Claudio Palmieri
Claudio Palmieri è lo pseudonimo di MCB. Claudio è
nato in Abruzzo nel 1963 è sposato ed ha una figlia. E’ un ingegnere
aeronautico e lavora nel settore della “ricerca e sviluppo” in Svizzera.
Tra le sue passioni Claudio annovera quella per il
volo (è un pilota di parapendio), per la lettura e per la scrittura.
Claudio scrive da molti anni, ma solo da poco ha cominciato
a pubblicare i propri scritti sulla rete internet e su di un suo sito web. E’
autore di numerosi racconti e di un certo numero di recensioni di libri.
Attualmente è nella redazione della rivista
gratuita per autori inediti Progetto Babele per la quale cura alcune
rubriche, il gruppo di lettura e scrive dei testi.
e-mail: claupalm@yahoo.com
http://it.geocities.com/claupalm/
Il
creativo
di Claudio Palmieri
Mark chiuse le tende lasciando fuori il sole caldo
e la luce intensa. Si diresse verso la scrivania al centro della stanza e
cominciò a riporre accuratamente i suoi attrezzi nello zaino di tela nero di
quelli porta computer, compatti e con un posto per ogni cosa.
A coloro che gli chiedevano quale fosse il suo
lavoro diceva di essere un creativo. Già, gli piaceva questa definizione:
creativo, riteneva fosse quella più calzante. In qualche modo ciò che faceva di
professione era basato sull'inventiva e richiedeva una buona dose di
creatività. Attenzione però, non era qualcosa di aleatorio o effimero; al
contrario, esso richiedeva sempre una progettazione attenta e non lasciava
molto spazio all'istinto. Per ciascun caso che gli veniva affidato, Mark doveva
prepararsi con uno studio preliminare a tavolino, doveva pensare in anticipo
alle strategie da applicare ed anche prevedere gli eventuali inconvenienti per
poter intervenire per tempo. Nel suo lavoro, una cosa andata storta avrebbe
potuto compromettere irrimediabilmente il risultato finale. Poi,
nell'applicazione del progetto, doveva dare il meglio di sé, far collimare
tutto mantenendo la mente lucida e l'emotività' sotto controllo.
Una volta che Mark ebbe terminato di rimettere la
sua attrezzatura nello zaino, si diede un'occhiata attorno per verificare che
tutto fosse in ordine. L'attenzione al particolare era un'altra costante della
sua professione: nulla doveva essere fuori posto. Questa necessità si adattava
bene al suo carattere perfezionista fino all'ossessione; la sua metodicità ed
il rispetto delle procedure erano delle caratteristiche che lo avevano aiutato
a concludere sempre con successo i suoi incarichi.
Certo, guardandola dal di fuori, si poteva pensare
che la sua fosse un'attività' un po' ripetitiva; in fondo i suoi clienti gli
chiedevano sempre la stessa cosa. Il bello però stava nel fatto che ogni volta
si trovava a lavorare in una città diversa e spesso anche in una nazione
diversa. Questa componente era molto stimolante e gli comportava molte sfide
professionali: doveva districarsi con le lingue, reperire le attrezzature
necessarie in loco e, in ogni nuovo posto, doveva in breve tempo acclimatarsi
per poter preparare il lavoro e operare con tranquillità.
Un'altra componente interessante del suo lavoro era
lo studio dei destinatari dei suoi servizi. Mark doveva studiare la loro vita,
imparare i loro orari e le loro abitudini. Il suo lavoro andava plasmato su di
essi. In più c'era da considerare che ogni volta si trovava a farlo con persone
diverse, sempre diverse. Una bella sfida.
Terminata la sua rapida ispezione Mark indossò lo
zaino ed uscì dalla stanza. Gettò un ultimo sguardo verso l'interno poi chiuse
la porta e si avviò verso le scale. Mentre scendeva pensò con soddisfazione
alla buona scelta che aveva fatto anche questa volta: non era facile trovare il
posto ideale per ogni lavoro. Ogni volta doveva usare una sede diversa e doveva
selezionarla accuratamente. Il luogo dove lavorare era fondamentale per lui:
doveva trovare un posto che avesse la giusta posizione, la luce adatta e, allo
stesso tempo, fosse tranquillo e discreto. Questa ricerca per ogni lavoro gli
comportava un gran dispendio in tempo ed energie, ma alla fine pagava sempre.
Arrivato in fondo alle scale Mark percorse il breve
corridoio che lo separava dall'uscita e, una volta aperto il portoncino, fu
investito dal caldo e dall'intensa luce del sole. Inforcò i sottili occhiali
scuri e cominciò ad avviarsi verso l'angolo dell'edificio.
Era l'ora di punta e la gente cominciava già ad
accalcarsi sulla strada, mentre lontano si sentiva il suono di qualche sirena,
colonna sonora consueta per quella città. Mark con passo deciso si diresse
proprio verso la strada dove la piccola folla si stava radunando. Un poliziotto
cercava di tenere indietro i più curiosi.
Mark si avvicinò al capannello dei passanti che si
era appena formato e, senza fermarsi, guardò tra le spalle della cerchia di
persone. Localizzò immediatamente l'oggetto di tanto interesse: era un uomo
esanime, disteso a terra tra la strada ed il marciapiede. Il volto dell'uomo
era insanguinato, ma, con un rapido sguardo da professionista, Mark ne
focalizzò la fronte: aveva un foro di proiettile proprio in mezzo agli occhi.
Una smorfia gli si dipinse sotto gli occhiali scuri.
Mark girò la testa e, guardando davanti a sé, accelerò il passo per
allontanarsi da quello spettacolo cruento. Gradualmente, con il vociare della
folla sempre più lontano, l'espressione di disgusto si trasformò in un sottile
sorriso di soddisfazione mentre nella sua mente da creativo si faceva largo un
pensiero: "Anche questa volta hai fatto un buon lavoro."
FINE
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dell'autore.
Claudio Palmieri (M.C.B.) Copyright 2002.
Principessa
di Claudio
Palmieri
Si alzò a
fatica dal letto, era tutta indolenzita, sentiva la bocca amara e aveva un mal
di testa pulsante. Entrò in bagno evitando di guardarsi allo specchio, sfilò
lenta attraverso lo stretto passaggio tra la vasca da bagno ed il lavandino,
scese le mutandine e si sedette sul water. Appoggiò i gomiti sulle cosce e si
prese la testa tra le mani cercando di controllare il dolore che andava e
veniva. Era un'impresa disperata, lo sapeva, sarebbe passato solo dopo il caffè
e la prima sigaretta.
Quand’ebbe finito, si alzò, ebbe il fuggevole pensiero di farsi una doccia, ma
rinunciò subito all'idea per dare la precedenza al caffè. Uscì dal bagno e
raggiunse la cucina: quella stanza come il resto della casa mostrava un
disordine e un'incuria di giorni. Entrò; le briciole ancora sul pavimento le
pungevano i piedi scalzi, si diresse pigra verso il lavello che era colmo,
oramai da giorni, di piatti e pentole sporche. Da quando era andato via suo
marito, una settimana prima, la casa aveva assunto un aspetto terribile. Almeno
quando c'era lui, seppure i loro rapporti erano degenerati, c'era qualcuno che
si prendeva la briga di pulire, rimettere in ordine e fare la spesa.
Ora la casa era un disastro e nella dispensa c'erano solo cose che
di solito rimangono nascoste dietro gli alimenti preferiti: qualche rara
scatoletta di tonno e alcune confezioni di cracker.
Ma questo non era importante, tanto lei non aveva appetito, quello che
le occorreva ora era del caffè, medicina necessaria per mandar via quel mal di
testa. Preparò la caffettiera da tre tazze, accese il fornello e poi si
avvicinò alla finestra. Si accese una sigaretta guardando di fuori: il sole era
già tramontato e a momenti sarebbe stato buio. Un'altra serata estiva era alle
porte e lei l'avrebbe passata in casa con la compagnia del caffè e delle sue
sigarette. Oramai faceva così da più di un mese, da quando aveva invertito la
notte con il giorno, da quando la sua vita reale si svolgeva solo tra le mura
del suo appartamento.
Il suo sguardo vagava lento tra i tetti: l’approssimarsi del buio stava
diffondendo una colorazione che tendeva ad un uniforme tono di grigio. Il fumo
che espirava lento dalle narici sembrava l’unica cosa reale in quello scenario
che assomigliava al fondale di una recita esistenzialista. Il caffè gorgogliò e
riportò la sua mente a quel bisogno primario. Prese cautamente la caffettiera e
si sedette a tavola. Spense la sigaretta in una delle tazze usate il giorno
prima e in un'altra che sembrava un po’ più pulita, si versò il liquido nero
bollente. Lo bevve amaro, senza piacere, cosciente di assumerlo come una
medicina necessaria: due tazze, bevute una dietro l'altra per cercare di
svegliarsi ed arginare il mal di testa.
Mentre beveva, i suoi occhi si posarono sul biglietto giallo che suo marito,
prima di andar via, aveva lasciato attaccato al frigo: "Io ci ho provato,
ma tu ti sei persa definitivamente. Non ce la faccio più, me ne
vado."
La firma era uno scarabocchio illeggibile scritto con la fretta di chi
vuole solo andarsene. I suoi occhi scorrevano il testo che la lasciava senza
alcuna emozione: leggeva le parole, ma non riusciva a coglierne il senso.
Inchiostro nero su sfondo giallo, lettere che sfumavano perdendo di consistenza
per divenire semplici scarabocchi senza significato. Scarabocchi che
appartenevano al suo mondo di prima, oramai inconsistente e sfumato anch’esso
nel buio incombente fuori della finestra.
Si versò dell’altro caffè, prese le sigarette e andò in salotto. Si sedette sul
divano, mise sulle gambe il portatile e lo accese. L’attesa che il sistema
operativo venisse caricato era come sempre troppo lunga. Una volta pronto, le
sue dita si mossero veloci per selezionare la connessone ad Internet. Ne seguì
il lieve gracchiare del modem, un suono che le dava un fremito, oramai quasi un
riflesso condizionato: ora sentiva il sangue scorrere fluido nelle vene e il
cervello che acquistava rapidamente di lucidità. Il torpore l’abbandono’
completamente con la prima boccata di una nuova sigaretta e con l’atteso
segnale che ora il collegamento era finalmente attivo. Serrò la sigaretta tra
le labbra, aspirò profondamente il fumo ed esalandolo dalle narici digitò
l’indirizzo della pagina web che voleva raggiungere. La rete fu veloce e la
portò rapida dove voleva. Le dita spostarono il cursore sul pulsante di
selezione della CHAT: un click deciso e rapida apparve la finestra di benvenuto
dove le si chiedeva di inserire il suo nickname. Emozionata come la
prima volta scrisse “Princess” e diede l’invio:
- > Princess è entrata in chat < -
Falcon> Finalmente !
Princess> Mi aspettavi amore?
Falcon> Non vedevo l’ora!!! Ero qui
impaziente come ogni giorno tesoro! :-)
Princess> Anch’io sai! Questa sera ho fatto
tardi, scusami caro. :-(
Falcon> Ma ora ci sei ...
Princess> Gia’, sono appena rientrata dal
lavoro e la prima cosa che ho fatto e’ stata collegarmi ...
Falcon> :-))))
Princess> Non ho neanche tolto le scarpe
...
Falcon> Wow!!! Resta cosi’ e dimmi come sei
vestita.
Princess> Indosso un tailleur, quello
antracite, con le calze autoreggenti nere e ho le scarpe nere lucide, quelle
con i tacchi da vertigine. ;-)
Falcon> Sei stupenda amore! Credo che ci
aspetti una lunga e dolce notte...
Princess> Non desidero altro :-))))))
FINE
Giugno 2002
Questo testo è
proprietà intellettuale dell'autore ed è tutelato dalle norme sul diritto
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pubblicazione integrale o di una sua parte su supporto tradizionale (rivista,
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Claudio
Palmieri (M.C.B.) Copyright 2002.