Gianluigi Scelsa
Senza fare il benchè minimo rumore
Era tardo pomeriggio.
Mentre lavavo i piatti, ho visto un forte bagliore provenire
dal corridoio.
Pensavo si fosse semplicemente
fulminata una lampadina, invece, era saltato l’interruttore del salva vita.
Ho pensato che fosse colpa dell’umidità; Londra, è una città parecchio umida.
Ho preso uno sgabello dalla
cucina, ci sono salito sopra e ho riposizionato l’interruttore su ON.
Ma niente, le luci non si
accendevano ancora.
Dopo aver fatto un controllo più accurato, mi sono accorto
che si era bruciato un fusibile nel quadro principale,
detto anche scatola dei frutti.
So che si chiama così, perché ho un
amico elettricista.
Non avendo un fusibile di scorta, ho lasciato tutto così
com’era e sono tornato a lavare i piatti.
Appena ho finito, sono andato in bagno
a lavarmi le mani, perché il detersivo dei piatti, mi secca la pelle.
Ad un certo punto, ho sentito una goccia d’acqua che mi
pioveva sulla testa.
Non ho fatto neanche in tempo ad alzare lo sguardo, che:
“Tac”, un'altra goccia.
Guardando attentamente il soffitto, mi sono reso conto che
la goccia d’acqua veniva esattamente dalla lampadina.
Era come se l’acqua avesse preso come buco
di scarico, il foro in cui era incastrato il porta lampada.
In un secondo, ho capito perché era
scattato l’interruttore salva vita.
Probabilmente quelli del piano di sopra, avevano
una perdita nelle tubature, o più verosimilmente, si erano dimenticati
un rubinetto aperto.
Mi sono dovuto organizzare.
Ho preso un secchio e lo stesso sgabello che avevo utilizzato in precedenza, per raggiungere
l’interruttore del salva vita.
Poi, ho tirato fuori dal bagno,
tutto quello che c’era.
Ho posizionato secchio e sgabello
esattamente sotto la goccia, e sono rimasto a guardare lo stillicidio per un
po’.
Ad un certo punto, mi è venuto in mente che dovevo avvisare quelli del piano di sopra. Volevo bussare alla loro porta, ma io, sono un tipo piuttosto riservato.
Allora, gli ho scritto un biglietto.
Prima però l’ho scritto in brutta, perché io, sono un tipo
piuttosto preciso.
Il
messaggio diceva:
“I have a leak
in the ceiling (bathroom),
please check
yours basin, toilet, ecc.
Thank You
Your neigbour”
Quando ho scritto neigbour, mi
sono dimenticato la H, così, l’ho aggiunta dopo, con
il risultato che l’ultima parola del messaggio, risultava un po’ pasticciata.
Per scrivere tutte queste parole in inglese, ho usato il
dizionario, perché io, l’inglese, proprio non lo so.
Comunque, ho preso il messaggio e l’ho
infilato nella loro porta, sfruttando la feritoia della posta.
Quando sono rientrato in casa, il telefono
ha iniziato a squillare.
Dopo un po’, ho risposto. Era la mia
ragazza e voleva sapere come andavano
le cose.
Appena ho messo giù la cornetta, ho
sentito un rumore di chiavi.
Quelli del piano di sopra, dovevano essere arrivati.
Io, ho iniziato a muovermi come un gatto.
Mi spostavo da una stanza all’altra, senza fare il benchè minimo rumore.
Volevo fingere che nell’appartamento, non ci fosse nessuno.
Volevo che la seccatura dei rapporti
diplomatici, la sbrigasse la mia ragazza.
Volevo evitare di parlare in inglese.
Ad un certo punto, il telefono ha
squillato ancora.
Non avevo idea di chi potesse essere, ed ho
risposto con un certo terrore.
Fortunatamente, era mia sorella Susanna.
Mi ha chiamato per dirmi che mio zio, il fratello di mia
madre, era morto.
Io, le ho raccontato dell’acqua che
mi pioveva dal soffitto, del salva vita
che era scattato e via discorrendo.
Insomma, ho rifatto la tragica cronistoria.
Mia sorella Susanna mi ha detto che mio cugino, aveva rinvenuto il cadavere di mio zio, nel suo appartamento
di Milano.
Io, le ho detto che ero preoccupato
per la faccenda dell’acqua.
Lei, mi ha detto se volevo fare un
telegramma.
Quando ha iniziato a dettarmi il nuovo indirizzo di mio
cugino,
io le ho detto: “Ma hai capito o
no, che sono al buio?”