GIANLUCA FRANGELLA

gfran@virgilio.it

 

Alla ricerca dell'essenza vitale

 

 

Ho viaggiato molto, in questi primi 4 mesi di questo nuovo anno. Non è stato un viaggio fatto con aerei o treni, macchine o cavalli, nè un viaggio di quelli da fagotto ed autostop; no, il mio, è stato un viaggio immaginario alla ricerca del mio "io", alla scoperta di chi si celasse dietro il mio nudo corpo. Quello che ho sempre voluto tenere all'oscuro e misterioso, non agli altri solamente, anche a me stesso: la mia anima. Sono stato nel lontano 2001, quando per la prima volta baciai una ragazza. Sono stato in quel giorno in cui mi ritrovai, col capo che girava lietamente quasi pregnato del sapore di un dolcissimo vino, dinanzi al suo sguardo. Mi ubriacò; mi svegliò; mi liberò di quelle catene che prima di allora frenavano il mio esistere. Poi, ho pensato che quel luogo, quella sensazione, quelle pochissime parole dette e quei molti baci, carezze, sguardi scambiati nell'atto di quel pregiatissimo e purissimo amore, seppure fosse stata una delle mie più forti e belle emozioni, quei luoghi, così dicendo, non erano poi così caldi e ricchi di belle sensazioni per la mia anima. Allora fuggii. Spaventata la mia mente, impaurita e quasi confusa, è voluta scappare sino al giorno in cui i miei piedi si posarono sul suolo di una città a me ignota. Fui giunto sotto il Duomo, imponente sopra il mio piccolissimo corpicino, che per la prima volta poteva vederne la sua maestosa esistenza. Non mi emozionò tutto ciò, non mi diede desiderio di restarvi neanche per un brevissimo istante e decisi d'incamminarmi per altre vie. Passai fra varie donne, tra droghe e banali baci; tra errori e nostalgie angosce e sesso, fino a quando giunsi in un villaggio un pò strano. Lì, le persone, sorridevano ed erano gioiose. Era il villaggio dell'amicizia: c'era la ragazza che poi abitò con me 2 anni e due sue amiche che mi son rimaste vicine. Neanche lì, trovai pace. Però, nel camminar, notai sui bordi di un fiume un particolare che attirò la mia attenzione. M'incuriosii nel vedere quell'immagine che in lontananza non si lasciava distinguere. Volevo lasciar la strada e giungere sino a quel misterioso luogo. Rinunciai, per un istante volli andarci, ma rinunciai. Andai lì dove passai 1 anno di esistenza nella mia nuova città, dove nulla mi ricordava la mia infantile vita vissuta. Gia'! Le nuove città sono povere di ricordi: le panchine, i parchi, i monumenti e null'altro che in essa nasce e muore, è in grado di evocare sensazioni gioviali, poichè nulla sarà mai stato realmente nostro, nella parte di mente dedicata ai bei ricordi. Scappai anche da lì e mi rifugiai in quella casa vuota dove per quattro mesi vissi da solo senza nessuno. Vi trovai un poco di pace. Ne trovò specialmente la mente. La solitudine. Fu essa a farmi prendere i bagagli e a spingermi di nuovo in cammino. Rividi una strada che ero certo di aver visto anche prima. Non era la prima volta che passavo per quel viottolo. Me ne resi conto quando rivisi quell'immagine in lontananza, ma non le detti peso. Ad un tratto, esausto di questo inutile viaggio, decisi di ritornare. Decisi che non era più utile continuare a camminare e così mi fermai. Ora, non amo più viaggiare. Non amo più percorrere quei luoghi tristi. Finalmente riscopro la serenità. Riscopro il mio "io". Esso si celava dietro la paura della solitudine. Si celava in poesie, racconti. Si celava in richieste di aiuto. Ora, di aiuto, non ne ho bisogno. Ora, di parole, non ne ho bisogno. Ora, di nulla, ho bisogno. Ora, però, la mia mente prende posto in quel treno immaginario e percorre da sola la strada senza permettermi di fermarmi o di decidere se tornare indietro o per lo meno di scegliere la meta da raggiungere. Ecco che si ferma. Quella via la conosco. Si, la conosco. Mi volto e in lontananza vedo un particolare che in passato attirò la mia attenzione. M'incammino verso quel preciso punto. Ai piedi di un albero vedo una ragazza. So chi è. Si che lo so. Con lei ci furono solo baci e l'amore, con ella, non lo feci mai: ne temeva gli effetti; temeva me e la mia distanza. Le baciai il seno. Le baciai il gentil sesso. La guardai negli occhi. Non l'amai. No. Certo è che non l'amai. Ma quella ragazza fu l'unica creatura che riuscì a darmi pace.
Ne è passato di tempo da quel dì e per ella, le parole da dedicare, ne avrei da dire sino all'infinito.

 

 

 

 

 

L'ANGELO

 

Ero seduto ai piedi di una grossa pianta che nasceva su di un colle...andavo lì quando mi sentivo solo e triste, perchè in quel posto ritrovavo la serenità e il benessere...il vento era molto forte in quel punto poichè situato su di un crepaccio alto moltissimi metri...da lì potevi ammirare tantissime cose belle: il lago in lontananza, il piccolo paese situato ai piedi del colle e le miriadi di case che in gruppetti adornavano qua e là, boschi e campi, pianure e montagne...Gli uccelli giocavano in aria felici di saper volare e di potersi godere in ogni istante la bellezza della vita...alcuni di loro parevano essere stati disegnati, perchè restavano immobili in cielo, lasciando che il vento li sostenesse, quasi come un genitore tiene in braccio il proprio figlio...Nell'ammirare quello splendido spettacolo, mi uscì una lacrima di commozione e nacque in me un dolce sentimento, una dolce emozione...e fu allora che comparve dal nulla una dolce ragazza...era splendida e indossava un sottile abito bianco...i suoi occhi erano puri e dolcissimi e il suo viso era così bello che lo stetti ad ammirare stupito per molto tempo...venne dal nulla, venne dal cielo e disse "è proprio tutto questo che ti fa star bene? è proprio il sogno di poter volare che ridona al tuo triste cuore la forza di ridarti quel semplice sorriso? Allora non aver paura prendi la mia mano...e seguimi nell'infinita bellezza della vita..." mi alzai e mi quasi convinsi ma .... "non posso seguirti mia dolce fanciulla, perchè io non so volare...ho paura di cadere dall'alto dirupo e di morire...e nel pensare a questa brutta parola mi rattristo nel sapere che tutto ciò io non potrò mai più rivedere...mi spiace ma non sono abbastanza forte da poterlo fare..." pensai molto a quella ragazza e mi chiedevo da dove fosse arrivata...pensai molto a lei e mi batteva forte il cuore e sentivo che per lei stava nascendo un sentimento...Decisi così di mettere ordine nei miei pensieri e mi convinsi che io mai avrei potuto prendere il volo...Mi ritrovai di nuovo in quel luogo per me sacro...mi accostai al crepaccio e, guardando da sotto, arrivai a guardare in cielo...nel volgere lo sguardo in alto vidi l'immensità della vita corrermi dentro ed esplodere con un mio sorriso...pensai per un istante che volli provare a saltare, ma la paura mi faceva ancora esitare...ad un tratto, dinanzi a me comparve quella donna, e prendendo la mia mano mi portò con lei sotto quella pianta...sedemmo vicini e lei posò il suo capo sulla mia spalla....appena s'incrociarono i nostri sguardi, ebbi il desiderio di baciarla, così feci e tutto risultò splendido, mi girava il capo per via di un intenso coinvolgimento e mi ritrovai sul suo splendido corpo nudo e con lei feci l'amore...tutto accadde così velocemente ed io con lei sotto di me non riuscivo a controllare più la mia mente...lei si alzò e andò verso il dirupo e si gettò...scomparve di nuovo nel nulla...nessuna paura, questa volta, conquistò il mio cuore...ero io, il mio destino e un dolce sorriso rivolto al cielo...persi la ragione e il controllo del mio corpo...mi alzai e mi fermai a guardare il volo di un'aquila e senza rendermene conto, mi lasciai cadere nel vuoto della vita mia...nell'oscurità di cosa sarebbe successo...con in mente il dolce pensiero di poter volare e in cuore l'amore per una ragazza che dal nulla la vidi arrivare e nel nulla sparire...non sentii più il terreno sotto i miei piedi e mi lasciai alle spalle il passato e vedevo avvicinarsi velocemente uno splendido futuro...Chiusi gli occhi e apersi le braccia al vento...proprio come un uccello e nel precipitare verso il suolo, credevo stessi volando ed era proprio come me lo immaginavo...."indescrivibile"...mi ero chiesto tantissime volte come sarebbe stato farlo...moltissime volte mi accostai a quel dirupo e guardando verso il basso, con leggero tremolio e un sorriso di paura, sospiravo dicendomi che sarebbe stata un'emozione indescrivibile...mi accorsi però, che il mio non era il volo di un uccello, ma bensì il precipitare a terra di un uomo...non era la libertà e l'essere padroni del mondo, ma l'avvicinarsi della fine e la perdita del sapere...l'avvicinarsi del mistero......perchè proprio la mia vita aveva scelto quella ragazza? dove era? perchè proprio il mio animo aveva deciso di prendere? comparve all'improvviso e disse "mi dispiace...credevo che saresti stato in grado di volare in alto nel cielo...proprio come me...Dentro il cuore ho avuto il desiderio di realizzarti un sogno e di renderti felice...mi spiace..." "perchè proprio me? perchè proprio la mia vita?" "sono un angelo...ma anche io provo sentimenti e anche io per amore ho creduto che tutto ciò fosse stato possibile...la dolcezza di un uomo e i suoi nobili pensieri, hanno offuscato la ragione e sconvolto il mio animo...nel vedere te, nell'ascoltare le tue parole dette al vento, nel vederti commuovere davanti alla semplicità di una foglia che col vento sembra quasi ballare al canto degli uccelli...le lacrime di gioia nel sentirsi vivo...mi hanno fatto innamorare, ma ora mi rendo conto che l'amore è qualcosa di molto più intenso e incontrollabile...e mi dispiace tanto dover dire proprio a te, che io ti amo..." accelerò la sua discesa...vedevo il Mondo per la prima volta dall'alto e lo sentivo tirarmi a se con il suo immenso potere...mi faceva sentire debole, inutile, incapace di reagire alla sua maestosa potenza...lo vedevo elegante nel suo aspetto...apparentemente innoquo...ma mi stava togliendo la vita...stava punendo la presuntuosaggine di poterlo sfidare, con il togliermi l'anima...Sentii un forte tonfo...vidi la ragazza accasciata al suolo...la sua anima...con stupore vidi anche essa...era lì...sospesa su di lei...sul mio viso, cantratto dalla velocità con cui stavo cadendo, si posò e sgretolò una gocciolina che io attribuii ad una sua lacrima...chiusi gli occhi sorridendo alla mia fine...Non so dire cosa sia successo...forse è stato un semplice sogno o forse...non so proprio dire cosa sia successo...posso dire solo che a me è parso tutto vero ed è ancora tutto nitido nella mia mente...quando si soffermano quei ricordi, quando i miei pensieri volgono al ricordare quei giorni e quella ragazza, sento ancora i brividi e l'ebrezza di quel sentimento che mi aveva legato a lei...Non so dire cosa sia successo, ma l'amore di quella fanciulla era intenso e puro...mi disse un semplice ti amo, ma dimostrò di avermi amato più della sua stessa vita...misteriosa come l'amore stesso.............