FABRIZIO CONIGLIO

 

 

tre interessanti racconti pubblicati il 9/10/'03 

 

"LORENZA"

 

 

Tra le storie d'amore più travagliate che il mondo ricordi viene annoverata la vicenda tra Lorenza Respighi e Emiliano Dè Renzi, nobili nella Siena del '600.

I Respighi e i Dè Renzi erano due antichissime famiglie senesi note alle cronache del tempo per la vicinanza di sentimenti e la concordia che li univa. Rappresentavano le contrade rispettivamente del Nibbio e del Falco. Durante il palio d'agosto non era raro che i due fantini  delle succitate contrade cavallerescamente corressero sullo stesso baio per suggellare in maniera (forse fin troppo) evidente quale armonia regnasse tra le due notabili famiglie.

 Nessuna nube pareva increspare il loro orizzonti. Quando per i due primogeniti, Lorenza ed  Emiliano, scoccò l'età per contrarre matrimonio, Siena attese la data delle nozze tra i due rampolli con la serenità con cui s'attende la vecchiaia dopo una vita priva di vizi.

Ma la data delle nozze era sempre rinviata. Ascoltando il volgo, Emiliano non era minimamente corrisposto da Lorenza nonostante la "ragion di stato" premesse quotidianamente sul selvaggio cuore di lei. In gioco erano, oltre alla concordia descritta, anche numerosi campi e boschi attorno alla città, filari di vigne e armenti, un casale addossato sulla vallata "dè Supra" e molti fiorini di contorno. I due rampolli avrebbero ricevuto come regali di nozze una valore pari alla metà della ricchezza di tutti i senesi. La dote che il conte Respighi avrebbe dovuto riconoscere ad Emiliano, inoltre, era stata dispensata grazie al rapporto di amicizia tra le famiglie ed  era un'occasione per l'oculato conte che certo non poteva essere dispersa solo per le bizze di una figlia tanto bella quanto irrispettosa.

 Non è dato sapere con certezza se le finanze dei Respighi fossero mal conciate, ma è lecito supporlo. Si organizzò davvero l'impossibile per aprire il cuore di Lorenza. Le corazze più lucenti o le romanze d'amore più belle non sortivano alcun effetto sotto il  balcone di lei, le lacrime supplicanti delle nobildonne la lasciavano indifferente, le raccomandazioni del Vescovo cadevano nel vuoto e per quanto Siena tutta tentasse di convincerla, Lorenza pensava che la giovinezza appartenesse a lei soltanto e che andasse condivisa con la persona che avrebbe liberamente scelto. Alcuni notabili attorno ai Dè Renzi, volendo rendere la pietanza dal sapore più piccante, instillarono il dubbio che l'antica amicizia con i Respighi dovesse essere rivista perché l'affronto di una donna che rifiuta l'amore del loro rampollo poteva costituire un marchio indelebile sull'onore dell'antica casata.

Così, macerato dalla sottile brezza del dubbio malevolo, per la prima volta il Conte Dè Renzi, in occasione del Palio, non permise che il fantino del Nibbio corresse sullo stesso cavallo del Falco.

Gareggiò , per la prima volta nella storia della gara, un nobile. Emiliano Dè Renzi. Non fu facile convincere il rampollo a dedicare una vittoria all'amata ma un ulteriore tentativo andava fatto per far breccia nel cuore di lei.  Lorenza, affacciata sul balcone con vista sulla piazza, con sguardo annoiato s'impose  di apprezzare quel disperato gesto d'amore nei suoi confronti.

Il cavallo montato da Emiliano era certamente il più dotato tra gli altri, personalmente scelto dal Conte padre per spingere il figlio verso l'alloro del vincitore ma, al tempo stesso, nervoso e poco incline ai comandi.

Siena trattenne il fiato. Ben comprendeva che Emiliano correva non solo per far vincere la sua contrada ma per una mercede ben più alta.

La partenza fu finalmente data. Alla prima curva destrogira il baio nero di Emiliano preso da indomabile foga scartò versò sinistra. Come onda che viene travolta dalle onde che seguono, così Emiliano fu travolto da tre contrade scalpitanti e venne scagliato in mezzo ai senesi. Un boato scosse la piazza, tanto che le cronache di allora non ricordano nemmeno chi fosse il vincitore del 1598. Anche Lorenza scattò in piedi, sorprendentemente preoccupata.

Emiliano riportò gravi fratture diffuse con perdita di conoscenza per vari giorni. Si temette il peggio.

 Non è raro nelle donne che la pietas sostituisca il suggerimento del cuore. E così avvenne per Lorenza. Si sposarono nel Duomo di Siena il 5 agosto 1599.  

I violenti colori dell'estate volgevano ai toni pastello dell'autunno e tacevano i grilli. Ma iniziarono a udirsi le chiacchiere dei senesi sul mancato arrivo dell'erede tanto atteso dai rispettivi con  suoceri.

Non senza ostinata ritrosia da parte di Emiliano illustri professori giunsero infine da Firenze, sul far dell'inverno, visitando per molti giorni l'illustre paziente. Decretarono, al termine del prolungato consulto, che l'"impossibilitas coeundi" fosse dovuta allo "sfasamentum sensorum occipiti dextri" provocato dallo sfortunato Palio. Tale spiacevole menomazione poteva però essere temporanea.

Con tali fragili speranze il Conte padre s'affacciò al nuovo anno.

"Se l'erede non arriva, non gli è certo per una caduta dal baio, suvvia!." Così Siena ribatteva ai dottori e nulla come un consulto medico che doveva rimanere tanto segreto spiccò più facilmente il volo. Così plana e atterra, volteggia e s'inarca, scende e risale, e tanto l'estensione alare s'amplia quanto il vento della maldicenza rinforza.

Era logico attendersi il peggio. Ed di lì a poco, nel mezzo di una cena tra rispettivi sostenitori delle due casate, un servitore che aveva canzonato la virilità di Emiliano fu accoltellato da un cugino dei De'Renzi. Di contro canto era sbeffeggiate le virtù di Lorenza, "amante di tutti fuorchè di Emiliano" contro i cui mottetti s'affaticarono i fratelli di lei scazzottandosi con alcuni amici stretti di Emiliano. Prima che la situazione potesse completamente sfuggire di mano e rovinare a valle, i due anziani padri decisero di incontrarsi segretamente in uno sperduto casolare. Per far tacere Siena occorreva un erede facendo recuperare la virilità perduta ad Emiliano. Risolsero di invitare il più grande esperto di quei tempi, il Professor Wagstaff di Lubecca e amichevolmente si congedarono ma nei loro cuori due strategie diverse affiancarono la scienza.

Il Conte De' Renzi chiamò a Siena il nipote Alfredo, cugino di Emiliano, capitano di ventura, il cui valore andava esattamente diviso tra talami nuziali e campi di battaglia. Era il parente che alle cene di Natale non era mai invitato ma era perfetto per salvare l'onore della casata. La sua missione, piuttosto facile considerate le sue "cicatrici" di guerra, era quella di sostituire nottetempo  Emiliano nel talamo nuziale e di sparire, poi, per dar modo al legittimo consorte di rientrarvi. L'inconsapevole conte non poteva immaginare che il con suocero Respighi, a propria volta inconsapevole dell'altrui strategia, aveva invitato a Siena una sua giovine conoscenza, Donna Sara,  abile nel risvegliare sopite emozioni anche in attempati cavalieri. Non è dato sapere se l'anziano conte si fosse fidato del suo personale giudizio o avesse avuto solo ottime referenze. La donna avrebbe dovuto, sempre nottetempo, infilarsi nel letto accanto ad Emiliano fingendosi Lorenza. Lorenza, "obtorto collo", dovette accettare. E così, nel bel mezzo della notte, sia Lorenza che Emiliano, badando di scivolare dal letto senza farsi sentire dall'altro, si chiudevano in due stanze diverse, attendendo.. Quindi il capitano di ventura e Donna Sara s'incontravano, inconsapevolmente convinti di dover salvare onori altrui.

Grazie alle loro "virtù" dei sostituti, le solitudinarie permanenze di Emiliano e Lorenza nelle loro stanze segrete si prolungavano quasi fino all'alba. Dopo un mese di focosi incontri notturni Alfredo, progettò di rapire "Lorenza" Sara anche se ciò l'avrebbe definitivamente fatto finire sulla forca. E Sara, stupita da questa sconvolgente passione fu ben lieto di fuggire con "Emiliano" Alfredo anche se ciò avrebbe comportato la lapidazione. La fuga dei due innocenti fedifraghi avvenne di notte. E nessuno mai li cercò o li inseguì tanto che ciò li stupì molto. Le cronache non dicono quanto tempo impiegarono per capire il qui pro quo o se mai lo intuirono.

Emiliano e Lorenza, senza essere messi al corrente della fuga dei loro "gemelli", per molto tempo ancora dormirono metà delle notti separati.

Il Professor Wagstaff, dopo intere settimane di approfondite analisi tornò a Lubecca senza aver reso un parere definitivo. L'erede infine arrivò.

Ed ai  due vecchi Conti, finalmente felici, non importò poi molto  se il loro amato (e soprattutto unico) nipotino avesse occhi azzurri e capelli biondi, biondi come i bambini di Lubecca. 

 

 

 

Fabrizio Coniglio

 

 

 

 

 

"COTTON PARADISE"

 

Forse sarà sufficiente, per commuoverla, che io le canticchi la prima strofa di una vecchia ma bellissima canzone… "If you should love me, i can stop the rain, if you.." la la la….

Sono certo che, da qualche parte nel suo cuore, riposi quel motivetto, al riparo dalla polvere del tempo. Sbaglio, caro Dott.Maf ?                        

I nostri pazienti lettori sappiano che il nostro ufficio, tanti anni fa, era il "Cotton Paradise" a South Brooklin, locale talmente fumoso che i raggi del sole si ferivano per poter farsi strada lì dentro. Dalle sette della mattina potevate trovarci  seduti ad un tavolino del retrobottega con la testa china su due vecchie Remington a confezionare l'unica spazzatura che il "Brooklin Cronicle" aveva voglia di pubblicare: morti, risse, divorzi, qualche commento sul baseball. Il redattore capo ci aveva messo alla prova: due dollari ad articolo, una risma di carta al mese, due vecchie macchine da scrivere che nemmeno la redazione voleva usare più. Ma l'ufficio era a carico nostro. E l'unico ufficio adeguato alle nostre finanze era il "Cotton Paradise" . Ci voleva davvero bene il titolare, il vecchio Nilus Roach, buono come i neri d'America sanno essere con chi sta peggio di loro. Non avemmo mai la sensazione di costituire un fastidio  perché il suo locale raggranellava qualche dollaro soprattutto la notte. Anzi, quel concerto di picchi forse gli faceva addirittura compagnia. Era sufficiente che non lo guardassimo mentre asciugava i bicchieri con lo stesso straccio usato per pulire prima il bancone.

 "Due birre, Nilus".. e lui con quel sorriso bianchissimo: "Ragazzi ricordatevi, quando sarete al Washington Post,  di scrivere un articolo su di un vecchio negro mandato in fallimento per colpa dei debiti di due giornalisti yankee!"…

In certe giornate, caro Dott. Maf, quando la Remington si inceppava più  frequentemente del solito, vestiva davvero una faccia da funerale di terza categoria.

 "Su, perché quelle facce? Il vostro Nilus suonerà una sua vecchia canzone per due grandi giornalisti incompresi… Lilibeth, stai al bancone perché ora il tuo vecchio deve distrarre un po' i suoi affezionati avventori"..

E magicamente qualche raggio di sole in più filtrava nel fumoso Cotton Paradise quando Nilus si sedeva al piano, un vecchio Bosendorf dai tasti ingialliti.…"If you should love me…i can stop the rain…" Mi piaceva molto quella canzone, e mi divertiva sentirlo cantare.

E più eravamo tristi  più Nilus cantava bene, magari  con la moglie come controcanto.  Anche qualche poliziotto si sedeva ad ascoltare, con la scusa d' esser lì per un controllo e senza mai togliersi il berretto. Guai se imprudentemente chiedevo alla guardia assorta nella musica qualche notizia da eternare sui nostri fogliacci; costui, per tutta risposta portava eloquentemente l' indice sulle labbra perché anche i poliziotti stessi passavano spesso giornate "no".

 "E' una gran bella fottuta canzone, Nilus !" diceva Lilibeth a fine esibizione…."Sai essere sboccata e gentile al tempo stesso, moglie… Che il Signore ti abbia in gloria" .

Era davvero una gran bella canzone. Credo che sua moglie avesse ragione quando insisteva che  dovesse essere una donna giovane a cantarla, in grado di sfruttare tonalità più alte. "Falla cantare a Rosy, ha una bella vocina!" Il pomeriggio non ci vedeva molto impegnati e così assistemmo ad un singolare "provino". Rosy era la giovane nipote di Vince Carmelo, boss di South Brooklin. Qualcuno tra i "bravi ragazzi" aveva suggerito amichevolmente al vecchio Nilus di assumerla come cameriera. Tre grosse automobili nere accostarono.

Ne discesero quindici persone che circospette si guardavano attorno; due di esse ispezionarono il locale senza badare a noi. Una volta uscite fecero un cenno come per dire "qui è tutto okay" ed aprirono finalmente lo sportello della seconda macchina.

 Era Vince Carmelo in persona. La leggenda voleva che quando Vince Carmelo andava a visitare qualcuno, la sorte di molte persone stava per cambiare. "Sei tu Nilus Roach, vero? Bel locale!

Sarebbe corretto dire che Nilus fosse sbiancato in volto? Ci andò molto vicino..

"Buongiorno Mister Carmelo…" smise di asciugare i bicchieri, mentre sua moglie con un maldestro inchino si ritirò in cucina.

Proseguì Carmelo, sibilando.. "Si dice in giro che vorresti far cantare mia nipote…" Alzò improvvisamente il tono  "nessuno canta nella nostra famiglia, dovresti saperlo! Prima di parlarne con Rosy avresti dovuto informare il mio luogotenente Nick Rosini, conosci le nostre regole, no? "

Nilus, tremante, abbassò il capo riuscendo a proffeire due parole: "Lo so, ma non fu una mancanza di rispetto nei suoi confronti…anzi...credo che sua nipote abbia una bella voce, tutto qui…"

Carmelo inspirò profondamente e continuò "Io voglio dare sempre una possibilità alle persone anche se lo sgarbo c'è, vecchio…la  nipote di un boss che canta una canzone di un negro, s'è mai sentito?" I suoi uomini non avevano capito se fosse una battuta o meno e scelsero di non ridere. "Ma ora sono qui e voglio sentir cantare la mia Rosy…bada, però, se la canzone è n'u cesso tu finisci a provare le nuove scarpe di cemento". Ed i suoi uomini accennarono un sorriso…"Chiama mia nipote e mettiti al pianoforte!"

Nilus ci apparve come il condannato a morte cui è stata data l'ultima chance. Era ovvio che se la canzone non fosse piaciuta, saremmo stati uccisi anche noi, come "pubblico" scomodo.

 Nick Rosini sbarrò le porte del locale. Rosy iniziò la canzone.

Lilibeth aveva fortunatamente avuto fiuto; la canzone di Nilus ben si sposava con le alte tonalità. Al termine dell'esecuzione tutti guardarono il boss…"Vorrei ascoltarla ancora" fece imperscrutabile…La suonarono cinque o sei volte. L'ultima esecuzione strappò l'applauso a due terrorizzati cronisti. Ma anche Vince, dopo, applaudì. E poi i suoi uomini.

Lei, Dott.Maf mi confidò d'aver visto commosso per un attimo il pericoloso zio di Rosy ed io le credo, perché era davvero una fottuta bella canzone e cantata benissimo.  Il boss sussurrò due parole al suo luogotenente che si impossessò dello spartito.

 Vince Carmelo fissò negli occhi Nilus e sibilò: "E' proprio vero.. la buona musica allunga la vita…Come si chiama questa canzone?"  balbettando rispose "If..if..sho..lo lo ve me"…Il boss fece una smorfia e concluse il dialogo così: "Rosy, ecco il titolo…Addio vecchio"

Dopo alcuni mesi la canzone "Rosy" era il disco più venduto in America e Nilus era invece il nero più arrabbiato d'America..

"Io sono qui a marcire in questa fogna e i mafiosi fanno milioni di dollari con la mia musica" .

Cercammo di consolarlo "Se fosse stata una brutta canzone, Nilus, tu e noi due avremmo come amici i pesci della baia, non dimenticarlo mai…"

Ma il nostro amico non si dava pace. Stava scendendo la sera quando mi imbattei nel suo sguardo obliquo, Dott.Maf. Per abitudine riconosco da certe sue espressioni che qualcosa sta per succedere.

 "Nilus, hai ancora una spartito della tua canzone ?" fece lei. Nilus trasalì "certo che ce l'ho..e allora?"

"Tu sei l'autore e  puoi provarlo perchè noi testimonieremo per te! Possiamo batterli! Il reato ha un nome: plagioed è sempre meglio di niente...A Chicago hanno arrestato ieri Al Capone per evasione fiscale!"

A me sembrò pazzesco sfidare la mafia ma Nilus m'apparve come uno schiavo che s'affranca dalle catene…Urlò : "Fantastica idea, Dott.Maf ! Voi scriverete un articolo e lo porterete al Washington Post mentre io corro all'FBI…Lilibeth, il cappello!"

 Avremmo avuto d'ora in poi un vero ufficio in un vero giornale o la baia di New York come redazione?  Non trova curioso il fatto, caro Dott. Maf, che le nostre vecchie Remington non s'incepparono mai mentre scrivevamo quello splendido articolo?

Il redattore capo del Washington Post ci apostrofò dicendo che non avrebbe mai assunto due "linotipisti" del "Brooklin  Cronicle" a patto che…"nella busta che tenete in mano non ci sia del materiale maledettamente buono"…Il redattore trasecolò, pagina dopo pagina…"Okay, siete assunti".

Nilus nel frattempo era stato ben nascosto dall' FBI, assieme alla moglie, in un cottage del New Empshire.

Nella sala riunioni dell' Hotel Plaza i capi di Cosa Nostra attorno ad un tavolo pendevano dalle labbra di Vince Carmelo.. "Non c'è nulla di cui preoccuparsi." fece lui levandosi in piedi. Sempre con la proverbiale sicumera infilata all'occhiello della giacca "i ragazzi dell' Idaho sanno dove tengono i due negri e dove vivono quei due giornalisti bastardi a Washington…pertanto non c'è problema.." Sprofondò nella poltrona, con la stessa faccia di chi ha chiuso una pratica e vuole passare ad occuparsi d'altro.

 Ma si alzò Sam Panucci, nuovo boss di Chicago, chiedendo la parola…:" Credo di poter parlare a nome di tutti i tuoi colleghi… noi tutti siamo venuti qui per capire se hai davvero scopiazzato un motivetto da un negro bastardo…Non sarebbe da uomini d'onore! E qualcuno dei tuoi uomini confermerebbe questo nostro sospetto.. A Palermo sono nervosi; che figura di min…ci stai facendo fare al di qua dell'Atlantico? Un siculo che copia la musica da un africano, eh? Credo dovresti pensare anche un po' a noi, non credi…al nostro onore…fai la cosa giusta Vince Carmelo…" La pratica era stata riaperta.

La notizia del suicidio di Vince Carmelo nella toilette del Plaza fece il giro dell'America e qualcuno dei bravi ragazzi, per farci capire che non ce l'avevano più con noi due, ci regalò la succosa notizia prima degli altri cronisti. Vince aveva scritto un'ammissione di plagio prima di spararsi alle tempie e potemmo anche dare un'occhiata a quel foglietto, ovviamente prima di altri colleghi.

C'era qualcuno più famoso di noi, al Washington Post?

 Nilus non volle che saldassimo i debiti con lui perché i diritti d'autore sulla canzone l'avevano reso ricco. Trasferì il "Cotton Paradise" sulla Fifth Avenue e la clientela era davvero più selezionata.

Ma ricorda la sera di qualche mese dopo? Alla radio stavano trasmettendo  proprio la canzone di Nilus quando lui ci fece visita…"Posso entrare? Bella casa e che bel caminetto…offrireste un wiskey ad un vecchio amico?" Lo facemmo accomodare subito, intuendo che non fosse una visita indolore. "Beh, ragazzi" dopo aver bevuto tutto d'un fiato "c'è una cosa qui dentro che non mi fa dormire"… "Che c'è in quella busta, Nilus?" Feci io.

"Uno spartito"….Bevve tutto in un sorso.

"E allora?" incalzai…Linus deglutì "Che ne direste di scrivere  un altro straordinario articolo sul vero autore di una  canzone?"

"Da chi l'hai copiata?" fece Lei impallidito..Il vecchio Nilus le consegnò la busta…la canzone era stata scritta da un certo Sal Bernardino, arrestato due anni prima, parente di Vince Carmelo e frequentatore assiduo del bar di Nilus e del suo pianoforte".

"Avete dell'altro wiskey?"

Io e lei rimanemmo senza fiato. Il caminetto emanava una luce calda.

Ci sembrò una buona idea rinfocolare la fiamma con una bella canzone.

 

 

 

 

 

 

 

Fabrizio Coniglio

" OTIS B.DRIFTWOOD"

 

 

"Non è fondamentale comprendere il significato della vita ma capire se ci si è tagliati". Era il suo aforismo più conosciuto. Il professor Driftwood mi squadrò da cima a piedi nascondendo il suo acutissimo sguardo dietro spesse lenti. Forse gli piacqui perché mi invitò subito ad accomodarmi. Il suo salotto diceva tutto di lui, parlava dei suoi interessi, delle passioni e della enciclopedica cultura, a giudicare dagli scaffali che parevano crollare sotto il peso dei libri. Non era stato facile ottenere un appuntamento. Sapevo che non gradiva i giornalisti ma un buon amico in comune facilitò le cose e così mi trovavo finalmente seduto di fronte al grande filosofo. Avevo mille domande da porgli ma l'affettazione mi prosciugò quasi tutto il coraggio. "Grazie per avermi ricevuto, professore. E' davvero un momento molto speciale..per me".Driftwood annuì sorridendo con lievità. Continuai, cercando a fatica le parole.."Sono totalmente affascinato dalla sua teoria della dinamica approcciva.. se esiste davvero… vorrei riuscire a spiegarla anche ai miei lettori..So di chiederle moltissimo". Annuì ancora e poi sentenziò "La dinamica approcciva spiega i fenomeni relazionistici tra uomo e donna, utilizzando un metodo matematico..vado troppo veloce?" Prendevo appunti e non mi perdevo una virgola di quanto diceva. Feci cenno di continuare. "Dall'alba dell'uomo ci poniamo l'interrogativo se lui e lei sono relazionalmente e biologicamente compatibili, una volta accoppiati. Bene, ora lo sapremo subito, con questa equazione " . Trasecolai. Mi cadde la matita dalla mano. "Allora, secondo i suoi studi, riusciremmo a capire subito se una coppia funzionerà o meno?" La mia aria stupita lo divertì. "E' proprio quello che ho detto, ragazzo mio". Si alzò e scribacchiò alla lavagna. Non riuscivo quasi a riportare quanto scriveva tanto ero emozionato.

In sintesi, ecco la formula rivoluzionaria:

 

DA =  EMD(80)     x   EMM(75)   =   Y   x  EM    x  RAU  = coefficiente base

             ED                       EU                        100         RAD

dove DA  misura il coefficiente relazionale di successo di coppia,

dove EMD sta per età media della donna,

dove ED    sta per età della donna interessata,

dove EMM  sta per  età media dell’uomo,

dove EU sta per età dell’uomo interessato,

e dove Y x EM (età media menopausa) / 100 = coefficiente iniziale di soddisfazione,

dove RAU sta per reddito annuo uomo,

dove RAD sta per reddito annuo donna,

Il coefficiente "base"  anticipa in via probabilistica il successo della

 relazione  (da 0 a 9 ). 

 

Stava davanti a me, umile cronista, dispiegato il mistero relazionale. Una volta divulgato l'umanità avrebbe forse compiuto una accelerazione pari alla scoperta della ruota. Mi chiedevo perché tutta questa fortuna fosse capitata a me. Lo scoop fu di enormi proporzioni. Catapultai il professore all'attenzione della comunità scientifica. Sfiorò il premio Nobel. La mia firma stava spesso in prima pagina ed il mio stipendio al giornale ne trasse enormi benefici. Ma l'aumento servì a pagare alimenti più salati alla mia ex moglie convinta dall'equazione "approcciva" che tra noi tutto era sbagliato fin dall'inizio.