Genovese Antonino 


Genovese Antonino, classe 84, frequenta la facoltà di Medicina e Chirurgia,
collabora con alcune riviste letterarie, quali Il Foglio Letterario e
Noialtri, e la e-zine Progetto Babele. Ha pubblicato due raccolte di poesie,
"Come Vibrare di Corde" (prospettiva 2001), "Vorrei..." (Ed. Il Foglio 2002,
2003). Ha curato le raccolte poetiche, "Una poesia per la pace" (Ed. Il
Foglio 2001), "L'amore" (Il Foglio 2002) e "Disarmare il mondo" (Ed. Il
Foglio 2003). E' appena uscito il suo primo libro di narrativa "Teste"
sempre per le edizioni Il Foglio (2004).

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Canone Rai.

di Antonio Genovese

Febbraio 2004

 

Il Sabato mattina Antonio era libero da impegni, e, come di consuetudine, lo passava con Anna, la sua donna. Si sarebbero sposati a giugno. Lui aveva da poco trovato un posto come bibliotecario nella sua città, leggere gli piaceva, e poi era un lavoro sicuro e tranquillo. Ancora pochi mesi di agonia e poi finalmente sarebbero stati marito e moglie.

Avevano ricominciato a scopare da poco. Ogni venerdì Anna passava la notte da lui, e insieme facevano faville fino a notte fonda. Naturalmente ricominciavano quando si svegliavano.

Il sole era alto in cielo. L’estate stava arrivando, si sentiva nell’aria.

Anna stava cominciando a concedersi pienamente. La vergogna aveva lasciato il posto ad una consapevole voglia di piacere.

Uno strano pensiero lo tormentava. Era il due di febbraio. Gli sembrava di aver dimenticato qualcosa di importante. Qualcosa per cui sarebbe valso la pena mollare la sua donna nel bel mezzo di un amplesso e correre via a per di fiato.

L’avrebbe fatto solo per Sara, la sua amante. Lei si che glieli faceva i pompini con ingoio e non aveva problemi di sorta. Ma con Anna si sarebbe sposato presto, e nonostante tutto l’appagamento che Sara gli procurava, era un tipo fondamentalmente fedele, e si sarebbe presto allontanato da lei.

— Sei un toro — disse Anna ansimando per il piacere.

    E’ la tua vista che mi eccita a dismisura — rispose lui.

Antonio non parlava mai durante il coito. Si immedesimava nei movimenti fino a scomparire nei suoi pensieri.

Anna invece era logorroica, ma Antonio la ascoltava poco quando era preso nel suo intento.

— Vai amore… continua un altro po’ —.

— Ci siamo quasi — fece lui con la bocca impastata di saliva.

Ma d’un tratto, mentre l’esplosione di quel piacere stava per compiersi, Antonio si bloccò.

Che succede amore? —.

Silenzio.

— Amore che ti prede? C’eravamo quasi —.

Silenzio.

Che ore sono? — chiese l’uomo.

— Mi domandi che ore sono mentre sono ad un passo dall’orgasmo?!—.

Antonio si voltò a guardare la sveglia sul comodino.

Erano le dodici meno un quarto.

Si alzò di scatto.

— Ma dove vai? — Anna era proprio infuriata. Se c’era una cosa che non sopportava erano le penetrazioni troppo vigorose, i pompini con ingoio, ed essere lasciata in trenta nel bel mezzo di un rapporto,  soprattutto ad un passo dall’orgasmo.

— Ho dimenticato di pagare il canone rai —.

Furono le sue ultime parole, prima di precipitarsi con giù per le scale, mentre ancora stava abbottonandosi la camicia. Corse a perdifiato.

L’ufficio postale distava soli pochi minuti.

A mezzogiorno avrebbe chiuso e lui sarebbe rimasto fregato. Gli avrebbero rifilato una mora stratosferica, aggiunta alle già abbastanza spropositate novantanove euro, proprio a lui che la rai neppure la guardava. Tranne La Domenica Sportiva, s’intende.

Corse evitando i passanti. Travolse una bambina sulla sua bicicletta. Cadde a terra sbattendo la faccia e frantumandosi il labbro. Si rialzò senza neppure voltarsi.

Scansò una vecchietta, che rimase immobile, vedendoselo arrivare addosso.

I passanti commentavano la furia dell’uomo con certi Stai un po’ attento, stronzo, seguiti da più umoristici Ma che hai il pepe al culo?

Era quasi arrivato.

Una impiegata stava chiudendo la porta dell’ufficio postale.

Fermaaaaaaaaaaa — urlò con quanto fiato aveva in gola.

Ma la donna stava per mettere il fermo dall’interno.

Aspettaaaaaaaaaa — tentò di urlare. Ma ormai non aveva più fiato e gli uscì solo una specie di muggito.

Doveva solo attraversare la strada ed era arrivato a destinazione.

 

Marcello aveva montato proprio una bomba sulla sua Fiat Stilo. Con quello stereo camminava in una discoteca ambulante.

Aveva calcato un po’ l’acceleratore, mentre alla radio Bon Jovi urlava It’s my life a squarciagola.

Marcello seguiva il tempo urlando anche lui alcune parole della canzone.

Non si avvide dell’uomo che gli attraversò la strada senza guardare e lo colpì in pieno.

 

Antonio fu sbattuto su una macchina parcheggiata, rovinando a terra. Alzò la testa e vide gli occhi dell’impiegata postale che lo fissavano atterriti.

Sorrise.

Sarebbe arrivato in tempo a pagare il canone. Era riuscito ad arrivare prima che chiudessero.

Alzò il braccio per mostrare la bolletta in mano.

Poi si spense.

Gli ultimi pensieri furono per La domenica sportiva… … il tg2una giornata particolare…

Non ebbe il tempo di pensare ad Affari tuoi … povero uomo!