FABRIZIO
CONIGLIO
tre
interessanti racconti pubblicati il 9/10/'03
"LORENZA"
Tra le storie d'amore più
travagliate che il mondo ricordi viene annoverata la vicenda tra Lorenza
Respighi e Emiliano Dè Renzi, nobili nella Siena del '600.
I Respighi e i Dè Renzi erano
due antichissime famiglie senesi note alle cronache del tempo per la vicinanza
di sentimenti e la concordia che li univa. Rappresentavano le contrade
rispettivamente del Nibbio e del Falco. Durante il palio d'agosto non era raro
che i due fantini delle succitate
contrade cavallerescamente corressero sullo stesso baio per suggellare in
maniera (forse fin troppo) evidente quale armonia regnasse tra le due notabili
famiglie.
Nessuna nube pareva increspare il loro orizzonti. Quando per i due
primogeniti, Lorenza ed Emiliano,
scoccò l'età per contrarre matrimonio, Siena attese la data delle nozze tra i
due rampolli con la serenità con cui s'attende la vecchiaia dopo una vita priva
di vizi.
Ma la data delle nozze era
sempre rinviata. Ascoltando il volgo, Emiliano non era minimamente corrisposto
da Lorenza nonostante la "ragion di stato" premesse quotidianamente
sul selvaggio cuore di lei. In gioco erano, oltre alla concordia descritta,
anche numerosi campi e boschi attorno alla città, filari di vigne e armenti, un
casale addossato sulla vallata "dè Supra" e molti fiorini di
contorno. I due rampolli avrebbero ricevuto come regali di nozze una valore
pari alla metà della ricchezza di tutti i senesi. La dote che il conte Respighi
avrebbe dovuto riconoscere ad Emiliano, inoltre, era stata dispensata grazie al
rapporto di amicizia tra le famiglie ed
era un'occasione per l'oculato conte che certo non poteva essere
dispersa solo per le bizze di una figlia tanto bella quanto irrispettosa.
Non è dato sapere con certezza se le finanze dei Respighi fossero
mal conciate, ma è lecito supporlo. Si organizzò davvero l'impossibile per
aprire il cuore di Lorenza. Le corazze più lucenti o le romanze d'amore più
belle non sortivano alcun effetto sotto il
balcone di lei, le lacrime supplicanti delle nobildonne la lasciavano
indifferente, le raccomandazioni del Vescovo cadevano nel vuoto e per quanto
Siena tutta tentasse di convincerla, Lorenza pensava che la giovinezza
appartenesse a lei soltanto e che andasse condivisa con la persona che avrebbe
liberamente scelto. Alcuni notabili attorno ai Dè Renzi, volendo rendere la
pietanza dal sapore più piccante, instillarono il dubbio che l'antica amicizia
con i Respighi dovesse essere rivista perché l'affronto di una donna che
rifiuta l'amore del loro rampollo poteva costituire un marchio indelebile
sull'onore dell'antica casata.
Così, macerato dalla sottile
brezza del dubbio malevolo, per la prima volta il Conte Dè Renzi, in occasione
del Palio, non permise che il fantino del Nibbio corresse sullo stesso cavallo
del Falco.
Gareggiò , per la prima volta
nella storia della gara, un nobile. Emiliano Dè Renzi. Non fu facile convincere
il rampollo a dedicare una vittoria all'amata ma un ulteriore tentativo andava
fatto per far breccia nel cuore di lei.
Lorenza, affacciata sul balcone con vista sulla piazza, con sguardo
annoiato s'impose di apprezzare quel
disperato gesto d'amore nei suoi confronti.
Il cavallo montato da Emiliano
era certamente il più dotato tra gli altri, personalmente scelto dal Conte
padre per spingere il figlio verso l'alloro del vincitore ma, al tempo stesso,
nervoso e poco incline ai comandi.
Siena trattenne il fiato. Ben
comprendeva che Emiliano correva non solo per far vincere la sua contrada ma
per una mercede ben più alta.
La partenza fu finalmente data.
Alla prima curva destrogira il baio nero di Emiliano preso da indomabile foga
scartò versò sinistra. Come onda che viene travolta dalle onde che seguono,
così Emiliano fu travolto da tre contrade scalpitanti e venne scagliato in
mezzo ai senesi. Un boato scosse la piazza, tanto che le cronache di allora non
ricordano nemmeno chi fosse il vincitore del 1598. Anche Lorenza scattò in
piedi, sorprendentemente preoccupata.
Emiliano riportò gravi fratture
diffuse con perdita di conoscenza per vari giorni. Si temette il peggio.
Non è raro nelle donne che la pietas sostituisca il suggerimento
del cuore. E così avvenne per Lorenza. Si sposarono nel Duomo di Siena il 5
agosto 1599.
I violenti colori dell'estate
volgevano ai toni pastello dell'autunno e tacevano i grilli. Ma iniziarono a
udirsi le chiacchiere dei senesi sul mancato arrivo dell'erede tanto atteso dai
rispettivi con suoceri.
Non senza ostinata ritrosia da
parte di Emiliano illustri professori giunsero infine da Firenze, sul far
dell'inverno, visitando per molti giorni l'illustre paziente. Decretarono, al
termine del prolungato consulto, che l'"impossibilitas
coeundi" fosse dovuta allo "sfasamentum
sensorum occipiti dextri" provocato dallo sfortunato Palio. Tale
spiacevole menomazione poteva però essere temporanea.
Con tali fragili speranze il
Conte padre s'affacciò al nuovo anno.
"Se l'erede non arriva, non gli è certo per una caduta dal baio,
suvvia!." Così Siena ribatteva ai dottori e nulla come un consulto
medico che doveva rimanere tanto segreto spiccò più facilmente il volo. Così
plana e atterra, volteggia e s'inarca, scende e risale, e tanto l'estensione
alare s'amplia quanto il vento della maldicenza rinforza.
Era logico attendersi il peggio.
Ed di lì a poco, nel mezzo di una cena tra rispettivi sostenitori delle due
casate, un servitore che aveva canzonato la virilità di Emiliano fu
accoltellato da un cugino dei De'Renzi. Di contro canto era sbeffeggiate le
virtù di Lorenza, "amante di tutti
fuorchè di Emiliano" contro i
cui mottetti s'affaticarono i fratelli di lei scazzottandosi con alcuni amici
stretti di Emiliano. Prima che la situazione potesse completamente sfuggire di
mano e rovinare a valle, i due anziani padri decisero di incontrarsi
segretamente in uno sperduto casolare. Per far tacere Siena occorreva un erede
facendo recuperare la virilità perduta ad Emiliano. Risolsero di invitare il
più grande esperto di quei tempi, il Professor Wagstaff di Lubecca e
amichevolmente si congedarono ma nei loro cuori due strategie diverse affiancarono
la scienza.
Il Conte De' Renzi chiamò a
Siena il nipote Alfredo, cugino di Emiliano, capitano di ventura, il cui valore
andava esattamente diviso tra talami nuziali e campi di battaglia. Era il
parente che alle cene di Natale non era mai invitato ma era perfetto per
salvare l'onore della casata. La sua missione, piuttosto facile considerate le
sue "cicatrici" di guerra, era quella di sostituire nottetempo Emiliano nel talamo nuziale e di sparire,
poi, per dar modo al legittimo consorte di rientrarvi. L'inconsapevole conte
non poteva immaginare che il con suocero
Respighi, a propria volta inconsapevole dell'altrui strategia, aveva invitato a
Siena una sua giovine conoscenza, Donna Sara,
abile nel risvegliare sopite emozioni anche in attempati cavalieri. Non
è dato sapere se l'anziano conte si fosse fidato del suo personale giudizio o
avesse avuto solo ottime referenze. La donna avrebbe dovuto, sempre nottetempo,
infilarsi nel letto accanto ad Emiliano fingendosi Lorenza. Lorenza, "obtorto collo", dovette accettare.
E così, nel bel mezzo della notte, sia Lorenza che Emiliano, badando di
scivolare dal letto senza farsi sentire dall'altro, si chiudevano in due stanze
diverse, attendendo.. Quindi il capitano di ventura e Donna Sara
s'incontravano, inconsapevolmente convinti di dover salvare onori altrui.
Grazie alle loro
"virtù" dei sostituti, le solitudinarie permanenze di Emiliano e
Lorenza nelle loro stanze segrete si prolungavano quasi fino all'alba. Dopo un
mese di focosi incontri notturni Alfredo, progettò di rapire
"Lorenza" Sara anche se ciò l'avrebbe definitivamente fatto finire
sulla forca. E Sara, stupita da questa sconvolgente passione fu ben lieto di
fuggire con "Emiliano" Alfredo anche se ciò avrebbe comportato la
lapidazione. La fuga dei due innocenti fedifraghi avvenne di notte. E nessuno
mai li cercò o li inseguì tanto che ciò li stupì molto. Le cronache non dicono
quanto tempo impiegarono per capire il qui
pro quo o se mai lo intuirono.
Emiliano e Lorenza, senza essere
messi al corrente della fuga dei loro "gemelli", per molto tempo
ancora dormirono metà delle notti separati.
Il Professor Wagstaff, dopo
intere settimane di approfondite analisi tornò a Lubecca senza aver reso un
parere definitivo. L'erede infine arrivò.
Ed ai due vecchi Conti, finalmente felici, non importò poi molto se il loro amato (e soprattutto unico)
nipotino avesse occhi azzurri e capelli biondi, biondi come i bambini di
Lubecca.
Fabrizio Coniglio
"COTTON PARADISE"
Forse sarà sufficiente, per
commuoverla, che io le canticchi la prima strofa di una vecchia ma bellissima
canzone… "If you should love me, i can
stop the rain, if you.." la la
la….
Sono certo che, da qualche parte
nel suo cuore, riposi quel motivetto, al riparo dalla polvere del tempo.
Sbaglio, caro Dott.Maf ?
I nostri pazienti lettori
sappiano che il nostro ufficio, tanti anni fa, era il "Cotton
Paradise" a South Brooklin, locale talmente fumoso che i raggi del sole si
ferivano per poter farsi strada lì dentro. Dalle sette della mattina potevate
trovarci seduti ad un tavolino del
retrobottega con la testa china su due vecchie Remington a confezionare l'unica
spazzatura che il "Brooklin Cronicle" aveva voglia di pubblicare:
morti, risse, divorzi, qualche commento sul baseball. Il redattore capo ci
aveva messo alla prova: due dollari ad articolo, una risma di carta al mese,
due vecchie macchine da scrivere che nemmeno la redazione voleva usare più. Ma
l'ufficio era a carico nostro. E l'unico ufficio adeguato alle nostre finanze
era il "Cotton Paradise" . Ci voleva davvero bene il titolare, il
vecchio Nilus Roach, buono come i neri d'America sanno essere con chi sta
peggio di loro. Non avemmo mai la sensazione di costituire un fastidio perché il suo locale raggranellava qualche
dollaro soprattutto la notte. Anzi, quel concerto di picchi forse gli faceva addirittura compagnia. Era sufficiente che
non lo guardassimo mentre asciugava i bicchieri con lo stesso straccio usato
per pulire prima il bancone.
"Due birre,
Nilus".. e lui con quel sorriso bianchissimo: "Ragazzi ricordatevi, quando sarete al Washington Post, di scrivere un articolo su di un vecchio
negro mandato in fallimento per colpa dei debiti di due giornalisti
yankee!"…
In certe giornate, caro Dott.
Maf, quando la Remington si inceppava più
frequentemente del solito, vestiva davvero una faccia da funerale di
terza categoria.
"Su, perché quelle
facce? Il vostro Nilus suonerà una sua vecchia canzone per due grandi
giornalisti incompresi… Lilibeth, stai al bancone perché ora il tuo vecchio
deve distrarre un po' i suoi affezionati avventori"..
E magicamente qualche raggio di
sole in più filtrava nel fumoso Cotton Paradise quando Nilus si sedeva al
piano, un vecchio Bosendorf dai tasti ingialliti.…"If you should love me…i can stop the rain…" Mi piaceva molto
quella canzone, e mi divertiva sentirlo cantare.
E più eravamo tristi più Nilus cantava bene, magari con la moglie come controcanto. Anche qualche poliziotto si sedeva ad
ascoltare, con la scusa d' esser lì per un controllo e senza mai togliersi il
berretto. Guai se imprudentemente chiedevo alla guardia assorta nella musica
qualche notizia da eternare sui nostri fogliacci; costui, per tutta risposta
portava eloquentemente l' indice sulle labbra perché anche i poliziotti stessi
passavano spesso giornate "no".
"E' una gran bella
fottuta canzone, Nilus !" diceva Lilibeth a fine esibizione…."Sai essere sboccata e gentile al
tempo stesso, moglie… Che il Signore ti abbia in gloria" .
Era davvero una gran bella
canzone. Credo che sua moglie avesse ragione quando insisteva che dovesse essere una donna giovane a cantarla,
in grado di sfruttare tonalità più alte. "Falla cantare a Rosy, ha una bella vocina!" Il pomeriggio non
ci vedeva molto impegnati e così assistemmo ad un singolare
"provino". Rosy era la giovane nipote di Vince Carmelo, boss di South
Brooklin. Qualcuno tra i "bravi ragazzi" aveva suggerito
amichevolmente al vecchio Nilus di assumerla come cameriera. Tre grosse
automobili nere accostarono.
Ne discesero quindici persone
che circospette si guardavano attorno; due di esse ispezionarono il locale
senza badare a noi. Una volta uscite fecero un cenno come per dire "qui è
tutto okay" ed aprirono finalmente lo sportello della seconda macchina.
Era Vince Carmelo in persona. La leggenda voleva che quando Vince
Carmelo andava a visitare qualcuno, la sorte di molte persone stava per
cambiare. "Sei tu Nilus Roach, vero?
Bel locale!
Sarebbe corretto dire che Nilus
fosse sbiancato in volto? Ci andò molto vicino..
"Buongiorno Mister
Carmelo…" smise di asciugare i bicchieri, mentre sua moglie con un
maldestro inchino si ritirò in cucina.
Proseguì Carmelo, sibilando..
"Si dice in giro che vorresti far
cantare mia nipote…" Alzò
improvvisamente il tono "nessuno canta nella nostra famiglia,
dovresti saperlo! Prima di parlarne con Rosy avresti dovuto informare il mio
luogotenente Nick Rosini, conosci le nostre regole, no? "
Nilus, tremante, abbassò il capo
riuscendo a proffeire due parole: "Lo so, ma non fu una mancanza di rispetto
nei suoi confronti…anzi...credo che sua nipote abbia una bella voce, tutto
qui…"
Carmelo inspirò profondamente e
continuò "Io voglio dare sempre una
possibilità alle persone anche se lo sgarbo c'è, vecchio…la nipote di un boss che canta una canzone di un
negro, s'è mai sentito?" I suoi uomini non avevano capito se fosse una
battuta o meno e scelsero di non ridere. "Ma ora sono qui e voglio sentir cantare la mia Rosy…bada, però, se la
canzone è n'u cesso tu finisci a provare le nuove scarpe di cemento". Ed
i suoi uomini accennarono un sorriso…"Chiama
mia nipote e mettiti al pianoforte!"
Nilus ci apparve come il
condannato a morte cui è stata data l'ultima chance. Era ovvio che se la
canzone non fosse piaciuta, saremmo stati uccisi anche noi, come "pubblico"
scomodo.
Nick Rosini sbarrò le porte del locale. Rosy iniziò la canzone.
Lilibeth aveva fortunatamente
avuto fiuto; la canzone di Nilus ben si sposava con le alte tonalità. Al
termine dell'esecuzione tutti guardarono il boss…"Vorrei ascoltarla ancora"
fece imperscrutabile…La suonarono cinque o sei volte. L'ultima esecuzione
strappò l'applauso a due terrorizzati cronisti. Ma anche Vince, dopo, applaudì.
E poi i suoi uomini.
Lei, Dott.Maf mi confidò d'aver
visto commosso per un attimo il pericoloso zio di Rosy ed io le credo, perché
era davvero una fottuta bella canzone e cantata benissimo. Il boss sussurrò due parole al suo
luogotenente che si impossessò dello spartito.
Vince Carmelo fissò negli occhi Nilus e sibilò: "E' proprio vero.. la buona musica allunga la
vita…Come si chiama questa canzone?" balbettando rispose "If..if..sho..lo lo ve me"…Il boss
fece una smorfia e concluse il dialogo così: "Rosy, ecco il titolo…Addio vecchio"
Dopo alcuni mesi la canzone
"Rosy" era il disco più venduto in America e Nilus era invece il nero
più arrabbiato d'America..
"Io sono qui a marcire in questa fogna e i mafiosi fanno milioni
di dollari con la mia musica" .
Cercammo di consolarlo "Se fosse stata una brutta canzone, Nilus, tu
e noi due avremmo come amici i pesci
della baia, non dimenticarlo mai…"
Ma il nostro amico non si dava
pace. Stava scendendo la sera quando mi imbattei nel suo sguardo obliquo,
Dott.Maf. Per abitudine riconosco da certe sue espressioni che qualcosa sta per
succedere.
"Nilus, hai ancora una
spartito della tua canzone ?" fece lei. Nilus trasalì "certo che ce l'ho..e allora?"
"Tu sei l'autore e puoi
provarlo perchè noi testimonieremo per te! Possiamo batterli! Il reato ha un nome: plagio…ed è
sempre meglio di niente...A Chicago
hanno arrestato ieri Al Capone per evasione fiscale!"
A me sembrò pazzesco sfidare la
mafia ma Nilus m'apparve come uno schiavo che s'affranca dalle catene…Urlò :
"Fantastica idea, Dott.Maf ! Voi scriverete un articolo e lo porterete al Washington Post mentre io corro all'FBI…Lilibeth, il
cappello!"
Avremmo avuto d'ora in poi un vero ufficio in un vero giornale o
la baia di New York come redazione? Non
trova curioso il fatto, caro Dott. Maf, che le nostre vecchie Remington non
s'incepparono mai mentre scrivevamo quello splendido articolo?
Il redattore capo del Washington
Post ci apostrofò dicendo che non avrebbe mai assunto due
"linotipisti" del "Brooklin
Cronicle" a patto che…"nella busta che tenete in mano non ci
sia del materiale maledettamente buono"…Il redattore trasecolò, pagina
dopo pagina…"Okay, siete assunti".
Nilus nel frattempo era stato
ben nascosto dall' FBI, assieme alla moglie, in un cottage del New Empshire.
Nella sala riunioni dell' Hotel
Plaza i capi di Cosa Nostra attorno ad un tavolo pendevano dalle labbra di
Vince Carmelo.. "Non c'è nulla di
cui preoccuparsi." fece lui levandosi in piedi. Sempre con la
proverbiale sicumera infilata all'occhiello della giacca "i ragazzi dell' Idaho sanno dove tengono i due negri e dove vivono quei due giornalisti
bastardi a Washington…pertanto non c'è problema.." Sprofondò nella
poltrona, con la stessa faccia di chi ha chiuso una pratica e vuole passare ad
occuparsi d'altro.
Ma si alzò Sam Panucci, nuovo boss di Chicago, chiedendo la
parola…:" Credo di poter parlare a
nome di tutti i tuoi colleghi… noi tutti siamo venuti qui per capire se hai
davvero scopiazzato un motivetto da un negro bastardo…Non sarebbe da uomini
d'onore! E qualcuno dei tuoi uomini confermerebbe questo nostro sospetto.. A
Palermo sono nervosi; che figura di min…ci stai facendo fare al di qua
dell'Atlantico? Un siculo che copia la musica da un africano, eh? Credo
dovresti pensare anche un po' a noi, non credi…al nostro onore…fai la cosa
giusta Vince Carmelo…" La pratica era stata riaperta.
La notizia del suicidio di Vince
Carmelo nella toilette del Plaza fece il giro dell'America e qualcuno dei bravi ragazzi, per farci capire che non
ce l'avevano più con noi due, ci regalò la succosa notizia prima degli altri
cronisti. Vince aveva scritto un'ammissione di plagio prima di spararsi alle
tempie e potemmo anche dare un'occhiata a quel foglietto, ovviamente prima di
altri colleghi.
C'era qualcuno più famoso di
noi, al Washington Post?
Nilus non volle che saldassimo i debiti con lui perché i diritti d'autore
sulla canzone l'avevano reso ricco. Trasferì il "Cotton Paradise"
sulla Fifth Avenue e la clientela era davvero più selezionata.
Ma ricorda la sera di qualche
mese dopo? Alla radio stavano trasmettendo
proprio la canzone di Nilus quando lui ci fece visita…"Posso entrare? Bella casa e che bel caminetto…offrireste un
wiskey ad un vecchio amico?" Lo facemmo accomodare subito, intuendo
che non fosse una visita indolore. "Beh,
ragazzi" dopo aver bevuto tutto d'un fiato "c'è una cosa qui dentro che non
mi fa dormire"… "Che c'è in
quella busta, Nilus?" Feci io.
"Uno spartito"….Bevve tutto in un sorso.
"E allora?"
incalzai…Linus deglutì "Che ne
direste di scrivere un altro
straordinario articolo sul vero autore di una
canzone?"
"Da chi l'hai copiata?" fece Lei impallidito..Il vecchio Nilus
le consegnò la busta…la canzone era stata scritta da un certo Sal Bernardino,
arrestato due anni prima, parente di Vince Carmelo e frequentatore assiduo del
bar di Nilus e del suo pianoforte".
"Avete dell'altro wiskey?"
Io e lei rimanemmo senza fiato.
Il caminetto emanava una luce calda.
Ci sembrò una buona idea
rinfocolare la fiamma con una bella canzone.
Fabrizio
Coniglio
"
OTIS B.DRIFTWOOD"
"Non è fondamentale comprendere il significato della vita ma capire se
ci si è tagliati". Era il suo aforismo più conosciuto. Il professor
Driftwood mi squadrò da cima a piedi nascondendo il suo acutissimo sguardo
dietro spesse lenti. Forse gli piacqui perché mi invitò subito ad accomodarmi.
Il suo salotto diceva tutto di lui, parlava dei suoi interessi, delle passioni
e della enciclopedica cultura, a giudicare dagli scaffali che parevano crollare
sotto il peso dei libri. Non era stato facile ottenere un appuntamento. Sapevo
che non gradiva i giornalisti ma un buon amico in comune facilitò le cose e
così mi trovavo finalmente seduto di fronte al grande filosofo. Avevo mille
domande da porgli ma l'affettazione mi prosciugò quasi tutto il coraggio.
"Grazie per avermi ricevuto, professore. E' davvero un momento molto speciale..per
me".Driftwood annuì sorridendo con lievità. Continuai, cercando a fatica
le parole.."Sono totalmente affascinato dalla sua teoria della dinamica approcciva.. se esiste davvero…
vorrei riuscire a spiegarla anche ai miei
lettori..So di chiederle moltissimo". Annuì ancora e poi sentenziò
"La dinamica approcciva spiega i
fenomeni relazionistici tra uomo e donna, utilizzando un metodo
matematico..vado troppo veloce?"
Prendevo appunti e non mi perdevo una virgola di quanto diceva. Feci cenno di
continuare. "Dall'alba dell'uomo ci
poniamo l'interrogativo se lui e lei sono relazionalmente e biologicamente
compatibili, una volta accoppiati. Bene, ora lo sapremo subito, con questa
equazione " . Trasecolai. Mi cadde la matita dalla mano. "Allora,
secondo i suoi studi, riusciremmo a capire subito se una coppia funzionerà o
meno?" La mia aria stupita lo divertì. "E' proprio quello che ho detto, ragazzo mio". Si alzò e
scribacchiò alla lavagna. Non riuscivo quasi a riportare quanto scriveva tanto
ero emozionato.
In sintesi, ecco la formula
rivoluzionaria:
DA = EMD(80) x EMM(75) = Y x
EM x RAU = coefficiente base
ED EU 100 RAD
dove DA
misura il coefficiente relazionale di successo di coppia,
dove EMD sta per età media della donna,
dove ED
sta per età della donna interessata,
dove EMM sta
per età media dell’uomo,
dove EU sta per età dell’uomo interessato,
e dove Y x EM (età media menopausa) / 100 =
coefficiente iniziale di soddisfazione,
dove RAU sta per reddito annuo uomo,
dove RAD sta per reddito annuo donna,
Il coefficiente "base" anticipa in via probabilistica il successo
della
relazione (da 0 a 9
).
Stava davanti a me, umile
cronista, dispiegato il mistero relazionale. Una volta divulgato l'umanità
avrebbe forse compiuto una accelerazione pari alla scoperta della ruota. Mi
chiedevo perché tutta questa fortuna fosse capitata a me. Lo scoop fu di enormi
proporzioni. Catapultai il professore all'attenzione della comunità scientifica.
Sfiorò il premio Nobel. La mia firma stava spesso in prima pagina ed il mio
stipendio al giornale ne trasse enormi benefici. Ma l'aumento servì a pagare
alimenti più salati alla mia ex moglie convinta dall'equazione
"approcciva" che tra noi tutto era sbagliato fin dall'inizio.
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