Canone
Rai.
di Antonio
Genovese
Febbraio 2004
Il Sabato mattina Antonio
era libero da impegni, e, come di consuetudine, lo passava con Anna, la sua
donna. Si sarebbero sposati a giugno. Lui aveva da poco trovato un posto come
bibliotecario nella sua città, leggere gli piaceva, e poi era un lavoro sicuro
e tranquillo. Ancora pochi mesi di agonia e poi finalmente
sarebbero stati marito e moglie.
Avevano ricominciato a
scopare da poco. Ogni venerdì Anna passava la notte da lui, e
insieme facevano faville fino a notte fonda. Naturalmente ricominciavano
quando si svegliavano.
Il sole era alto in
cielo. L’estate stava arrivando, si sentiva nell’aria.
Anna stava cominciando a
concedersi pienamente. La vergogna aveva lasciato il posto ad una consapevole
voglia di piacere.
Uno strano pensiero lo
tormentava. Era il due di febbraio. Gli sembrava di aver
dimenticato qualcosa di importante. Qualcosa per cui sarebbe valso la pena
mollare la sua donna nel bel mezzo di un amplesso e
correre via a per di fiato.
L’avrebbe fatto solo per
Sara, la sua amante. Lei si che glieli faceva i
pompini con ingoio e non aveva problemi di sorta. Ma con Anna si sarebbe
sposato presto, e nonostante tutto l’appagamento che Sara gli procurava, era un tipo fondamentalmente fedele, e si sarebbe
presto allontanato da lei.
— Sei un toro — disse Anna
ansimando per il piacere.
— E’ la tua vista che mi eccita a dismisura — rispose lui.
Antonio non parlava mai durante il
coito. Si immedesimava nei movimenti fino a scomparire
nei suoi pensieri.
Anna invece era logorroica, ma Antonio la ascoltava poco quando era preso
nel suo intento.
— Vai amore… continua un
altro po’ —.
— Ci siamo quasi — fece
lui con la bocca impastata di saliva.
Ma d’un tratto, mentre
l’esplosione di quel piacere stava per compiersi, Antonio si bloccò.
— Che
succede amore? —.
Silenzio.
— Amore che ti prede?
C’eravamo quasi —.
Silenzio.
— Che
ore sono? — chiese l’uomo.
— Mi domandi che ore sono
mentre sono ad un passo dall’orgasmo?!—.
Antonio si voltò a
guardare la sveglia sul comodino.
Erano le dodici meno un
quarto.
Si alzò di scatto.
— Ma dove vai? — Anna era
proprio infuriata. Se c’era una cosa che non sopportava erano
le penetrazioni troppo vigorose, i pompini con ingoio, ed essere lasciata in
trenta nel bel mezzo di un rapporto, soprattutto
ad un passo dall’orgasmo.
— Ho dimenticato di
pagare il canone rai —.
Furono le sue ultime
parole, prima di precipitarsi con giù per le scale, mentre ancora stava
abbottonandosi la camicia. Corse a perdifiato.
L’ufficio postale distava
soli pochi minuti.
A mezzogiorno avrebbe
chiuso e lui sarebbe rimasto fregato. Gli avrebbero rifilato una mora
stratosferica, aggiunta alle già abbastanza spropositate novantanove euro, proprio
a lui che la rai neppure la guardava. Tranne La Domenica Sportiva, s’intende.
Corse evitando i
passanti. Travolse una bambina sulla sua bicicletta. Cadde a terra sbattendo la
faccia e frantumandosi il labbro. Si rialzò senza neppure voltarsi.
Scansò una vecchietta,
che rimase immobile, vedendoselo arrivare addosso.
I passanti commentavano
la furia dell’uomo con certi Stai un po’ attento, stronzo, seguiti da più umoristici Ma che hai il pepe al culo?
Era quasi arrivato.
Una impiegata stava
chiudendo la porta dell’ufficio postale.
— Fermaaaaaaaaaaa
— urlò con quanto fiato aveva in gola.
Ma la donna stava per
mettere il fermo dall’interno.
— Aspettaaaaaaaaaa
— tentò di urlare. Ma ormai non aveva più fiato e gli uscì
solo una specie di muggito.
Doveva solo attraversare
la strada ed era arrivato a destinazione.
Marcello aveva montato
proprio una bomba sulla sua Fiat Stilo. Con quello
stereo camminava in una discoteca ambulante.
Aveva calcato un po’
l’acceleratore, mentre alla radio Bon Jovi urlava It’s my life a squarciagola.
Marcello seguiva il tempo
urlando anche lui alcune parole della canzone.
Non si avvide dell’uomo
che gli attraversò la strada senza guardare e lo colpì in pieno.
Antonio fu sbattuto su
una macchina parcheggiata, rovinando a terra. Alzò la testa e vide gli occhi
dell’impiegata postale che lo fissavano atterriti.
Sorrise.
Sarebbe arrivato in tempo a pagare il canone. Era riuscito ad arrivare prima
che chiudessero.
Alzò il braccio per
mostrare la bolletta in mano.
Poi si spense.
Gli ultimi pensieri
furono per La domenica sportiva… … il tg2… una giornata particolare…
Non ebbe il tempo di pensare ad Affari tuoi … povero uomo!