla. Ognuno ha il destino che si merita e bisogna guardare soprattutto ai propri errori. C’è sempre chi ci rimette di più. Tocca usare la filosofia: dopo l’inverno arriva l’estate!

 

La gente, quando gli fa comodo, racconta che il Cristo morì di polmonite.

 

-         Col cappotto l’avrebbe scampata? - Domandavo alla mia ex.

-         No – rispondeva lei – ma avrebbe fatto una figura migliore, poveraccio …

 

 

Così passo il mio Natale da solo, al pub. S’avvicina uno sulla trentina. Indossa un cappotto di renna, rovinato o usato. Ha i capelli lunghi e lo sguardo penetrante.

 

-         Buone feste Nick!

-         Ciao. Come te la passi?

-         Porto con me tutto il peso del mondo …

-         Vuoi una birra?

 

Gli offro una sigaretta e restiamo a guardare il traffico, la gente frettolosa che passa sul marciapiede. Il locale è vuoto. Sono solo con questo tipo qua. La cameriera guarda con compassione, ma ci sono abituato. La gente pensa che io sia un emarginato, un disadattato, ma sono soltanto, non omologato.

 

 

  Nick La Puzza yeah yeah yeah!

 

Storie squallide di resistenza straordinaria

 

                                       

 

        

                 

di Enrico Mattioli

 

 

-         -         1° movimento –

E’ il venticinque dicembre e i parenti sono sloggiati, io non ho sonno e controllo la posta elettronica. C’è un messaggio: chi invia mele al mio indirizzo un quarto d’ora dopo l’avvento? Che il Salvatore navighi nel cyberspazio?

Lo escludo. Cioè, escludo che invii mele al mio indirizzo e non che navighi, anche perché Egli nel cyberspazio ci camminerebbe.

Chi spedisce mele a Nick La Puzza nelle prime ore del ventisei dicembre, comunque, deve essere una persona particolare.

 

 

- 2° movimento -

Aprire o non aprire? Già, ma perché non aprire? Apro.

 

ciao. navigavo sul sito tal dei tali ed ho letto i tuoi racconti. non so se mi risponderai…sei bravissimo, mi fai morir dal ridere. complimenti. è il venticinque dicembre oggi, e di divertente in giro c’è molto poco. ma i tuoi racconti …diooo che risate!!!

ho già memorizzato il sito tra i miei preferiti, e tu, mio caro nick, sei già il mio preferito!

spero che leggerai la mia e-mail fino in fondo.

 

Risposta. ciao. come vedi ho letto la tua e-mail fino in fondo. grazie per i complimenti.

ps. ma non hai nulla da fare il giorno di natale che leggere i miei racconti?    

 

 

Chiudo il collegamento. Un’ammiratrice. La mia prima ammiratrice, voglio dire. Sarà uno scherzo di qualche amico? No è impossibile, con Nick La Puzza non si scherza. Anche perché io non ho amici.

 

Una fan del Nick, dunque. Yeah! Yeah! Yeah!

 

Calma. Sono il suo autore preferito. Devo mantenere un tono da star. Cioè, distaccato. Gentile ma lontano, senza coinvolgimento, come se fosse usuale per me ricevere attestati di stima. Distaccato, dunque …yeah.

 

-          -          3° movimento –

Resto impalato allo schermo ed attendo la replica, yeah. Non risponde, fuck. Sono il suo autore preferito. Oh my God, my sweet Lord, ho delle responsabilità adesso. E la tipa non risponde.

 

Eccola! Yeah!

 

leggevo i tuoi racconti perché …non lo so. ma anche tu, se leggi le mie e-mail, non hai nulla da fare …per caso sei un po’ sfigato?

 

Sfigato io? Ho l’unica ammiratrice perspicace e maleducata, un cocktail micidiale ... e dire che sono il suo preferito!

 

Telefono al mio editore, il direttore del sito.

 

-         -         Ciao, Nick. Come te la passi?

-         -         Yeah! Credi che io sia sfigato?

-         -         Tu? E chi lo dice?

-         -         Oh God! Ah ah … sai,  una lettrice.

-         -         Una lettrice?

-         -         Yeah! Mi ha letto sul sito, sostiene che io sia il suo autore preferito, così io gli ho detto: hey baby non hai un cazzo da fare il giorno di Natale che leggere i miei racconti? E la baby mi ha risposto che se io chatto con lei il giorno di Natale, devo essere uno sfigato. Capisci tu, ah, ah, ah, very find, you know, ah, ah, ah …

-         -         Che cazzo ridi, Nick?

-         -         Why?

-         -         Coglione, sei un coglione!

-         -         Chi, io?

-         -         Ci sono coglioni dalle tue parti?

-         -         Beh, ora no, ci sono solo io nella stanza e …

-         -         Appunto. Ascolta Nick: a me non piace che i visitatori del sito che dirigo, pensino che io pubblichi autori sfigati.